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STOP ALL’EGEMONIA CULTURALE, LE LINGUE DI MINORANZA STORICA E NAZIONALE VANNO TUTELATE PARTENDO DALLA SCUOLA

Stop  all’Egemonia  Culturale,  le  Lingue   di Minoranza Storica e Nazionale vanno  tutelate   partendo  dalla  scuola.  Quello che conta  oggi  è riuscire  a far  convivere/sostenere   giuridicamente  ed economicamente le  Tutele  Costituzionalmente  riconosciute da una parte  e  Le Regole  Europee  dall’altra (che l’Italia non ha mai  ratificato!) questo  va  studiato ed  approfondito  sulle  due  lingue  minoritarie in Italia,  rispetto  alla Popolazione degli italiani dell’Italia. Le due  lingue che rispetto  alla Popolazione Italiana  sono  Minoritarie  ovvero  parliamo  della  lingua   Albanese  parlata  proprio  dagli  Albanesi in Italia,   dove la tutela  va  estesa  a partire  dal nord  Italia e  poi la Lingua  Arbereshe  (che per  l’UNESCO è in via di estinsione)  che  prevalentemente  si trovano  nel  mezzogiorno d’Italia nelle  seguenti  regioni: Sicilia, Basilicata, Puglia, Molise, Abruzzo, Campania e  Calabria, in quest’ultima regione  piu’ alta  concentrazione di Comuni. Inoltre  numerosa  è la Comunità  Arbereshe  in Piemonte, che  grazie  all’ Associazione Vatra Arbereshe e la presenza  a Torino di una parrocchia dell’Eparchia degli  Italo-Albanesi dell’Italia  Continentale di rito Bizantino, sotto la  giurisdizione  ecclesiastica  della Eparchia con sede  a Lungro in provincia  di Cosenza. Ricordiamo che  nel 1919 il Vaticano  ha riconosciuto  come  prima  Eparchia  in seno alla Chiesa Cattolia  proprio quella di Lungro e il loro Vescovo  Mons. Donato Oliverio  siede  a pieno titolo nella Conferenza Episcopale Calabra  ufficio  regionale della Conferenza  Episcopale Italiana.

 

Riprendiamo ora,  delle  considerazioni  già  analizzate a novembre  del 2022 in merito all’insegnamento  delle  Lingue  di Minoranza   cosiddette  Nazionali e  Storiche. E lo riproponiamo  per una  scheda importaantissima perche’ con coraggio  e va dato merito  al Presidente Antonio Iaconianni  del Liceo Classico  di  San Demetrio Corone che  nell’Ordinamento della  Scuola  ha fatto  affiggere  la  classe di insegnamento della Lingua  Arbereshe: Lingua  e Cultura  Arbereshe  A24-f , molto apprezzata  dalla popolazione perché  finalmente  ha  visto  il riconoscimento in quella  scuola  l’insegnamento  della  lingua  Arbereshe,  questa  lingua  deve essere  tutelata  e applicata  in molti settori quali per esempio nei servizi  amministrativi,  nel commercio, nell’editoria, nel media  ecc., ecc.  Esempio  oggi  il la Lingua Ladina (Lingua  riconoscita  al pari dell’Arbereshe  Lingua di Minoranza  Storica)  viene parlata  negli Ospedali  anche da personale  sanitario proveniente dalla Calabria,  nei media ecc. (importante e meritevole  progetto  della Provincia Autonoma di Trento) Occorre un Cambio  di Passo se  si vuole tutelare la Lingua  Arbereshe.

 

Fonte:   si ringrazia  l’  Ufficio Stampa della  Provincia Autonoma di Trento.

L’invito al  Cambiamento  in Meglio,   tradotto  dalle nostre parti  vuol dire  “DIAMOCI  UNA MOSSA”.

In Italia  abbiamo  una  grande  opportunità  di  primeggiare  in termini democratici, di inclusione e di  cambiamento  sull’ egemonia  culturale  che ha pervaso  l’Italia in questi ultimi  trent’anni.  E il nuovo  Cambiamento l’abbiamo  affrontato sulle  colonne  di Calabriapost  qualche tempo fa  e  anche con una  Giornata di Studio  del 3 Luglio 2023  presso il Senato della Repubblica  fortemente  voluto e sostenuto dal Senatore  Maurizio Gasparri  allora  Vicepresidente del Senato oggi  Presidente del Gruppo  dei Senatori  di FI-PPE  per  affrontare  temi ancora  non risolti  che sono l’Insegnamento della Lingua  Arbereshe e  l’utilizzo della  Lingua  Arbereshe  all’interno dei media e della  stampa in generale  cartacea e digitale.

