Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

di Giuseppe Nativo
“Voci oltre i confini – Dialogo tra culture alla ricerca di un’anima comune nella letteratura contemporanea” di Domenico Pisana, pp.210, Operaincerta editore, Ragusa, 2026, è un’opera che nasce come ponte, non come recinto. La parola scritta diventa filo, trama, gesto che unisce: non separa, ma congiunge.
La copertina stessa è dichiarazione d’intenti: un mappamondo attraversato da una rete di fili che collegano continenti e nazioni, come se la letteratura potesse ricucire le fratture del mondo. È l’immagine di un mosaico culturale, vivo, mobile, gravido di umanità.
Il libro si apre con una riflessione forte sulle barriere geopolitiche e culturali del nostro tempo. In che modo la letteratura contemporanea riesce a sciogliere questi confini dove la politica spesso fallisce? «La politica e la geopolitica tracciano linee sulla terra, definiscono appartenenze e, troppo spesso, alzano muri dettati dalla paura o dall’interesse. La letteratura, invece, opera su un altro piano: si rivolge all’essenza intima dell’essere umano. La parola scritta è un territorio franco perché non chiede passaporti; quando leggiamo la poesia o la prosa di un autore lontano per geografia e cultura, riconosciamo le sue stesse paure, i suoi stessi desideri e le sue stesse domande esistenziali. La letteratura demolisce la logica del confine-muro per restituirgli la sua natura originaria di “soglia”: uno spazio di incontro e di passaggio».
Nell’introduzione evochi la nozione di Weltliteratur (letteratura mondiale) coniata da Goethe nel 1827. In quale misura questo libro risponde a quell’intuizione profetica a quasi due secoli di distanza? «Goethe intuì con straordinario anticipo che il destino dell’arte non risiedeva nei singoli particolarismi nazionali, ma nella capacità di mettere in comunione le diverse anime del mondo. Voci oltre i confini è la risposta viva a quella chiamata. In un’epoca di globalizzazione spesso omologante, questo libro dimostra che la vera “letteratura mondiale” non annulla le singole identità, ma le valorizza facendole risuonare insieme. Gli autori presenti nell’opera offrono ciascuno la propria specificità culturale per comporre un unico e fecondo mosaico dell’umanità».
Il volume raccoglie una pluralità di voci straordinarie da ogni parte del globo (India, Romania, Siria, Egitto, Iraq, Macedonia, Malesia, Cuba, Serbia, Azerbaigian, Bosnia, Albania, Arabia Saudita. Come dialogano tra loro tradizioni e geografie così differenti all’interno del volume? «Dialogano come strumenti di un’unica orchestra. Alcuni di questi autori li ho conosciuti grazie alle traduzioni della poetessa e traduttrice italiana Claudia Piccinno e la prof.ssa egiziana Shirin Elnawasany. Ci sono metriche e toni europei, asiatici, mediorientali e transfrontalieri – si pensi alle sensibilità di autori come Biljana Biljanoska, Stefan Damian e Jeton Kelmendi – che portano con sé il respiro delle proprie terre. Ma la cosa sorprendente è che, pur mantenendo intatta la propria voce e la propria lingua d’origine, i loro testi si intrecciano naturalmente attorno alle grandi questioni dell’esistenza. L’abbraccio tra le diverse sponde del Mediterraneo e tra Oriente e Occidente dimostra che la distanza geografica si annulla nel momento in cui ci si dispone all’ascolto dell’altro».
