Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
La Storia della Moda così come quella del Ricamo, possono essere ricostruite, per la maggior parte, citando fonti storiche e iconografiche, ma non mancano, anche se ridotte in piccolissimi frammenti, testimonianze autentiche e quindi pregiatissime.
Il ricamo viene non solo applicato, ma proprio inserito nella trama stessa del tessuto, attraverso una ricchissima varietà di punti e motivi decorativi, raffigurando così un vero e proprio intero mondo dell’immaginario, e trasformando così, spesso, una delle più antiche e tradizionali espressioni di artigianato, in espressione artistica.
Così come anche altri materiali, il tessile tutto, in genere, è fortemente deteriorabile nel tempo e questo ha prodotto una scarsità di reperti a noi pervenuti, che ne rende difficile lo studio diretto, specialmente per quanto concerne uno studio identificativo e storiografico delle origini.
Ma come comprenderne le origini, quindi? Queste sono state ricercate soprattutto in maniera indiretta, attraverso le tantissime fonti storiche scritte, e anche mediante le immagini a noi giunte attraverso vari documenti iconografici, così come rappresentati su dipinti, affreschi, mosaici, sculture, e quant’altro.
Ma l’interpretazione di queste fonti ha sempre causato notevoli problemi, sia di lettura, che di veridicità, incertezze dovute spesso, da un punto di vista semantico, al significato stesso attribuito ai termini, così come usati dalla tradizione.
Nascono spesso questioni filologiche sulla correttezza di alcune interpretazioni di termini, celebri, ad esempio, le indicazioni al ricamo che si riscontrano nel libro biblico dell’Esodo, dove autori diversi traducono in maniera differente le parole ebraiche chosceb e rokem[1].
Sembra comunque accertato, dall’insieme delle testimonianze antiche, sia dirette che indirette, che il ricamo sia nato in Oriente ed in Medio Oriente, e che sia giunto successivamente in Occidente.
L’origine Orientale del ricamo ci viene anche ratificata fin dall’inizio dalla millenaria civiltà cinese da cui si sono avute notizie di simboli ricamati su vesti, tende, coperte, drappi e reperti tessili di Corredo funerario.
Bisogna però anche dire che altre autorevoli fonti, lo fanno risalire ad una tradizione dei Frigi, così come quanto tramandatoci da Plinio il Vecchio.
Arte, quella del Ricamo, antichissima di cui abbiamo sin dalle origini, nelle sue mille espressioni, una versione ‘colta’ ed un’altra invece più popolare e comune, ed è proprio quest’ultima che è stata quella che, de facto, è riuscita a tutelarne un tramandarsi sì familiare, ma anche capace di mantenerne viva la tradizione, legata ai luoghi di cui diventa espressione della cultura sociale ed artistica.
Infatti i vari punti, orgoglio delle varie tradizioni locali, ne costituiscono una sorta di ‘alfabeto’ che appartiene proprio agli specifici e peculiari territori, di cui sono riusciti a rappresentare attraverso il loro particolare impiego, la sensibilità espressiva degli artisti/artigiani che nel loro utilizzo hanno tramandato, punto su punto, la grande tradizione declinata nelle varie espressioni tecniche.
Interessante notare, anche, come in alcuni periodi storici quest’arte sia stata abbinata alla pittura, riproponendo di questa, con il filo, soggetti e ritmo narrativo, in un esercizio di grande bellezza e di abilità tecnica incommensurabili.
Interessante vedere come in ambito sociale storicamente il ricamo sia inteso come lavoro maschile, mentre nella pratica comune sia stato, invece, percepito, per secoli, come arte ‘femminile’, anche se molti artisti ricamatori sono stati e sono a tutt’oggi, uomini. In effetti, così come per altri settori artistici, bisogna dire che se questi manufatti vengono realizzati all’ombra di cortili di casa o dei conventi sono prevalentemente a cura femminile, quando questi invece hanno maggiore rilevanza sociale, e vengono quindi riconosciuti come ‘lavoro professionale’, sono visti come espressione maggiormente ‘maschile’.
Artisti di questa antica Arte sono presenti su tutto il territorio nazionale, come per esempio il ricamo dell’Isola di Procida[2], in particolare del ricamo in oro, antica tradizione locale di derivazione greca, presente anche in alcune zone della Calabria, e anche di tutto il Sud del Mediterraneo, così come a Creta, in Grecia.
L’oro nei suoi elaborati compare sin da tempi remoti e non solo per adornare paramenti sacri ma anche, ad esempio, per vestire i generali vittoriosi della Roma antica.
Il Ricamo può essere definito come un elemento decorativo effettuato ad ago e realizzato con un filato di seta, di lana, o di altre fibre tessili, e finanche di metallo o altri materiali, e poi inserito sopra un tessuto.
Alla base di questa lavorazione ci sono i vari punti, che ne costituiscono l’elemento principale.
In epoca bizantina a corte si indossavano vestiti di seta intessuti d’oro e la tecnica usata dai bizantini attraverso la Sicilia giunse in Italia nel cuore del mondo tessile del momento: Lucca, Firenze e Venezia.
In Calabria sia nelle aree con una forte tradizione Greca, che in quelle legate alla popolazione ‘arbereshe’[3], il ricamo in oro è ancora fortemente presente e legato alla cultura dei luoghi, e anche alcuni giovani riconoscono in questa tradizione un forte elemento di aderenza culturale e vi si dedicano nella loro ricerca stilistica.