Roma, 3/7/2023 Giornata di Studio  “ Istruzione e Comunicazione  per la Tutela  della Minoranza Linguistica Storica  Arbëreshe.”
Da sinistra: Sen. Maurizio Gasparri, dott. Pino Nano e   dott. Ernesto Madeo

 

Allora  quale  procedimento  è possibile  attuare  per  avere  cura  di una Minoranza Linguistica Nazionale  come sono  gli Albanesi in Italia  che  sono  distribuiti prevalentemente  nelle regioni del nord Italia circa 700.000 persone ( Minoranza Linguistica Nazionale, rispetto alla popolazione  degli italiani residenti nella  nostra Nazione)   hanno comunque anche loro una valenza  giuridica riconosciuta)  e  poi esiste  fin dal 1400  prevalentemente  una popolazione   appartenente  alla  cosiddetta  Minoranza Linguistica  Storica  ovvero  gli Arbereshe.

Ormai  nella scuola  prende  corpo   la  consapevolezza  che si puo’ fare di più  per le tante  bistrattate  Minoranze Linguistiche  Storiche come per esempio l’Arbereshe   che ancora attende  un pieno riconoscimento  Costituzionale in tutte le regioni  in cui  la comunità  Arbereshe  è presente. Ma oggi  vogliamo  parlare della scuola,  lo abbiamo gia’ fatto in precedenti numeri di  Calabria.Live,  ma oggi vogliamo ricordare  una persona speciale  che se avesse  avuto la possibilità di proseguire  il suo breve  percorso sulle Minoranze Linguistiche  in poco tempo  avremmo visto colmato in gap di tanti anni  persi.  Con l’occasione preghiamo il Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico  Regionale dott.ssa  Antonella Iunti  di  reperire  prima possibile  un  validoa/o  e appassionata/o  collega  con lo stesso  profilo della Lucia  Abiuso  per un Tutela ancora più alta delle  Popolazioni appartenenti alle cosidette  Minoranze  Linguistiche Storiche.  Oggi la Scuola di Calabria  puo’ vantare  una  grande  capacità di ascolto  da parte di tutta  la Governance Regionale, Consiglio Regionale e Giunta  ma  in particolare  da parte della prof.ssa  Giusi Princi  chiamata  ad  essere  VicePresidente della Giunta e Assessore  alla pubblica Istruzione pertanto  ci sono  tutte  le premesse  perché finalmente  nel nome di Lucia Abiuso, a cui  la società civile dovrebbe ricordare l’abnegazione e l’Amore che la stessa aveva per la Calabria, di trovare nei limiti  delle  risorse  sempre  scarse  soluzioni unitarie  “alte”  per  soddisfare i principi di tutela sanciti  dalla Costituzione  e da far attuare  attraverso una corretta  applicazione della Legge  nazionale  482/99  e nel frattempo  promuovere  una revisione della Legge Regionale 15/2003  sulla tutela delle Minoranze  Linguistiche  che faccia uscire tutti  da una visone campanelistica.
Altra  proposta  importante che ci permettiamo di fare  che  quella  di  attivare  prima possibile l’opportunità  di avere  il Seminario per l’insegnamento delle Lingue Minoritarie in Calabria  in maniera itinerante da dedicare  una settimana  intera  con eventuali pernottamenti nelle citta’ sedi dell’Istituto di Cultura di quella specifica  lingua di minoranza ovvero San Demetrio Corone per la lingua Arbreshe, Guardia Piemontese per la lingua Occitana   e Bova Marina  per la Lingua Greca di Calabria.

I confronti con altre realtà  possono  permettere  di condividere  azioni che la Legge Costituzionale prevede  senza discriminazione alcuna e per nessuna  lingua.

Con questo spirito proponiamo ai nostri lettori  un viaggio su quanto fu fatto inVal di Fassa  (TN)  e oggi sarebbe possibile  replicare in Calabria in quanto la scuola capofila di coordinamento della rete delle scuole aderenti per l’insegnamento della Lingua di Minoranaza  e’ proprio della Calabria.

