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Mediterranea

RITI DI PASSAGGIO E DRAMMA SOCIALE OGGI

 “Un dramma sociale si manifesta innanzitutto come rottura di una norma, come infrazione di una regola della morale, della legge, del costume o dell’etichetta in qualche circostanza pubblica. Questa rottura può essere deliberatamente, addirittura calcolatamente premeditata da una persona o da una fazione che vuole mettere in questione o sfidare l’autorità costituita […] o può emergere da uno sfondo di sentimenti appassionati. Una volta comparsa, può difficilmente essere cancellata. In ogni caso, essa produce una crisi crescente, una frattura o una svolta importante nelle relazioni fra i membri di un campo sociale, in cui la pace apparente si tramuta in aperto conflitto e gli antagonismi latenti si fanno visibili. Si prende partito, si formano fazioni, e a meno che il conflitto non possa essere rapidamente confinato in una zona limitata dell’interazione sociale, la rottura ha la tendenza a espandersi e a diffondersi fino a coincidere con qualche divisione fondamentale nel più vasto insieme delle relazioni sociali rilevanti, cui appartengono le fazioni in conflitto.” V. Turner

Il dramma sociale ha quindi luogo quando nell’ambito della vita quotidiana di una società si crea una frattura nelle tradizionali norme del vivere oppure quando si genera un punto di svolta rispetto alla consolidata struttura socioculturale e ci si adopera per far affiorare l’ipotetica ‘anti struttura’. I drammi sociali rivelano “strati sottocutanei” della struttura sociale e fanno affiorare allo scoperto elementi oppositivi della società stessa, facendo pulsare le vene reticolari che strutturano le relazioni interpersonali di una determinata società, fino a farle scoppiare.

Secondo Turner, infatti, i drammi sociali hanno la caratteristica di attivare opposizioni all’interno di gruppi, classi sociali, etnie, categorie sociali, ruoli e status cristallizzati, trasformando queste opposizioni in conflitti che, per essere risolti, necessitano di una rivisitazione critica di particolari aspetti dell’assetto socioculturale fino ad allora legittimato

Questo per la nascita del Teatro, nel Carnevale invece subentrano anche i miti legati alla fine dell’Inverno, ai culti dionisiaci, e quant’altro, ma rimane fortissima la sua valenza di rottura dell’ordine e della norma, un rigenerante bisogno collettivo di trasgressione “autorizzata”, e di conseguenza “teatralizzata”.

E nella tradizione teatrale popolare, e spesso vernacolare, forme di teatralizzazione del fenomeno sono sempre state presenti.

Come per Piedigrotta a Napoli, Carnevale rappresenta un’operazione catartica in grado, attraverso l’aspetto ludico, di rompere la regola per poi mantenerla viva, proprio attraverso il suo abbandono e immediato ripristino…

Nella cultura del nostro Sud, sono aspetti importanti, proprio in una terra dove la trasgressione, lo scherzo e lo sberleffo, rappresentano una sana risposta alle difficoltà quotidiane e di sempre

Posso tranquillamente affermare che la mia Terra è Napoli, che la mia Terra è la Campania… La mia terra è il Sud… La mia Terra è l’ex Regno delle due Sicilie…

La mia lingua è l’Italiano… La mia lingua è il Napoletano, lingua oggi patrimonio dell’Unesco, ieri lingua ufficialmente parlata in tutte le Corti europee.

La mia Terra oggi è mortificata e violentata in primis dall’ignoranza, di quelli che l’hanno ridotta a deposito di veleni, senza pensare che il veleno uccide tutti, anche i loro figli… e poi da quelli che hanno distrutto le sue industrie e le sue vocazioni naturali per assoggettarla ad un sistema che non le apparteneva, azzerando così la possibilità di lavoro nei suoi confini, ed annientando così di fatto il senso della propria coscienza e senso di identità…, e ancora, da quelli che le hanno incollato addosso i panni di un eterno giullare di corte, divertente e sciocco al tempo stesso…, la mia Terra non è solo pizza, mandolino e pianti in diretta, la mia Terra non ha mai inventato ‘fazzolettate’ ai matrimoni…, e non si riproduce quotidianamente nelle voci sguaiate di una musica che non riesce più a rappresentare un popolo, perché ahimè oggi non c’è più il popolo (forse…), d’altronde se da un Sanremo spaventoso nella sua inconsistenza crassa, nutrita dai rituali di una borghesia stanca, i cui esponenti si ergono a contemporanei demiurghi delle mode e dei saperi, si parla della mia Terra solo per offenderla e denigrarla, di cosa parliamo?

