Meloni. Fra non molto questo governo sarà il più lungo della storia repubblicana. Evidentemente, qualcosa lo avrà fatto durare … Nel caso in questione gli elementi coinvolti possono essere solo tre: la bravura della destra-destra di governo, l’insipienza del centro-sinistra all’opposizione o, infine, il patto di fiducia tra Giorgia Meloni e gli italiani che si è rinnovato anche dopo del 2022. Quale di questi tre elementi è stato decisivo? Occorre gettare uno sguardo alla situazione generale.
Ansia & paura. Ci sono diversi fatti. La stagnazione economica dell’Italia è uno di essi. Il Paese solcato e percorso da stati d’ansia e paura. Il nuovo stato di guerra, a livello internazionale, e la relativa liquidità dei rapporti geopolitici. Sono tutti fatti. Noi, in definitiva, dobbiamo, a questo punto, chiederci: quale è l’elemento di novità più rilevante che prima della Meloni non c’era e che adesso c’è? In questo senso mi pare di poter rintracciare tale fattore nella deriva formativa e scolastica. Il deficit, insomma, evidenziato anche dalle prove INVALSI 2026 che hanno indicato la presenza di forti criticità nell’ambito della comprensione dei testi da parte degli alunni di ogni ordine e grado. Facciamo attenzione: non si tratta di un deficit che riguarda l’alfabetizzazione o la lettura; riguarda la comprensione … Tutto ciò è esclusivamente attribuibile al governo Meloni? Certo che no! Oggi, come si sa, i problemi sono complessi; rimane, però, incontestabile il fatto che questo nostro governo ha investito pochissimo in cultura, istruzione e formazione.
Stefano Bonaccini. Il Referendum sulla magistratura di marzo e il suo risultato ampiamente positivo per il centrosinistra avrebbe potuto costituire un volano non indifferente per quello che il presidente Mao Zedong avrebbe chiamato il «grande balzo in avanti» delle forze di opposizione. Subito dopo, c’è stata la proposta di una nuova legge elettorale. Una legge di tipo proporzionale ma con un elefantiaco «premio di governabilità» … Lo scioglimento del nodo relativo al cosiddetto Melonellum ha, per adesso, stoppato la decisione di indire le elezioni primarie per il campo largo. In fisica, un «campo» è un oggetto presente e diffuso in tutto lo spazio. Un oggetto che interagisce con la materia secondo il ritmo di una proporzione stabile: ad ogni punto dello spazio e del tempo (e dopo Einstein, dello «spaziotempo») viene assegnato un valore. Se ci aggiungiamo che questo campo, almeno nelle intenzioni, deve essere largo, ci accorgiamo che in politica esso dovrà essere diffuso a tutte le forze, in senso lato, progressiste e che, nel suo variare, esso potrà configurarsi nella maniera più opportuna. Stefano Bonaccini ha affermato che il campo largo si sta impegnando a «costruire una proposta alternativa». Ok. Il campo è largo; ma è anche «presente» nell’attuale situazione politica?
La situazione politica. Il centrosinistra, in questi giorni, sta attraversando una fase polemica. Il woke. L’inseguimento della destra-destra sui temi, per esempio, della sicurezza. La questione, in verità molto più generale, di una politica che sembra aver perso la propria «necessità» – per citare il titolo di un bel testo di Carlo Galli – a tutto vantaggio delle contingenze più varie. Nella contingenza, cosa accade? L’agenda politica è dettata da un palinsesto che non è più utile il giorno dopo. Vannacci e la sua destra-destra-destra si estende ogni giorno di più con un programma anti-moderno e reazionario; l’abolizione del diritto all’aborto è uno dei suoi temi… Quella «fiducia» che quattro anni fa gli italiani hanno tributato a Giorgia meloni era frutto anch’essa solo della contingenza? La questione che deve essere posta al centro del dibattito è quella relativa al nesso economia-politica, o meglio ancora: economia-cultura. La classe media è esplosa; si è proletarizzata. C’è la guerra in Ucraina. C’è Donald Trump. Il prezzo del gas. Le bollette. L’energia. L’inflazione. Il tema della pace. La cultura balcanizzata… Come ci insegnano i politologi, dagli anni Novanta la scelta politica si è personalizzata. Col declino dei grandi partiti storici e generalisti si sono fatti avanti populismi, identitarismi, separatismi … Se l’appartenenza di classe non è, oggi, così centrale come un tempo riguardo alla scenta di votare questa o quella coalizione, è anche vero che populismi e sovranismi fanno parte di quella sfera, come direbbero i filosofi, «epistemologica» lontana dal dato economico ma vicina ai like e ai reel.
Temi. La sinistra-Antigone ha, dunque, due compiti davanti. Antigone, nella tragedia omonima di Sofocle, intendeva dare la giusta sepoltura a suo fratello Polinice. Creonte era il re di Tebe che rappresentava la «legge»; essa negava ai «traditori della patria» i giusti onori. La sinistra-Antigone deve riuscire, dunque, a conciliare giustizia (sociale) e legge, libertà e sicurezza, cultura e natura, sentimento e realtà. In una parola, per fracassare il «dato culturale» o «epistemologico» – che è quello sul quale si gioca, oggi, la partita – occorre dimostrare che anche una «scienza triste» come l’economia (così la definiva Thomas Carlyle nel 1849) può riuscire a rendere più «allegra» anche una condizione sociale che partiva svantaggiata. Ma l’economia da sola non basta! Una situazione svantaggiata porta sempre con sé conseguenze di ingiustizia sociale. La sinistra-Antigone non deve puntare sul sentimentalismo populista a fronte della rinuncia a una spietata analisi razionale dei problemi. Deve, invece, tendere a compenetrare queste due dimensioni. Una sinistra Antigone, forse… Antigone si era ribellata alla legge in nome della giustizia. Oggi, in nome della giustizia sociale, ci si deve ribellare all’anomia, al conformismo degli smartphone, alla solitudine. Un «campo», per quanto sia un oggetto astratto, è comunque, sempre, riferito alla realtà (sociale). Finito il tempo delle ubriacature sguaiate del «prometto che in Italia creeremo un milione di posti di lavoro», si deve aprire la stagione della riposta dell’Italia stessa: «Non ci sono le condizioni perché, dall’oggi al domani, in Italia si crei un milione di posti di lavoro». La sinistra-Antigone deve saper conciliare sentimento e realtà … A volte la realtà non ci piace, ma è l’unica realtà che abbiamo.