Scuola, quasi 8 milioni per le competenze linguistiche: 83 progetti finanziati in Calabria
La misura coinvolge anche le classi terze delle scuole secondarie di primo grado. Assessore Micheli:...

La misura coinvolge anche le classi terze delle scuole secondarie di primo grado. Assessore Micheli:...

…Gli studenti vittoriosi in Serbia…”studenti” un po’ attempati…
I leader della UE e i più alti funzionari euroatlantici hanno salutato la vittoria elettorale della Student List (Lista degli Studenti) in Serbia, promettendo sostegno alle riforme e un percorso agevolato verso l’adesione, dopo che Vucic è caduto…Qui una sintetica guida su “chi ha vinto” e alcune riflessioni sugli scenari futuri che attendono il popolo serbo, non dimenticando che…quattro elettori su dieci e il 72% dei serbi del Kosovo hanno votato per la continuità del governo nazional., e doverosamente evidenziare che ancora una volta la diaspora ha contribuito rilevantemente a pesare per l’opposizione.
Alla fine è avvenuto: la Lista studentesca (Studentska Lista) ha vinto le elezioni anticipate in Serbia, ottenendo il 53% dei voti e conquistando la maggioranza in parlamento (140 seggi)), battendo Serbia Unita, rappresentante della continuità del governo precedente che ha ottenuto il 39% dei consensi (103 seggi).
I vincitori hanno entusiasticamente festeggiato con fuochi d’artificio e balli nelle strade di Belgrado, non appena il presidente serbo A. Vucic aveva ammesso la sconfitta alle elezioni parlamentari. La loro piattaforma politica è stata costruita soprattutto attorno allo stato di diritto, la lotta alla corruzione e alla necessità di restituire indipendenza alle istituzioni. Tra le proposte figurano la creazione di strutture investigative autonome, il sequestro dei patrimoni acquisiti illegalmente, una maggiore trasparenza nella gestione degli appalti pubblici, tutti temi inopinabili e condivisibili sulla carta, ma che sono sempre stati alla base delle richieste di tutte le “rivoluzioni colorate” in questi decenni, con esiti nelle realtà successive, finora non pervenuti in nessun paese. Va anche rilevato che vi sono tra le varie componenti della Lista, notevoli differenze se non contrapposizioni, senza alcuna omogeneità politica, sia per le questioni interne che per le questioni internazionali. Ma soprattutto queste parole d’ordine “generaliste” sono il programma su cui si basano i rapporti della UE con i paesi “non ancora assimilati”.
La Serbia oggettivamente “svolta”, con un ritorno al passato, cioè ai governi “democratizzati” ed europeisti, quelli che erano usciti vincitori dalla caduta del governo di unità nazionale guidato dal presidente S. Milosevic, la nota DOS, il blocco elettorale antisistema, come si definiva, dei vari Tadic, Dindic e soci, ma che poi nel 2012 sono stati scacciati dagli elettori serbi, premiando il Partito Progressista Serbo e il Partito Socialista, evidentemente per gli scarsi successi concreti nel paese, e nel riscontro del fallimento di politiche di miglioramento e sviluppo socialepromessi, ma non verificatisi. In un contesto europeo complicato e con continui ricatti, pressioni, minacce, ritorsioni sul governo nazionale, Belgrado in questi quattordici anni aveva tenuto una minima forma di indipendenza e sovranità, nei fatti sempre più ridotta o accerchiata, riuscendo a mantenere il Paese in un problematicissimo equilibrio tra pressioni UE, NATO e “unipolariste” e una stretta collaborazione e intesa con Russia e Cina, e con gli scenari multipolari dei BRICS e della Silk Road.
Ed è da questi dati che ora occorrerà vedere come si muoverà il nuovo governo, che non ha figure politiche rilevanti, che sono senza esperienza internazionale, senza esperienze diplomatiche in cui muoversi, che ancora non ha dato elementi di programma politico concreti, al di là di una retorica abbastanza banale, seppure su alcuni aspetti, come quello della corruzione, con ragioni concrete.