Prof.ssa Giusi Princi VicePresidente della Giunta Regionale Calabria e tra le altre  Deleghe  e’ Assessore Regionale alla Pubblica Istruzione

Direttore  Generale  dell’Ufficio Scolatico Regionale  per la Calabria

Dott.ssa  Utini Antonella

 

Art. 2.  Della Legge  482 dle 1999, recita:  ” In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.”

 

Il  3 e il 4 Ottobre  2019  si e’ tenuto in Val di Fassa  un importante  Seminario sull’insegnamento della Lingua di Minoranza nelle scuole, vedi locandina.

Ha preso parte ai lavori  preparatori del Seminario di Val di Fassa la prof. Lucia Abiuso, giornalista e conduttrice radiofonica, specialista  in divulgazione scientifica  e fu  impegnata in progetti speciali dell’Ufficio Scolastico Regionale della Calabria,  in particolare  nel Gruppo di Lavoro Nazionale per l’insegnamento nelle scuola  delle Lingue di Minoranza Storiche, purtroppo deceduta prematuramente nel 2021.

Gli  atti del Seminario Nazionale nel ventennale  della Legge  482/1999, a cui  partecipò  tra gli altri   la professoressa  Lucia  Abiuso e  anche  Dirigenti Scolatici e Docenti da tutta italia e fu presente  la scuola  Catanoso-De Gasperi   di Reggio Calabria, durante  i lavori  svolti  nella scuola ebbi  il piacere  di partecipare   invitato dall’   Assessore  alle Minoranze  Linguistiche   del Comune  di Reggio Calabria la prof.ssa Lucia Anita Nucera.  Si riportano  per la cronaca  i Ringraziamenti  presenti negli Atti del Seminario  che sono rivolti a tutti coloro che hanno preso parte ai lavori  che  ha  interessato tutte le scuole in rete d’Italia   per  diversi mesi  e il seminario di Val di Fassa  e’ stato  la sintesi  per  conoscere  luci ed ombre dell’insegnamento nelle scuole delle lingue di minoranza, nel riguardo riportiamo una relazione molto attuale della prof. Daniale Marrocchi, rappresentante  del Ministero della P.I. per le Minoranze Linguistiche Storiche.

 

Lo svolgimento  del Seminario il 3 e 4 Ottobre 2019  coincise anche con il ventennale della Legge  482/99  Legge di attuazione Costituzionale dell’art. 6  ma  fu  fatto  e realizzato   in Val di Fassa  perchè  la scuola  capofila  di coordinamento  dell’importante iniziativa  del Ministero della Pubblica Istruzione sull’insegnamento delle Lingue di Minoranza nelle scuole,  iniziativa   che dura da diversi anni,   era stata  scelta  dopo un avviso pubblico del  Ministero della Pubblica Istruzione appunto  una scuola della Val di Fassa.   

Ai giorni nostri ( n.d.r. era Ottobre 2021,  vedere  Calabria Live del 31 Ottobre 2021) con la circolare del MIUR del 2021 a firma  della  Dott.ssa Maria Assunta Palermo, Direttore Generale della Direzione generale per gli ordinamenti scolastici, la valutazione e l’internazionalizzazione del sistema nazionale di istruzione del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e formazione del Ministero dell’Istruzione abbiamo appreso una bellissima notizia per la Calabria,

L’Istituto comprensivo Sabatini di Borgia (CZ) è stato individuato come Scuola Capofila nazionale  della Rete, riportiamo integralmente il testo della Circolare del 30 Luglio 2021 per l’importanza che riveste, nell’ambito della costituzione della Rete nazionale delle scuole con Lingua di Minoranza: “Come è noto, la scrivente Direzione Generale, nell’ambito delle iniziative finalizzate alla tutela e alla promozione delle minoranze linguistiche tutelate dalla Legge 15 dicembre 1999, n. 482, si è attivata per promuovere la costituzione di una Rete nazionale delle scuole con lingua di minoranza come “luogo” di incontro e di confronto permanente sulle questioni didattiche, metodologiche, valutative e organizzative dell’insegnamento delle lingue di minoranza. La costituzione della Rete nazionale rappresenta un’importante occasione per rilanciare diverse iniziative a sostegno delle istituzioni scolastiche impegnate nello sviluppo dell’insegnamento delle lingue di minoranza. In questo periodo si sta completando la fase di sottoscrizione dell’accordo di rete e l’avvio delle attività da parte l’Istituto comprensivo “Sabatini” di Borgia (CZ), individuato con D.D. n. 1935 del 9 dicembre 2020 Scuola Capofila della Rete a seguito di apposita valutazione delle candidature presentate. Parallelamente, anche per il biennio 2021/2022, sono previsti i finanziamenti a favore delle scuole del primo ciclo che attivano progetti nel campo delle lingue di minoranza e che potranno avvalersi anche delle iniziative di supporto organizzate dalla Rete nazionale”.

