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Coste italiane, dal cemento agli ecoreati: due nuovi libri per capire cosa sta succedendo al nostro mare

Il mare come specchio delle trasformazioni del Paese, ma anche come bene comune da difendere. Due nuove uscite Rubbettino affrontano, da prospettive diverse e complementari, una delle grandi questioni ambientali e territoriali del nostro tempo: il rapporto dell’Italia con le sue coste. Storia delle coste italiane. Un margine infranto di Augusto Ciuffetti e Rossano Pazzagli ricostruisce come sviluppo industriale, urbanizzazione, infrastrutture e turismo abbiano ridisegnato in profondità il paesaggio litoraneo italiano; Il mare d’inverno di Camillo Falvo e Silvio Greco racconta invece, attraverso il dialogo tra un magistrato e un biologo marino, come scienza e giustizia possano lavorare insieme per individuare le cause dell’inquinamento, contrastare i crimini ambientali e costruire nuovi strumenti di tutela.
Due libri che guardano al mare da terra e dal mare alla terra, mettendo al centro la stessa domanda: quale futuro vogliamo per uno dei patrimoni più importanti e più fragili del nostro Paese?

Augusto Ciuffetti – Rossano Pazzagli
Storia delle coste italianeUn margine infrantoL’Italia è un Paese circondato dal mare, ma la sua storia contemporanea può essere letta anche come la storia di una lunga corsa verso le coste. E non sempre con esiti felici. In Storia delle coste italiane. Un margine infranto, Augusto Ciuffetti e Rossano Pazzagli raccontano come, tra Ottocento e Novecento, il margine della penisola sia progressivamente diventato uno dei suoi centri economici, demografici e simbolici.Bonifiche, ferrovie, porti e industrie; poi il boom economico, le seconde case, il turismo di massa, la proliferazione delle infrastrutture e l’urbanizzazione. In poco più di un secolo il rapporto degli italiani con il mare si è rovesciato: territori a lungo considerati insalubri, pericolosi o marginali sono diventati luoghi desiderati, occupati, costruiti e consumati. Mentre il Paese “scivolava verso il mare”, però, si spezzava progressivamente la relazione storica tra coste ed entroterra, tra città marine, campagne e montagne.È qui uno degli aspetti più interessanti del libro: la questione delle coste non è una questione balneare. È una delle chiavi per comprendere lo sviluppo italiano, i suoi squilibri territoriali e persino l’abbandono delle aree interne. Il paradosso è evidente: ciò che abbiamo trasformato in uno dei principali motori economici e turistici del Paese è oggi anche uno dei suoi ecosistemi più fragili.Ciuffetti e Pazzagli seguono questa metamorfosi lungo l’intera penisola, dalla grande industria costiera al “modello Rimini”, dalla Costa Smeralda ai petrolchimici di Priolo, Taranto e Brindisi, fino alla cementificazione e alle nuove emergenze ambientali. Ne emerge non una storia del mare, ma una vera e propria storia dell’Italia vista dal suo bordo.E proprio il bordo, sostengono gli autori, va ripensato: perché la costa non è una linea che separa terra e acqua, ma un territorio complesso, fatto di ambiente, economie, comunità e patrimoni culturali. Ricucirne il rapporto con l’interno significa immaginare un modello di sviluppo diverso, nel quale turismo e crescita smettano di coincidere automaticamente con consumo di territorio.Un libro storico che parla, in definitiva, molto al presente: come si protegge ciò che per decenni abbiamo considerato soprattutto uno spazio da occupare?Augusto Ciuffetti, professore di Storia economica e di Storia sociale e delle pubbliche amministrazioni presso la Facoltà di Economia dell’Università Politecnica delle Marche. Ha insegnato anche Storia dell’Adriatico e del Mediterraneo nell’Università degli Studi di Macerata. È past president dell’associazione RESpro-Rete di storici per i paesaggi della produzione, membro dell’Accademia Fulginia e socio onorario della Fondazione Fedrigoni di Fabriano.Rossano Pazzagli, professore di Storia moderna e contemporanea all’Università degli Studi del Molise, dove insegna anche Storia del turismo e Storia del territorio e dell’ambiente. È direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (Ch). Studioso delle campagne e del mondo rurale, fa parte dell’Accademia dei Georgofili e della Società dei Territorialisti.


