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UN RAGAZZO INCAPACE DI FAR MALE A UNA MOSCA…


La banalità del male. L’ ultimo autore della infinita serie dei femminicidi, nella foto, banalmente è come tutti: giovane, barbetta, cravatta, mezza smorfia sulla faccia. Forse era pure laureato. Manager palestrato.
Incontrandolo sembrava a posto. Anzi, ” Di una compostezza rara, di una gentilezza quasi esagerata”, dicono vicini e conoscenti. Uno come tanti. Alle forze dell’ordine, giunte troppo tardi, il criminale ha farfugliato la solita frase: mi ha aggredito o forse mi ha tradito, prima di gettarsi di sotto. Un attimo prima, Lorena l’ aveva già gettata dal cavalcavia come un oggetto inutile. Pensava di risolvere da sola il problema. Non aveva denunciato. A volte, purtroppo, non basta nemmeno gridare: codice rosso! Non bastano braccialettini o provvedimenti amministrativi, che dovrebbero essere solerti e immediati. Viene da dire: per salvarle dal male, ci vorrebbero le catene e la deportazione all’ isola del Diavolo. Ma siamo civili, crediamo nella giustizia e nelle leggi, non quella del taglione, né invochiamo la vendetta o i fulmini divini. Ne saremmo tentati. Ma non si può diventare carnefici come loro. Somigliargli. Occorre stare saldamente dalla parte delle vittime. Difenderle. Denunciare. Non tacere per nessuna ragione. Non esistono scusanti o l’illusione che possano cambiare con le buone maniere. Purtroppo, se, come Lorena ci abbiamo creduto, abbiamo sbagliato. Non possiamo maledirli, ci sarà, se ci si crede, la punizione, non solo quella dei codici, ahimè troppo leggera. Quanti una volta fuori hanno ripreso la strada della violenta prevaricazione sulla donna. Occorre pretendere leggi più severe. Soprattutto la prevenzione a tempo debito. Si chiama educazione ai sentimenti e al rispetto, in famiglia e a scuola. È l’ unica via per eliminare questo sterminio. Senza cadere nella paranoia, vigiliamo sulle nostre figlie, amiche, conoscenti, vicine di casa e alziamo la guardia, perché c’è qualcuno che vorrebbe eliminarlo il reato di femminicidio. Derubricarlo. Oggi, se si è madri, bisogna educare e vegliare sulle figlie che al primo segno di sopraffazione, anche se lieve, come: ” sei una scema, quell’ abbigliamento non va bene, fammi vedere il cellulare, le amiche meglio di no”, è bene che scappino a gambe levate. Avere sguardo attento, che hanno vergogna a rivelare quale carnefice sia il partner. Commettono seri errori di valutazione, auspicando un cambiamento che non avverrà mai. Chiedendo collaborazione a parenti e amici. Non servirà a nulla. Tranquilli, sono bravi, i loro ragazzi. Si sbaglia ad attendere. Spessi giovani madri sperano e restano in una relazione violenta, illudendosi sulla necessità di una figura paterna per i figli. I bambini sono segnati a vita da padri tossici, respirando nei primi anni veleno da esseri che invece di amore, sibilano ogni giorno alla compagna: non vali niente, sei una fallita, meriti di morire! A queste persone andrebbe tolta d’imperio per indegnità, la responsabilità parentale. Perciò alle ragazze: meglio sbagliare per eccesso, che sottovalutare e credersi votate alla missione di crocerossine. Nessuno cambia. Mai. A meno che non ci fosse un TSO per anni in un luogo sicuro e distante dalla donna perseguitata. Nessuno cambia da questa malattia del profondo. Attenzione non sono pazzi, sono lucidissimi. Non accettano frustrazioni, che gli si dica NO. Che li si lasci. La rabbia, quella che uccide, va curata molto prima. Dicendo NO ai bambini. Lasciandoli piangere se qualcosa non va fatta. Le sante punizioni sono ormai scivolate nell’ oblio. No, quell’ oggetto non puoi averlo. No, quel tablet va spento perché privo di contenuti educativi. No quella donna lasciala stare. La rabbia e la frustrazione vanno intercettate prima e disinnescate. Un giorno sarà: Non ti amo più. Di chi è il compito educativo? Molti decenni prima dei tragici fatti odierni, avrebbero dovuto farlo altre madri. Quelle dei figli maschi. Chiede Vecchioni:”Figlio, chi ti ha messo questo freddo nel cuore?Una madre col suo poco amore. Chi l’ha mantenuto questo freddo in cuore?Una madre col suo troppo amore. Figlio, chi ti ha tolto il sentimento?”. Non è un’ epidemia di follia a fare strage di giovani donne. Bisogna andare a monte, alla mancanza di educazione affettiva e rispettosa dell’ altro totalmente assente nelle scuole, a certi grovigli familiari, a certi esempi vissuti nei silenzi omertosi di case, e non come pensiamo, solo di periferie degradate, ma spesso in contesti alto borghesi, dove alligna la falsità e la malerba della manipolazione. E poi tutti a stupirsi: ma come, così educato, così buono, un ragazzo d’oro, incapace di fare male ad una mosca. Ad una mosca no. Ad una donna si.

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