L’Istituto  Comprensivo  “G.Sabatini “ – di Borgia in provincia di Catanzaro, che  non è un Comune che appartiene  alle Minoranze Linguistiche,  ha  avuto  assegnata  questa  importante  responsabilità  per il lavoro svolto  dai docenti  di un plesso  che  insiste su un Comune appunto   Caraffa di Catanzaro  che  invece  appartiene  alle  Minoranze Linguistiche Storiche   percio’  va  valutata  attentamente  la Tutela  delle Minoranze Linguistiche Storiche avendo cura di richiedere  percorsi  di  insegnamento  attraverso  “curricula” , di cui la logica e l’opportinità di lavorare  “per  progetti”  estemporanei vanno ad integrare e non a sostituire il percorso  VIRTUOSO E CONTINUO CURRICULARE che prevede docenti  ad  hoc  impegnati e  retribuiti dal Ministero della Pubblica Istruzione, garantendo la  continuità dell’insegnamento a partire  dalle scuole dell’infanzia  e fino a tutte le scuole di primo e anche di  secondo grado  che insistono sul territorio del Comune riconosciuto appartenente  alle Minoranze  Linguistiche, solo cosi’  sara’ possibile  tutelare  e  non far estinguere  questo patrimonio immateriale  di cui Calabria  puo’ vantare. Ma  che  fino adesso  la Tutela  non riuscita  nella sua  completezza.  I  due  episodi  con presenza  di docenti  curriculari  a Gardia Piemontese e  a San Demetrio Corone ( come giaà documentato da Calabria Live  il 2 e il 9 di Ottobre 2022)  non fanno testo  come  generazione di valore  socio-economico  ma  dovrebbero essere presi  a modello  anche dalle  altre  scuole  presenti in tutti i Comuni riconosciuti e  appartenenti alle  Minoranze Linguistiche  Storiche e tutelate dalla Legge  482/99, anche  nelle  aree dei Comuni appartenenti  alle  cosiddette  Minoranze Linguistiche dell’ Area Grecanica  in cui e’ riconosciuta  per Legge  anche la città di Reggio Calabria  per quanto riguarda la Tutela della Lingua Greca- Calabra. Nell’era  di oggi in cui la scrittura  e’ divenuta molto importante basti pensare  ai social  e  alle traduzioni con i sottotitoli  che facilitano l’aprendimento della lingua attraverso anche  i video e le LIM in classe non si puo’ pensare  anche  nel terzo millennio che  la trasmissione orale della lingua  sia  la panacea per tutelare un PATRIMONIO IMMATERIALE.  Quanto raccontiamo del mancato superamente  dell’esame  in prima elementare  riportato ai nostri giorni dall’intervista dell’architetto  Atanasio Pizzi  nato a Santa Sofia di Epiro  la dice lunga sulla cattiva  gestione della Tutela della Lingua di Minoranza, l’utilizzo  nel focolare domestico comunque h preservato la lingua ma oggi non è piu’ sufficente, ma forse oggi non basta piu’  e va integrata  con programmi  ufficiali di tutela che comportano  anche una forte solidarietà perché innescano  positive ricadute sulla crescita delle bambine e dei  bambini.

 