Camillo Falvo – Silvio GrecoIl mare d’invernoDialogo tra un magistrato e un biologo marino sui crimini ambientaliIl mare sporco, quasi sempre, comincia molto prima del mare. Da un depuratore che non funziona, da uno scarico abusivo, da un torrente, da un tombino, da un controllo che non viene fatto. È uno dei rovesciamenti di prospettiva al centro di Il mare d’inverno, il libro di Camillo Falvo e Silvio Greco, con prefazione di Roberto Danovaro, che mette a confronto due mestieri apparentemente lontani: quello del magistrato e quello del biologo marino.Falvo, già procuratore della Repubblica di Vibo Valentia, e Greco, biologo marino, raccontano attraverso un dialogo serrato un’esperienza concreta maturata in Calabria: usare la scienza per fare giustizia. Non limitarsi cioè a constatare che un tratto di mare è inquinato, ma imparare a leggere i segnali dell’ecosistema per risalire alle cause, individuare responsabilità e trasformare un problema ambientale in qualcosa che possa essere provato anche in un’indagine.Sedimenti, DNA ambientale, tensioattivi e fanghi contaminati diventano così indizi; droni, sensori e termoscanner strumenti di investigazione. Intorno alla Procura di Vibo Valentia nasce una task force che mette insieme magistratura, Stazione Zoologica Anton Dohrn, forze dell’ordine e istituzioni. Il risultato è un piccolo laboratorio di amministrazione pubblica che offre un’indicazione molto più ampia della vicenda calabrese: gli ecoreati sono troppo complessi per essere affrontati da competenze che lavorano ciascuna per conto proprio.Il libro parte da un’immagine quasi perfetta. Durante il lockdown del 2020, con le attività ferme, il mare della Costa degli Dei torna improvvisamente limpido. Una dimostrazione involontaria della straordinaria resilienza degli ecosistemi, ma anche una domanda scomoda: se sappiamo quanto rapidamente la natura reagisce quando diminuisce la pressione umana, perché continuiamo a considerare degrado e inquinamento quasi inevitabili?La risposta di Falvo e Greco è tutt’altro che pessimistica. Nel territorio vibonese le segnalazioni di mare sporco raccontate nel volume passano da circa 12 mila all’anno a meno di 200; parallelamente cresce la capacità di controllo e aumenta drasticamente il numero delle attività produttive collegate correttamente alla depurazione.Il mare d’inverno è perciò qualcosa di diverso da una denuncia ambientalista. È il racconto di un metodo e, insieme, di un cambio di mentalità: il mare non si tutela soltanto quando arriva l’estate e l’acqua diventa improvvisamente un problema politico. Si tutela tutto l’anno, e soprattutto sulla terraferma.Camillo Falvo è Procuratore della Repubblica a Potenza. Entrato in magistratura nel 1997 si è occupato di alcune delle principali inchieste contro la ‘ndrangheta calabrese. Dal 2019 all’aprile 2026 è stato Procuratore della Repubblica di Vibo Valentia. Oltre che contro la criminalità organizzata, vanta un particolare impegno anche nella lotta ai reati ambientali.Silvio Greco è Ordinario di Ecologia presso l’Università di Scienze gastronomiche di Pollenzo, vice presidente della Stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, docente  di Ecologia marina presso la Pontificia Università Antonianum di Roma, Dottore di Ricerca “honoris causa” in Biologia applicata e Medicina sperimentale all’Università di Messina. Ha effettuato campagne di pesca scientifica nei mari del mondo ed è autore di oltre duecento pubblicazioni scientifiche e diversi volumi di divulgazione.

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