Nel libro si avverte in modo molto forte l’asse di dialogo con l’Egitto e il mondo arabo, in particolare attraverso il legame con la Badr University del Cairo e con figure accademiche e intellettuali di altre università. Che ruolo ha avuto questo sodalizio nella nascita dell’opera? «Ha avuto un ruolo cruciale e fecondo. Il rapporto maturato con la Badr University del Cairo e altre università della capitale non è stato un semplice contatto formale, ma un vero e proprio laboratorio di pensiero, di stima reciproca e di profonda affinità elettiva. Personalità come Hussein Mahmoud, Lamia El Scherif, Wafaa El Beih e Christine Samir Girgis, e filosofi, esperti di traduzione e figure Islam Fawzi Mohamad, Shirin Elnawasany e Sameh Eltantawy rappresentano quel ponte vivo e pulsante tra il Mediterraneo, il mondo arabo e la cultura europea. Lavorare e confrontarsi con loro ha dimostrato nei fatti ciò che il libro teorizza: che la letteratura è una lingua universale capace di costruire ponti di pace e di conoscenza condivisa. La loro presenza nell’antologia conferisce all’opera uno spessore accademico e umano straordinario, trasformando l’Egitto non solo in una tappa del viaggio, ma in uno dei cuori propulsori di questo dialogo tra le culture».
All’interno di questo percorso di cooperazione e dialogo interculturale, un posto speciale spetta anche all’esperienza della tua rubrica “Poesia e letteratura” sul canale Egitto Ora. Come si intrecciano questi tasselli con il progetto del libro? «Questo libro è in larga parte il frutto maturo di un cammino di ricerca e divulgazione che porto avanti da tempo, anche attraverso la mia rubrica “Poesia e letteratura”, spazio nato nel 2022 proprio per dare respiro al verso poetico e all’analisi critica senza barriere. In questo contesto, l’incontro e la sinergia con il prof. Ossama Fawzy, con la prof.ssa Eman Said e il poeta Hossam Barakat sono stati preziosissimi: la loro sensibilità intellettuale e il loro costante impegno nel raccordare sponde culturali diverse hanno alimentato quel clima di apertura e ascolto che costituisce il cuore propulsore di Voci oltre i confini. La rubrica, che è arrivata alla 75esima puntata, è stata il terreno di coltura; il libro ne è il coronamento corale».
Hai citato nell’introduzione una frase celebre di Antoine de Saint-Exupéry: “Se sono diverso da te, lungi dal danneggiarti, ti arricchisco”. La diversità oggi è spesso vissuta con diffidenza: in che modo gli autori antologizzati ribaltano questa percezione? «Gli autori di questo saggio antologico ci dimostrano con la forza della bellezza che la diversità non è una minaccia alla propria identità, ma l’unica vera fonte di arricchimento dell’intelletto e dello spirito. La cultura che si chiude in se stessa inaridisce; la cultura che incontra l’altro si rigenera. Riprendendo la metafora di Kahlil Gibran che ho anche inserito nel testo, le anime di questi scrittori si muovono come le corde di un liuto: sono tese separatamente, mantengono la propria autonomia, ma vibrano della stessa musica. In un mondo che tende ad appiattire o a scontrarsi, la diversità vissuta nella letteratura diventa custode di pace».
Borges diceva che il libro è una delle possibilità di felicità che abbiamo. Che tipo di “viaggio” attende il lettore che si appresta a sfogliare Voci oltre i confini? «È un viaggio necessario, a tratti commovente, ma soprattutto un viaggio di scoperta interiore. Il lettore non troverà un sincretismo astratto o uno sterile esercizio stilistico, ma una bussola per orientarsi nel nostro tempo. Chi legge questo libro compie un percorso attraverso il quale scopre che, al di là di ogni latitudine, il cuore dell’uomo batte allo stesso ritmo. Mi auguro che il lettore possa chiudere l’ultima pagina con una certezza rassicurante: che la letteratura contemporanea è ancora viva ed è pienamente capace di farsi custode dell’umano».
Pisana con quest’opera disegna una sorta di geografia dell’anima dove il lettore, attraversando queste pagine, si mette in viaggio. Un viaggio necessario, commovente, che ricorda come le grandi domande dell’esistenza non abbiano passaporto. Ogni autore offre un frammento di verità, un gesto di umanità, un tratto di quella anima comune che il libro cerca e custodisce.
Leggere questo volume significa riconoscersi: scoprire che, nonostante le traiettorie geopolitiche e biografiche, il ritmo dell’anima del mondo è uno solo.
La letteratura contemporanea, in queste pagine, dimostra di essere ancora capace di custodire l’umano, di proteggerlo, di celebrarlo.