Prima  di proseguire  vorremmo  fare un momento di riflessione facendoci  aiutare da quanto  detto nella  Udienza  Generale di Papa Francesco  del 19 Ottobre  2022, in sintesi   dice il Papa, esprimere    correttamente  i propri  bisogni è  giusto, mentre  lamentarsi  sempre   e’ quasi peccato.   Pertanto nel caso nostro  se  l’obiettivo  principale  e’ quello di preservare la Lingua di Minoranza   Storica per  comprendere  meglio dobbiamo far  riferimento  all’art. 2  della  Legge di Tutela 482/99:  “ In attuazione dell’articolo 6 della Costituzione e in armonia con i princípi generali stabiliti dagli organismi europei e internazionali, la Repubblica tutela la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo.”   Le  popolazioni storiche  a cui  la legge 482/99    si riferisce  nel caso della nostra regione  sono presenti da secoli  e sarebbe  opportuno oggi almeno  convenzionalmente  accettare  che  stiamo parlando di  italo-albanesi, italo-occitani e italo-greci.  Nel rivedere i recenti  numeri  di Calabria Live   del  2 Ottobre  e del 9 Ottobre  in cui  abbiamo pubblicato  le pagelle/ valutazioni  di percorsi  curriculari  si trova  scritto  lingua Albanese  e Lingua  Occitana, purtroppo  non abbiamo  avuto sentore  di percorsi curriculari  ad oggi  con  pagelle/valutazioni  per la lingua greca.  Intervistando  la  Maestra  Silvana  Pietramala  ci ha spiegato  che lei  insegna  il Guardiolo, la lingua Occitana di Guardia Piemontese  che è la lingua di quella popolazione grazie   anche ad una Certificazione di fatta da dall’Università della Calabria in particolare da un professore esperto di Occitano il prof. Hans Peter Kunert  che ha firmato anche un Dizionario oltre  a vari libri per bambini per quella comunità Occitana   dove insieme  ai parlanti e all’insegnante   hanno stabilito un codice  standard  che tutti adottano e  comprendono.  Per  chiarire  meglio  questo dubbio  da parte di molte persone  in cui a scuola si insegna  l’Albanese  e non l’Arbereshe  ovvero secondo art. 2  della Legge non impone l’Albanese moderno, ma la tutela della Lingua e del Patrimonio culturale delle popolazioni storiche, la popolazione è  riuscita  a mantenere  viva  la lingua nei secoli  e nuovamente   abbiamo chiesto al Dirigente  Scolastico il prof. Antonio Iaconianni  che ci ha  confermato che si insegna l’Arbreshe e non l’albanese  moderno,  ma poi in pagella  si usa il termine del Decreto  del Ministero  che ha istituito la Cattedra e la Classe di Insegnamento  e abbiamo chiesto nuovamente al prof. Iaconianni di  spiegarci meglio come sono andati i fatti e quali  sono le alternative possibili. 

Antonio Iaconianni, 65 anni, da 12 dirigente scolastico.

2010 – 2012 Istituto Omnicomprensivo San Demetrio Corone (CS)

2012 ad oggi Liceo Classico “B. Telesio” Cosenza

Calabria.Live  Professore  ci ritroviamo  nuovamente  perché la Sua preziosa  esperienza  dovrebbe  aprire  il varco  per  avere  percorsi curriculari  anche nelle altre  scuole della Calabria che insistono  sui Comuni appartenenti alle  aree di Tutela Costituzionale, visto che la Scuola, l’Insegnamento, la Cultura, la Famiglia  e le altre Istituzioni  interessate  che fanno parte della, mi consenta il termine,   “Filiera Culturale”  di una Nazione. Ci puo’ spiegare meglio come  sono andati  i fatti in merito all  Tutela in questo caso della cattedra di Lingua arbereshe?

La mia esperienza riguardo le lingue di minoranza risale al settembre 2010 quando fui nominato alla guida dell’ Istituto Omnicomprensivo di San Demetrio Corone (CS).

La Riforma Gelmini, appena varata, per il Liceo Classico (presente nell’ Omnicompresivo) prevedeva il seguente quadro orario:

Trovandomi in un paese arbereshe mi colpì molto la circostanza che nel quadro orario non fosse presente la loro lingua parlata.

Interessai della circostanza il sen. Cesare Marini che portò la questione in Parlamento e riuscimmo ad ottenere -con l’emanazione di un provvedimento ministeriale- l’inserimento nel quadro orario del curriculo del Liceo Classico di San Demetrio Corone, per i primi 4 anni di corso, n. 2 ore / settimana di lingua Arbereshe.

L’insegnamento fu affidato a un docente di ruolo di Lingua e Cultura Arbereshe (Classe di Concorso A024-f) presente nell’ organico provinciale.

Il quadro orario del Liceo Classico di San Demetrio Corone si trasformò, quindi, così come si riporta

 

Se il nostro intervento in Parlamento, vedi articolo del quotidiano del sud  del 7 novembre 2010  non avesse avuto buon fine avevo pensato ad un c.d. “Piano B” ossia sottoporre ai voti del Collegio dei Docenti il quadro orario ampliato dalla disciplina della “Lingua e Cultura Arbereshe”.