D’altronde, per quanto concerne il ricamo, fin dalle sue origini quest’ultimo si è nutrito nella sua varietà di motivi, e punti, della tradizione territoriale dei luoghi in cui si sviluppa, riuscendo così a ‘cucire’ insieme le parti di una storia che da linguaggio di un artigiano/artista diventa, punto dopo punto, storia e patrimonio culturale di tutti, parte del patrimonio culturale dei luoghi, e di questi identificativo.
Importante ricordare come numerosi pittori e artisti, tra cui Botticelli e Francesco Squarcione, si dilettassero in disegni per il ricamo.
Anche il Vasari, ci informa che gli artisti del settore ‘avevano l’ambizione di produrre ricami che sembrassero il più possibile simili alle pitture’.
Addirittura il corredo nuziale di Elisabetta Gonzaga di Montefeltro pare fosse interamente decorato con oro.
Anche come semplice decorazione il ricamo ha sempre interessato sia l’abbigliamento maschile che quello femminile, solo nel ’900 è andato invece gradualmente quasi scomparendo dal guardaroba dell’uomo, diventando così praticamente di solo appannaggio di quello femminile e di quello dedicato ai bambini.
Uniche eccezioni al maschile monogrammi su camicie e fazzoletti, segni distintivi di ricercatezza ed eleganza coniugata al maschile.
Le ultime sfilate stanno invece riproponendo ricchi e preziosi ricami anche per gli uomini, sottolineando anche così una maggiore apertura e sensibilità verso una moda ‘genderless’, dove i due immaginari si fondono in un unicum che regala maggior fantasia ed eleganza ad entrambi.
Contemporaneamente stilisti di chiara fama hanno rivolto la loro attenzione ai ricami, siano essi della tradizione, siano invece essi innovativi e realizzati con nuovi filati e/o materiali.
La parola Moda, riferita al settore dell’abbigliamento, oggi giorno ha preso un ‘senso’, più che un significato, molto più complesso rispetto al passato. Innanzitutto risulta evidente come la moda così come la intendiamo noi, non è più neanche quella delle sue origini, che ne vedono la nascita nel 1700, con quella che è la prima industrializzazione, che diede il via a una velocizzazione della realizzazione degli abiti.
La moda oggi è innanzitutto un bene produttivo quotato in borsa, che costruisce economie, e occupazione, ovviamente i suoi materiali sono importantissimi, ma anche loro sono incredibilmente cambiati rispetto a una volta, innanzitutto ci troviamo sempre più a parlare di materiali più che di tessuti, in quanto tanti non sono codificabili sotto quest’antica denominazione, mancando di trama e ordito. Importante guardare all’aspetto tecnologico, in un certo senso futuribile dei nuovi materiali, sempre più realizzati al computer, sempre più dotati di terminali e di device che ne amplificano le potenzialità e finanche l’aspetto fisico. Oggi più che mai possiamo dire che i tessuti rappresentano sempre più una sorta di estensione del nostro corpo, e risultano connessi con l’ambiente esterno con cui interagiscono e dialogano.
Tessuti che per loro stessa natura rispondono stimolazioni diverse, aumentando o diminuendo, per esempio, la loro capacità di tenerci al caldo o al freddo.
Qualche decennio fa nacque questa nuova era per il tessile, eravamo al finire degli anni 90 che avevano visto la nascita e l’affermarsi dei tessuti tecnici, per lasciare negli anni 2000 il posto ai tessuti intelligenti, detti ‘Smart’. La stessa lavorazione degli abiti viene completamente modificata dai sistemi di lavorazione automatica che sono ultimamente utilizzati e appartengono a un sistema produttivo detto CTP (Computer to plate).
Paradossalmente di fianco a questa tendenza, se ne evidenzia un’altra che attinge all’eccellenza manifatturiera della tradizione, attraverso un uso sapiente di ricami e lavorazioni tessili di grande raffinatezza e complessità realizzative.
E questa sicuramente è una tendenza dell’haute couture, del Mercato del lusso, che è anche l’unico a non subire flessioni negative.
Il Sud Italia, in particolare la Campania, la Calabria, e la Sicilia hanno una storia antichissima nel settore del tessile e anche delle lavorazioni sartoriali.
La moda maschile e quella femminile hanno sempre attinto alle abilità tradizionali dei luoghi, e in particolare nel Sud abbiamo storicamente sempre avuto importanti laboratori di settore.
Parliamo delle sartorie al maschile napoletane, con figure professionali che ancora oggi rappresentano il meglio della produttività italiana, come la Maison Cilento, e Marinella, e che oggi propongono sempre più un global look di estrema raffinatezza ed eleganza.
E parliamo delle tradizioni tessili Calabresi con i suoi ricami di tradizioni, oggi arricchiti da nuove sensibilità, e da grandi interpreti della Moda, che nati e permeati dal ‘genius loci’ di questi luoghi ne hanno reso prestigiosa la creatività e la grande tecnica sartoriale, come Versace, e, oggi Claudio Ligato, che, cresciuto a Lazzaro, vicino Reggio Calabria, è oggi fashion stylist per Eliee Saab, vero Guru dell’eleganza contemporanea, con una particolare attenzione ai ricami e alle manipolazioni tessili.
L’Accademia di Belle Arti di Reggio Calabria, grazie all’attenta cura del Direttore, Prof. Pietro Sacchetti, ha colto l’importanza per i giovani studenti di un incontro con Ligato e lo ha invitato per Martedì 30 Gennaio, alle ore 10,30, presso l’Aula Magna dell’Accademia di Belle Arti di Reggio.
L’Incontro altamente evocativo e interessante per i nostri giovani si inserisce perfettamente nella ricca e variegata offerta formativa, una bella iniziativa che vuole far capire ai nostri giovani l’importanza del talento e della formazione e della determinazione per riuscire a realizzare i propri sogni.