Il risultato segna comunque una svolta oggettiva, per il Paese più importante e strategico dei Balcani, candidato all’ingresso nell’Unione europea dal 2012, ma da allora al centro delle richieste, leggi pressioni, leggi ricatti di Bruxelles e NATO, per la situazione del suo Stato di diritto, i suoi rapporti con Mosca, con la Cina, la questione dell’indipendenza del Kosovo e la questione delle sanzioni e la posizione molto tenue sull’Ucraina. La sconfitta del governo di Vucic apre ora scenari tutti da seguire. La nuova maggioranza ha fatto mille promesse elettorali come tutti, ma saranno questi i nodi e le relative scelte su cui si determinerà il futuro della Serbia. Il resto sarà ordinaria amministrazione al confronto della portata destabilizzante di questi nodi, stante anche gli scenari europei e internazionali.
Nei salotti euroatlantici una domanda agita i funzionari, tenendo conto che, negli stessi sondaggi europei, tre dati fanno preoccupare: oltre il 71% dei serbi ritiene l’amicizia con la Russia una fratellanza storica e inviolabile, che l’82% dei serbi ritiene che accettare la perdita del Kosovo e la concessione dell’indipendenza sarebbe un tradimento e che il 68% dei serbi considera la difesa dell’identità e della sovranità nazionale serba una priorità. In concreto, la domanda è se la fine dell’era Vucic basterà a riportare la Serbia nei “valori occidentali” ed euroatlantici, e ad “assimilarla” ai canoni occidentali.
Chi sono i vincitori della tornata elettorale
La Lista Studentesca, presentata ufficialmente nel settembre 2026 con il nome ‘Studenti pobeđuju’ (‘Gli studenti vincono’), con le sue caratteristiche più da movimento pieno di eterogeneità, che da progetto politico complessivo, rappresenta comunque un aspetto originale, forse anche sottovalutato dal blocco dell’SNS (PartitoProgressista serbo).
Il primo nome della lista era quello di Ilija Srdanović, cardiologoe docente universitario di 56 anni, figura apicale delle proteste nelle università e sempre stato all’opposizione.
L’orientamento internazionale dei vincitori, al di là di generiche promesse di una linea equilibrata nei rapporti internazionali, non è ancora delineata ufficialmente, anche causa posizioni in contrapposizione tra loro, su molte situazioni. Nelle dichiarazioni durante la campagna elettorale è stata indicata genericamente, la scelta di una politica estera non appiattita su posizioni rigide di campo, ritenendo che la decisione circa il conflitto in Ucraina, sulle sanzioni contro la Russia e le relazioni con Mosca, potrebbero essere decise tramite un referendum, senza precisare altro.
Una posizione già molto ambigua che dovrà comunque essere presa a breve, stante, da un lato le pressioni esercitate dall’Unione europea sui Paesi candidati, affinché si allineino alla politica estera e di sicurezza comune, soprattutto dopo il sostegno mediatico e politico fornito loro, e le dichiarazioni entusiaste, quasi liberatorie, sull’esito elettorale. Quindi è ovvio che ora si aspettano di incassare quanto vogliono o…pattuito. Va sottolineato che fino ad ora la Serbia, aveva rifiutato di aderire alle misure restrittive europee contro il Cremlino, distinguendosi dalla maggior parte degli altri Paesi impegnati nel processo di adesione.
Ma dall’altro lato non c’è solo l’aspetto diplomatico, ma soprattutto c’è l’aspetto economico, a cui gli “studenti” dovranno fare molta attenzione, in quanto un eventuale strappo con la Russia, avrebbe ricadute pesanti sull’economia e sulla vita dei cittadini serbi. Infatti, Belgrado con Vucic, aveva rilevanti legami energetici con la Russia, dai contratti per il petrolio a prezzi ribassati, alla fornitura di gas, alla partecipazione russa nella compagnia petrolifera NIS, nel mirino delle sanzioni statunitensi e oggetto di una complessa trattativa per il riassetto proprietario. Il sistema di collegamenti energetici con l’Ungheria conferma inoltre quanto le infrastrutture dei Balcani siano intrecciate e contradditorie tra gli interessi di Mosca e le strategie degli Stati membri dell’Ue.