Ed ancora va osservato che quand’anche non fosse stato disponibile in organico provinciale un docente di Lingua Arbereshe lo avremmo reclutato attraverso avviso pubblico e retribuito con i fondi del contributo volontario delle famiglie.

Prof. Iaconianni  La ringraziamo innanzitutto  perché  le  varie  lamentele non portano a nulla  perché   senza alcun  impegno, secondo  Papa Francesco  oggi potrebbero divenire  un quasi peccato,  mentre Lei con il suo impegno  ha dimostrato che è  possibile  soddisfare i bisogni di cultura come Lei ha ben fatto  studiando e conoscendo  le procedure,  e poi la ringraziamo   per  la bellissima  risposta/riflessione  perché pur  di raggiungere l’obiettivo e  non lasciare  senza docente  i suoi studenti,  avrebbe  fatto  fronte  ai fondi  del contributo volontario, anche questo  è  un esempio  da esportare.

Lingue di minoranza a scuola Luci, ombre e prospettive future nel ventennale della Legge 482/1999

 Nella splendida cornice della Valle di Fassa, tra lo spettacolo suggestivo offerto dalle Dolomiti e la calorosa accoglienza della Scuola ladina di Fassa, si è svolto dal 3 al 4 ottobre 2019 il Seminario nazionale “Lingue di minoranza a scuola”. L’evento è stato organizzato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca in collaborazione con la Provincia di Trento nel ventennale della legge 482 del 1999, la legge che ha dato finalmente attuazione ad uno dei principi fondamentali della Costituzione basato sul pluralismo e la tutela culturale e linguistica delle minoranze. Si tratta dell’articolo 6 della Costituzione che, in modo semplice ma incisivo, recita: “La Repubblica tutela con apposite norme le minoranze linguistiche”.

Non si è trattato soltanto di un evento celebrativo di una ricorrenza, peraltro altrove passata pressoché inosservata. Al contrario, l’occasione è stata propizia per stimolare la riflessione e il confronto sul tema dell’insegnamento delle lingue di minoranza anche attraverso la disseminazione delle migliori esperienze realizzate nel corso degli anni dalle istituzioni scolastiche. Il Seminario, pur coinvolgendo anche autorità locali, enti, centri di ricerca linguistici, ha visto protagoniste le scuole del primo ciclo che attivano progetti nel campo delle lingue di minoranza e che sono situate in “ambiti territoriali e subcomunali delimitati in cui si applicano le disposizioni di tutela delle minoranze linguistiche storiche” .

Dirigenti scolastici e docenti di scuole provenienti da tutto il territorio nazionale hanno potuto confrontarsi all’interno di sei workshop tematici che hanno spaziato dall’apprendimento della lingua e del rapporto con le diverse forme di linguaggio, alla valorizzazione del patrimonio storico culturale, alla valutazione delle competenze linguistiche per finire con le alleanze con il territorio attraverso reti e partenariati. Dopo dieci anni dal primo seminario sulle lingue di minoranza a scuola, era forte l’esigenza di ritrovarsi per discutere, in un clima di confronto costruttivo, temi, problemi ed esperienze e per riflettere sui punti di forza e sulle criticità incontrate nell’insegnamento delle lingue minoritarie.

Le lingue di minoranza a scuola: un quadro vivace e intenso L’immagine restituita dal Seminario è quella di un dipinto dalle tonalità e intensità diverse, dalle sfumature vivaci alternate a pennellate più scure. Il primo dato positivo è l’aver riscoperto e risvegliato un mondo che solo apparentemente è assopito ma che nella realtà dei fatti lavora alacremente, con convinzione e dedizione all’interno di comunità a volte piccole ma fortemente motivate. Il fulcro di queste realtà rimangono le scuole che, con la loro vivacità, coinvolgono nei loro percorsi didattici le famiglie e il territorio generando una ricchezza culturale, prima ancora che didattica e metodologica.

È stato arricchente vedere come realtà linguistiche e storico-culturali completamente diverse si siano confrontate sulle stesse tematiche, ognuno attraverso modalità e strumenti adeguati al proprio contesto. In fondo, per le lingue di minoranza valgono le stesse considerazioni riguardanti le lingue nazionali. La lingua, prima di essere comunicazione, è uno strumento di espressione del pensiero ma è anche intrinsecamente connessa con la cultura di una comunità in quanto contribuisce alla strutturazione dell’identità e del senso di appartenenza di una persona. Senza dimenticare che le ricerche hanno ormai da anni sottolineato i vantaggi cognitivi derivanti dal bilinguismo, anche con lingue di minoranza.

