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“EROINE” – VINICIO LEONETTI

“…non ci danno la licenza di uccidere come al collega Bond, ma in situazioni estreme anche i rimedi sono estremi”. In questa frase, tutta la differenza tra le atmosfere cosmopolite e rarefatte tipiche delle avventure dell’agente 007 e le vicende brutte sporche e cattive di Concetta “Concy” Casiglia, quarantenne palermitana della Zisa catapultata in prima linea e quasi suo malgrado, come un petardo rumoroso e malsano, nel mondo della cosiddetta intelligence italiana.

Maria Concetta, protagonista e voce narrante di “Eroine”, spy story tutta nostrana scritta con evidente divertimento da Vinicio Leonetti, uomo del sud ed esperto giornalista di “nera”, ha lo sguardo della tigre e del lupo braccato, della volpe ferita e della cagna perennemente in calore, sempre in cerca di vendetta e di quel briciolo d’amore che da sempre le viene negato. E allora sesso, sesso a volontà con la bramosia degli eterni delusi dalla vita, sesso sporco e ossessivo, sesso come droga, come rivalsa per dimenticare le delusioni cocenti provenienti dall’universo maschile, dimenticare gli intrighi, i tradimenti, dimenticare di essere stata, un tempo, una donna come tutte le altre.

Tra il Medio Oriente, l’America e l’Italia ostile dei nostri giorni avari di empatia e solidarietà, Concy Casiglia gioca l’unico ruolo che la vita le ha lasciato: l’eroina sfrontata e fragile, senza tetto né legge, vincente come possono esserlo i disperati senza più niente da difendere, nemmeno la propria identità.

Leonetti si cala, con qualche eccesso verbale, nel difficile ruolo di una donna-uomo, con tutti i peggiori difetti di entrambi i sessi, e ci racconta una storia tutto sommato godibile, in cui tutto è così sopra le righe da sembrare credibile, almeno sotto l’ombrellone. Che non è poco, ve lo assicuro.

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