Gli interrogativi riguardano anche le relazioni con la Cina, diventata negli ultimi anni uno dei principali partner economici asiatici della Serbia attraverso investimenti industriali, infrastrutturali e commerciali. Le imprese cinesi sono presenti in settori strategici dell’economia nazionale e Pechino ritiene il Paese un importante punto di collegamento con i mercati dell’Europa centrale e orientale. Molti analisti anche cinesi, ritengono che il cambiamento politico potrebbe raffreddare i rapporti diplomatici tra Pechino e Belgrado e portare a un maggiore controllo sugli investimenti cinesi nel Paese, ma difficilmente potranno essere stravolti, pena pesanti ripercussioni sull’economia e la società serba. Per questo le nuove autorità non hanno molto margine di manovra, rischiando una impasse con conseguenze deleterie nei consensi, ricordando che nel 2027, ci saranno le elezioni presidenziali.
L’analista serbo Vukadinovic, sostenitore del cambiamento e vicino alla Lista, ha fatto notare che: “…è stato più facile del previsto prendere il potere ora il difficile sarà gestirlo…i vincitori si trovano di fronte a un compito grande e difficile, con un potere quasi assoluto, ma anche una grande responsabilità. Non avranno nessuno da incolpare o a cui scaricare la responsabilità. La loro responsabilità sarà praticamente totale…Una combinazione così eterogenea e diversa tra loro, di persone, valori e posizioni ideologiche riunite nella Lista Studentesca è stata molto adatta per conquistare il potere e ottenere un ampio consenso, ma un po’ meno ideale per funzionare ed esercitare il potere, proprio considerando l’eterogeneità che ha rappresentato un vantaggio in campagna elettorale. Ora dovendo governare, può anche ritorcersi contro e rivelarsi uno svantaggio, deludendo gli elettori… .
La sconfitta del Blocco governativo è stata accolta quasi entusiasticamente da tutte le principali istituzioni europee, dalla NATO, dall’OSCE, e dal mondo delle ONG e Fondazioni varie occidentali, anche di “sinistra”. Tutta la peggior espressione del mondo unipolare euro atlantico europeista, del liberismo, del capitale finanziario, delle banche europee, delle multinazionali hanno esultato. PERCHE’?
La vittoria della Student List in Serbia ha raccolto le congratulazioni dei vertici europei con dichiarazioni di riapertura favorevole circa le prospettive di un riavvicinamento tra Belgradoe Bruxelles. Un’occasione per rilanciare le riforme e sbloccare il percorso di adesione del Paese all’Unione. Ma come mai? Il precedente governo nazionale non ha mai negato la volontà di adesione alla UE, poneva solo limiti per la propria autonomia e sovranità nazionali e il rifiuto di imposizioni e ricatti. E ora, cosa cambia per Bruxelles?
La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyene il presidente del Consiglio europeo António Costa hanno espresso congiuntamente la massima disponibilità dell’UE a sostenere il nuovo corso politico. «…Siamo pronti a sostenere le riforme sullo stato di diritto, la libertà dei media, la lotta contro la corruzione e istituzioni democratiche solide, a lavorare insieme per far avanzare il futuro della Serbia nell’Unione europea…»,hanno dichiarato.
L’Alto Rappresentante e Vicepresidente Commissione europea Kaja Kallas ha dichiarato: “… Per la Serbia può iniziare un nuovo capitolo. La porta dell’UE è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme…“
Anche la commissaria europea per l’Allargamento Marta Kos ha salutato il risultato, sottolineando la partecipazione dei cittadini dopo mesi di mobilitazione. ” ha scritto su X: “ …Congratulazioni alla Lista degli studenti per la vittoria. Questi sono proprio i valori che stanno alla base della nostra Unione Europea…Ora la Serbia può iniziare un nuovo capitolo. La porta dell’Ue è aperta e siamo pronti ad andare avanti insieme …“
Mark Rutte segretario NATO, Alain Berset segretario Consiglio Europa: “…Accogliamo con favore il risultato elettorale e siamo pronti a collaborare per rafforzare con la nuova leadership, i diritti umani, la democrazia e lo stato di diritto e l’avvicinamento dei cittadini serbi verso i principi europei…”.