Dunque la lingua di minoranza non è alternativa alla lingua di scolarizzazione ma espressione della più ampia competenza multilinguistica, riconosciuta dalla Raccomandazione del Consiglio 1 Legge 15 Dicembre 1999, n. 482, art.3. 2 MIUR, Quaderni della Direzione Generale per gli Ordinamenti Scolastici e per l’Autonomia Scolastica (2010). Lingue di minoranza e scuola. A dieci anni dalla Legge 482/99. Roma: Anicia dell’Unione Europea relativa alle competenze chiave per l’apprendimento permanente adottata il 22 maggio 2018. Le metodologie utilizzate fanno perlopiù ricorso a un approccio alla glottodidattica ludica, al linguaggio multimediale, alla partecipazione interattiva di bambini, genitori ed insegnanti, all’uso veicolare della lingua nella variante locale.

L’uso degli strumenti tecnologici serve per avvicinare gli alunni alla lingua minoritaria stimolando le nuove generazioni ad appropriarsi del proprio patrimonio linguistico in modo accattivante. Inoltre, i prodotti multimediali realizzati confluiscono sui siti web delle scuole della rete, nonché sulle apposite piattaforme on-line affinché possano essere direttamente fruibili dall’utenza e facilmente trasferibili in altri contesti. In ogni caso tutte le diverse metodologie didattiche adottate partono dai bisogni linguistici degli alunni e fanno costante riferimento alle Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione del 2012 che riconoscono nell’educazione plurilingue uno strumento culturale per l’esercizio della cittadinanza attraverso il passaggio dall’alfabetizzazione strumentale all’alfabetizzazione culturale e sociale.

Non solo luci… Scuole attive, docenti e dirigenti motivati, proficue sinergie territoriali… tutto perfetto, dunque? Purtroppo no, il nostro bel dipinto presenta anche tinte più fosche a partire dai pregiudizi linguistici che continuano ad avvolgere le lingue considerate meno prestigiose: a che serve una lingua che pochi conoscono e parlano? Ma è veramente una lingua o è un dialetto? Non è meglio imparare bene l’italiano e, al massimo, l’inglese? Non è facile per le scuole, senza un adeguato supporto, far comprendere l’importanza della cultura d’origine per una equilibrata crescita personale e per lo sviluppo di capacità cognitive e comunicative in un contesto di relazioni globali e interculturali.

Peraltro, le dodici lingue di minoranza italiane 3 hanno una diffusione non omogenea sul territorio nazionale per ragioni storiche, geografiche e culturali tanto che vi sono lingue di minoranza fortemente radicate a livello locale ed altre a rischio di estinzione. Il grado di tutela e di promozione delle lingue di minoranza risente fortemente dalle diverse politiche linguistiche regionali, più o meno attive e consapevoli, dalla progressiva riduzione dei fondi nel corso degli anni, dalla dispersione dei finanziamenti per mancanza di organicità e sistematicità degli interventi. Anche nell’ambito della scuola i progetti promossi dal Ministero dell’Istruzione sono il più delle volte rimessi alla sensibilità e al volontariato di pochi con il rischio di scadere nell’estemporaneità e nella mancanza di continuità.

Per non parlare poi della questione della formazione di docenti che abbiano adeguate competenze linguistiche e metodologiche nella lingua di minoranza. Quali prospettive future per l’insegnamento delle lingue di minoranza? Il Seminario ha, dunque, restituito una immagine dell’insegnamento delle lingue di minoranza a velocità diverse. Questa consapevolezza, non nuova nella scuola, ha però permesso di interrogarsi sulle prospettive future delle lingue di minoranza a scuola facendo leva proprio sulle peculiarità territoriali e culturali entro un quadro di unitarietà. È emersa da più parti l’esigenza di una governance complessiva che dia organicità a tutti i livelli di intervento (non solo nell’ambito dell’istruzione) come supporto strategico alle specificità culturali locali definendo un livello sistemico generale con una regia statale.