E cosa dire degli illuminati, di quelli “che sanno parlà pulito”, che si perdono in difesa di canzoni musicalmente banali solo perché cantate da un conterraneo, e dall’altra parte cosa dire invece degli sciocchi servi del sistema, giullari televisivi, e radiofonici che lo deridono senza ragione offendendo la sua terra d’origine, ancora… 

Baudelaire in una poesia immaginava la morte sottoforma di carogna ad un passo da noi, ma oggi la Morte, quella della coscienza, è arrivata nelle nostre case, non vicino ma dentro…

Basta…

Basta con lo spreco dei soldi pubblici per programmi spazzatura, mentre un panettiere, un operaio, un artigiano muoiono suicidi/assassinati, ed ahimè non è un ossimoro, per una multa/gabella datagli da chi burocraticamente, e pedissequamente, ha eseguito quanto previsto dalla legge… storia purtroppo replicata altrove, storia di tutti i giorni…

Intanto stiamo arrivando a Carnevale… i cui riti si preparano come da millenni a celebrare una follia, che è valvola di sfogo sociale, oggi la follia è compagna del nostro quotidiano, Carnevale è morto tanto tempo fa…

Basta…

Quali sono le variabili dalle quali dipendono gli scenari mondiali? In che misura le fonti energetiche, la demografia, le materie prime, le nuove tecnologie, l’ambiente e l’evoluzione del clima influenzano la società che ci attende? A questi quesiti tentò di rispondere, anni fa, il libro di Giancarlo Elia Valori  ‘Il futuro è già qui’ , analizzando uno per uno gli elementi essenziali attorno ai quali ruotano i destini dell’umanità.
Il libro, spiega l’autore, ”è una nuova iniziativa editoriale che ha un po’ analizzato nelle loro future implicazioni quelli che sono gli elementi essenziali attorno ai quali ruotano i destini dell’umanità: il petrolio, la crescita demografica dei paesi in via di sviluppo, l’invecchiamento della popolazione del mondo occidentale, il riscaldamento globale”.
Ben Ammar dedicò in quell’occasione un suo intervento ai rapporti tra Italia e paesi arabi, in particolare alla Libia. Si disse ”fiducioso sul rapporto tra Italia e Libia e di aver avuto l’onore di essere un piccolo architetto di queste relazioni”. Sottolinea quindi il coraggio dell’Italia nell’aver ”chiesto scusa” per il colonialismo nel periodo fascista. ”Non è stata una piccola cosa”.
L’idea centrale del libro, afferma Catricalà, è quella di portare il Mediterraneo a essere ”centro dell’interesse europeo e in particolare dell’Italia’.
L’imprenditore franco-tunisino Ben Ammar chiese all’Italia di tenere aperte le frontiere nei confronti dei paesi del Medio Oriente, per consentire ai giovani, ”ai leader di domani” di conoscere questa cultura. Leader politici di questi Paesi non conoscono nulla della cultura italiana, ”non hanno mai visto un film di Fellini”. Ma per i giovani arabi ”trovare un partner che comprenda i loro bisogni è fondamentale, e in questo l’Italia è riuscita bene”.

 Mi torna alla memoria questa mia poesia, scritta al Cairo durante la rivoluzione di anni fa, che voglio farvi conoscere…

 

Nulla di nuovo sotto il sole… 

 l’aria è calda di smog ed umori terreni

 di effluvi lenti sotto uno spicchio di luna

 i gelsomini bianchi sono striati dal sangue

 nulla di nuovo sotto questa falce di luna…

Il fiume scorre lento

non riesco a specchiarmi

sono persa nella polvere

la gola secca

gli occhi umidi

La piazza a due passi

distante l’immagine fissa sullo schermo

mentre sotto casa il bagliore di una lama nel buio

immaginata o reale

 Camminiamo svelti con passi calmi

 mai mostrare il volto al pericolo

 … be quiet…

 … relax…

 Nell’aria l’odore di gomma bruciata

 Tu

 molto più lontano del coprifuoco

 il tempo solo un inganno dei sensi…

 

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