Proprio quella leadership dell’UE che tra i tanti ricatti e pressioni…aveva scoperto il tallone d’Achille del governo serbo. Si trattava dell’Esposizione Universale EXPO 2027, in programma a Belgrado da maggio ad agosto del prossimo anno. Bruxelles aveva lanciato un ultimatum: o Vucic si dimetteva e indiceva elezioni anticipate, oppure l’Europa boicottava l’esposizione con ingenti danni economici e di immagine. Il governo serbo ha accettato ma non era certo preparato a elezionianticipate, anche perché dall’inizio del 2026 le proteste erano diminuite e la stessa partecipazione ad esse era calata. Al contrariola Lista era più adeguata e preparata, stante la pressione continua di piazza e mediatica di oltre due anni.
“La Serbia ha vinto. Ora occorre voltare pagina…”
RETE. Centro per le azioni e le strategie nonviolente applicate
CANVAS, successore di OTPOR, fondato nel 2005 da SrđaPopović e Slobodan Đinović, due dei principali esponenti di Otpor! (il movimento studentesco serbo che nel 2000 contribuì in modo decisivo alla caduta di Slobodan Milošević), il centro si occupa di formare e supportare attivisti pro-democrazia in tutto il mondo. E’ un’istituzione non profit e non governativa, con sede a Belgrado, in Serbia. CANVAS ha collaborato con attivisti pro-democrazia provenienti da oltre 50 paesi, tra cui Iran, Zimbabwe, Birmania, Venezuela, Ucraina, Georgia, Sahara Occidentale, Papua Occidentale, Eritrea, Bielorussia, Azerbaigian,Tonga e, recentemente, Tunisia ed Egitto. La formazione e la metodologia di Otpor e CANVAS sono state applicate con successo da gruppi in Serbia (2000), Georgia(2003), Ucraina (2004), Libano (2005), Maldive (2008), Egitto (2011), Siria (2011) e Ucraina (2014).
“ 26 ottobre 2026…Vi scriviamo da Belgrado la mattina dopo. Non molti di noi hanno dormito: domenica 25 ottobre, la Serbia ha votato e la Lista degli Studenti ha vinto. In tarda serata, Aleksandar Vučić è apparso in televisione e ha ammesso la sconfitta…il nostro team di CANVAS ha lavorato con attivisti di decine di paesi su una domanda: come possono i cittadini comuni sconfiggere un governo che sembra invincibile? Questa volta la risposta è arrivata ancora una volta dalle nostre strade. Vogliamo spiegare cosa è successo, perché i movimenti di altri paesi cercheranno di trarne insegnamento, e vorremmo che imparassero le giuste lezioni. cosa succede ora. Il modo migliore per descrivere la situazione attuale della Serbia è questo: abbiamo avuto la diagnosi, e il trattamento è appena iniziato. È un percorso lungo e doloroso. A volte, la terapia sembrerà peggiore della malattia stessa. Ci saranno battute d’arresto e risultati negativi, e ci saranno persone che diranno che prima andava meglio. Le vecchie reti di relazioni non scompariranno in silenzio, e alcune riforme falliranno al primo tentativo…Con speranza e con tanto lavoro da fare…”.
Il team CANVAS, Centro per l’azione e le strategie nonviolente applicate, Belgrado
George Soros, Open: “…Congratulazioni alla “Lista Studentesca” per la vittoria nelle elezioni parlamentari, forte speranza per una Serbia europea e aperta ai valori democratici…”, ha dichiarato il responsabile in Serbia di Open Foundation, M. Milosavljevic.
Secondo la Fondazione sorosiana Open, il 20226 è stato l’anno con un aumento senza precedenti dell’“attivismo civico” e della “società civile” in Serbia per la “democratizzazione”, e l’università l’istituzione più toccata ed il cuore del cambiamento…”.