Sul piano dell’insegnamento delle lingue di minoranza è stato sottolineato come è possibile avvalersi degli strumenti dell’autonomia scolastica per valorizzare le diversità culturali e territoriali entro una cornice definita a livello nazionale. In questo senso il curricolo costituisce uno strumento di lettura pedagogica della 3 Sono riconosciute la lingua e la cultura delle popolazioni albanesi, catalane, germaniche, greche, slovene e croate e di quelle parlanti il francese, il franco-provenzale, il friulano, il ladino, l’occitano e il sardo. realtà sociale e culturale e la lingua di minoranza non va confinata nel progetto avulso dal curricolo ordinario, più o meno articolato ed efficace, ma va adottata la logica della “progettualità permanente” in cui la lingua di minoranza diventa uno strumento formativo-culturale cardine del Piano triennale dell’offerta formativa.

In questa logica, anche l’apporto del Ministero dell’Istruzione (e degli Uffici scolastici regionali che ne costituiscono le articolazioni periferiche) può essere finalizzato ad un sostegno allo specifico curricolo d’istituto anche con una revisione delle modalità di finanziamento dei progetti delle scuole. La proposta che è emersa dal Seminario è quella di definire a livello nazionale una ipotesi progettuale ampia che ciascuna istituzione scolastica possa far propria e sviluppare secondo le peculiarità della propria offerta formativa. Parallelamente, la costituzione di una Rete nazionale delle scuole con lingua di minoranza potrebbe essere il “luogo” di incontro e di confronto permanente per le questioni didattiche, metodologiche, valutative, organizzative e per una riflessione, anche in collaborazione con le Università, sulle pratiche didattiche attuate nelle scuole.

I finanziamenti, quindi, non sarebbero finalizzati tanto alla realizzazione del singolo progetto ma si inserirebbero nel quadro di una progettualità di istituto che gode della riflessione e del confronto sviluppato a livello generale nella Rete in cui sono protagoniste le stesse scuole. Ancora tante questioni aperte Il clima nel quale si sono svolti i lavori del Seminario e l’entusiasmo che ciascun partecipante ha portato con sé al rientro nelle rispettive comunità fanno ben sperare per il futuro delle lingue di minoranza. Ciò non toglie che ancora siano diversi gli interrogativi e le questioni aperte che attendono di essere approfonditi. Si va dalle problematiche prettamente linguistiche, tipiche di tutte le lingue, a quelle più specifiche legate alla formazione dei docenti e alla loro certificazione linguistica.

Posizioni diverse sono emerse in relazione al fatto che qualsiasi lingua di minoranza, proprio in quanto lingua, può essere contemporaneamente considerata come oggetto di un insegnamento specifico ma contemporaneamente è trasversale in quanto mezzo di comunicazione ed espressione del pensiero. Da qui deriva l’annosa contrapposizione dell’insegnamento della lingua con l’insegnamento nella lingua, con estensione dell’approccio CLIL per le discipline di studio che richiedono un linguaggio specialistico, non sempre facilmente individuabile nelle lingue di minoranza. Tali premesse comportano anche delicati risvolti sul piano valutativo in quanto si discute se si può parlare per le lingue di minoranza di una competenza specifica che richiede una valutazione e una certificazione a sé oppure se è sufficiente valutare la lingua di minoranza all’interno della più ampia competenza multilinguistica.

Non si tratta di interrogativi di poco conto che possono essere risolti facilmente in una due giorni di lavori seminariali, pur intensi e proficui. Tuttavia la possibilità di incontrarsi e di condividere esperienze e percorsi didattici ha certamente contribuito a dare una nuova linfa alla discussione risvegliando la consapevolezza del valore delle lingua di minoranza nell’educazione. L’auspicio è di proseguire su questa direttrice nei prossimi mesi senza attendere i futuri anniversari della Legge 482 del 1999.

“La referente del Ministero Istruzione per le lingue di minoranza Daniela Marrocchi”

Per  concludere  questo percorso sulla  scuola  per l’insegnamento della Lingua di Minoranza   che abbiamo fatto  oggi  con riferimento al Seminario  di Val di Fassa  ricordando  la  prof.ssa  Lucia  Abiuso   nel riquadro  pubblichiamo un bellissima  relazione tenuta dalla prof,ssa Daniela  Marrocchi  rappresentante del Ministero della Pubblica  Istruzione  che ha buttato le basi per una nuova visione dell’insegnamento della Lingua di Minoranza  nelle  scuole  anche in Calabria  rigettando  così  definitivamente  il “lamentificio”  che in Calabria  non porta  da nessuna parte. 

 

 

 

 

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