L’ex Presidente della Republika Srpska, Milorad Dodik, ha accusato il miliardario americano George Soros e le sue organizzazioni di essere dietro le “rivoluzioni colorate” che hanno destabilizzato la Serbia e altri paesi. Dodik ha affermato che ciò che Soros e le sue organizzazioni stanno facendo è un’impresa criminale. “…Hanno usato fondi pubblici, provenienti dai contribuenti americani, per trattare con stati e autorità di tutto il mondo, perché non erano di loro gradimento“. In un podcast della giornalista americana Lara Logan, Dodik ha dichiarato che “Soros è un criminale che dovrebbe essere bandito e le sue organizzazioni sono equivalenti ai fascisti… Soros promuove: diffonde depravazione“, ha concluso Dodik.
Albin Kurti, leader delle autorità albanesi del Kosovo, espressione del terrorismo UCK, ha espresso soddisfazione, dopo che aveva invitato la comunità albanese in Serbia a votare per gli “studenti” : “…considero la sconfitta di Vučić uno sviluppo positivo per la democratizzazione della Serbia e per l’indebolimento delle reti criminali. Esprimo la speranza che il cambiamento a Belgrado porti a un approccio diverso nei confronti del Kosovo, puntando in ultima analisi al riconoscimento reciproco…”.
Sostegno ai vincitori e alle riforme democratiche, sono arrivati anche dal cancelliere tedesco Merz, il quale ha ribadito l’appoggio al percorso europeo della Serbia, dal ministro degli Esteri italianoTajani e dalla premier italiana Meloni, che hanno confermato l’importanza strategica dell’allargamento ai Balcani occidentali.
I. Srdanović, leader della Lista Studentesca ha dichiarato che il nuovo governo svilupperà buone relazioni con la Croazia,trasformandole in rapporti normali, democratici e amichevoli.
In una dichiarazione rilasciata all’agenzia Hina, Srdanović ha affermato che la politica estera, soprattutto nei confronti dei paesi vicini, si baserà sui principi del dialogo civile e politico, ponendo particolare enfasi sulle relazioni tra Zagabria e Belgrado, sottolineando in particolare gli ottimi rapporti personali che giàintrattiene con i suoi colleghi croati.
Il primo ministro croato Andrej Plenković ha parlato telefonicamente con Srdanović subito dopo le elezioni e si è congratulato con lui per la vittoria, ma subito dopo ha già posto condizioni e imposizioni, finora respinte da Belgrado, ritenute false e umilianti la storia e la Serbia: “…Dopo la vittoria della Lista Studentesca alle elezioni parlamentari anticipate in Serbia, la Croazia si aspetta che la Serbia si assuma la responsabilità degli eventi degli anni ’90, apra gli archivi e persegua i crimini di guerra, che dimostrerebbe la sua disponibilità ad assumersi la responsabilità della ‘Grande aggressione serba’ contro la Croazia…“, ecco un ennesimo e gravoso nodo da sciogliere per gli “studenti”.
Le riflessioni postelettorali nel mondo multipolare e orientale
Vadim Trukhachev, professore associato presso l’Università Finanziaria russa ha dichiarato: “… In sostanza, coloro che si opponevano a Vučić si sono recati alle urne e hanno votato per i suoi oppositori. Non è stato importante che l’avversario fosse una forza formatasi in tutta fretta. Di fatto un gruppo piuttosto eterogeneo di persone insoddisfatte del lungo governo di Vučić. Il loro principale slogan interno è stato la lotta contro la corruzione e il nepotismo al potere. Ed è questo che li ha portati alla vittoria…Ma gli architetti non erano tanto forze interne quanto esterne. E quando Vučić afferma che dietro la vittoria dei suoi oppositori ci sono vari paesi europei e il ‘deep state’ statunitense, che è contro Trump, ha ragione…L’elenco stesso dei candidati è stato creato con la partecipazione di diverse ambasciate occidentali. Particolarmente degni di nota sono Germania, Gran Bretagna, Austria, Repubblica Ceca e Slovenia…Diversi eurodeputati hanno partecipato alle proteste ‘studentesche’ del 2025 e del 2026…L’Europa era scontenta di Vučić per i suoi tentativi di coniugare il processo di integrazione europea con il mantenimento di relazioni privilegiate con i rivali europei Cina e Russia. Ciò valeva sia per l’ambito economico, Vučić non ha imposto sanzioni, sia per quello sociopolitico, non a caso diverse aziende russe hanno aperto sedi in Serbia…”, ha affermato Trukhachev.
Secondo l’analista russo Oleg Bondarenko: “…le elezioni serbe hanno dimostrato che a vincere non è chi ottiene il maggior numero di consensi, ma chi porta più elettori alle urne.L’opposizione ha vinto a causa della stanchezza dell’opinione pubblica nei confronti di Vučić. In sostanza, ha perso a causa dell’affluenza record alle urne…”, ha sintetizzato l’analista.
In Russia non tutti erano contenti della politica “multivettoriale” di Vucic, ma i giudizi vengono fatti con una lettura più ampia e geopolitica. Come ha spiegato il politologo russo Marat Bashirov: “…Vučić volteggiava nel vuoto, ma senza la rete sotto di sé girava a vuoto: dialogava con l’Ucraina, flirtava con la UE, giurava amore a Mosca, ma come un Giano bifronte, era semplicemente ingannato. O forse era persino pronto a farsi ingannare…Ma non ci si poteva aspettare che il presidente serbo perseguisse una linea totalmente filorussa, semplicemente perché la geografia e l’economia lo impediscono. La Serbia è circondata da Stati membri della NATO e dell’UE e tutti ostili alla Serbia. L’UE rappresenta quasi il 60% del commercio estero totale del paese. E in questa situazione, nessun capo di Stato si opporrebbe all’Europa, dalla quale i serbi dipendono letteralmente dal punto di vista finanziario. E ora, inoltre, gli europei hanno schierato anche una forza che potrebbe potenzialmente rompere con la Russia, in effetti, è proprio per questo che l’hanno introdotta…”, ha dichiarato Bashirov.
Secondo gli esperti economici russi del canale MEF, circa le rassicurazioni della Lista Studentesca di non imporre sanzioni alla Russia, occorre far ma viene notare che: “…c’è una sfumatura importante da considerare. La Serbia non ha necessariamente bisogno di imporre proprie sanzioni contro la Russia perché la presenza economica russa nel paese, né l’influenza russa in generale, diminuiscano gradualmente. È sufficiente consentire l’attuazione delle restrizioni imposte da altri paesi…Le sanzioni europee e statunitensi si applicano alle banche russe, ai pagamenti internazionali, alle assicurazioni, ai trasporti, alle forniture di attrezzature, agli investimenti, alle aziende e ai singoli individui. Pertanto, le aziende serbe con legami con i mercati occidentali sono costrette a tenere conto di queste restrizioni, che lo vogliano o no. Di conseguenza, le dichiarazioni politiche delle nuove autorità serbe non dovrebbero essere prese alla lettera. Tutto dovrà essere dimostrato dai fatti, non dalle parole...”.
Mosca perde sicuramente un partner politico, ma i legami difficilmente potranno essere spezzati del tutto dai nuovi arrivati. Per il Cremlino, questo risultato rappresenta un’ulteriore battuta d’arresto dopo Orbán. La cerchia di interlocutori per la Russia tra i leader europei si è assottigliata sempre di più: Fico, in Slovacchia, è l’ultimo rimasto. Mentre Dodik in SRPSKA è sempre più indebolito e isolato, ora che è caduto il governo nazionale a Belgrado.
Sulle prospettive di nuove relazioni Serbia e Russia, produrrò uno specifico lavoro a breve, così come sulle prospettive tra Serbia e Cina, dopo la caduta del governo Vucic. Un terzo lavoro in preparazione con documenti ufficiali è sul ruolo e peso della “società civile” , ONG varie e Fondazioni varie, negli avvenimenti di questi ultimi due anni.
Nel 2027 la Serbia dovrà affrontare le elezioni presidenziali previste, necessarie dopo le dimissioni anticipate di Vucic. La formazione del nuovo governo si inserirà quindi in una transizione istituzionale più ampia, destinata a ridefinire i rapporti tra Parlamento, esecutivo e presidenza della Repubblica.
