LA FONDAZIONE CORRADO ALVARO SALUTA IL NUOVO VESCOVO DI LOCRI-GERACE
Ecco il testo della lettera che Franco Arcidiaco, Presidente della Fondazione Corrado Alvaro, ha inviato...

Ecco il testo della lettera che Franco Arcidiaco, Presidente della Fondazione Corrado Alvaro, ha inviato...

L’eterno abracadabra dell’assurdo
«Se vuoi vivere, non puoi essere che un attore, un commediante, proprio come lo sono gli dèi e il cosmo; e una volta che hai iniziato a vivere, devi accettare la dualità irriducibile della vita, dell’umano: la chiarezza della ragione e l’eterno abracadabra dell’assurdo». In altri passaggi di A proposito di Casanova ( Traduzione di Laura Sgarioto, Adelphi, Milano, 2025) Miklós Szentkuthy, a proposito di questo dualismo, parla del «lato animale e di quello cerimoniale», della «forma anarchica e quella civilizzata», «l’urgenza di appagare il desiderio e il garbo del fanciullo ben educato» e «il pensiero nervosamente fresco e preciso come un cane da punta, a una grande lucidità» e «il fine meccanismo del piacere». Casanova concilia questo dualismo, tra l’altro proprio anche del suo secolo (il XVIII), attraverso la «situazione». «L’amore è un gioco mortale di esseri umani o un solitario erotico, non è anima, non è corpo, non è matrimonio, non è avventura – l’amore è “situazione”; costellazione di oggetti, persone e momenti, dove ogni oggetto, momento o componente umana hanno lo stesso valore». «Gli uomini non esistono, esistono solo le circostanze». «Noi non vogliamo libri, e non vogliamo dèi; non abbiamo mai avuto entusiasmi metafisici; non ci importa nulla né del futuro né del passato dell’umanità; ce ne infischiamo ugualmente dell’arte. E della verità – l’unica cosa che ci abbia davvero eccitato in tutta la nostra vita è stata qualche situazione di beatitudine di tanto in tanto: la combinazione, in un’armonia da sogno, di donne, paesaggio e salute». Szentkuthy ci tiene subito a demarcare un fatto. «Dal punto di vista erotico, ciò che troviamo sorprendente di Casanova è in realtà la grigia convenzione del suo secolo; quello che agli occhi di un lettore ingenuo fa di Casanova “Casanova” non è altro che l’anonima cornice di quell’epoca – le peculiarità dell’uomo sono da tutt’altra parte». Noi abbiamo unicamente la possibilità di leggere il «libro» di Casanova; non di conoscere il Casanova reale. In questa direzione, nell’equivalenza onto-assiologica di «persone» e «oggetti, Giacomo Casanova diventa un filosofo del particolare. Se ogni evento è tutto ciò che accade in un certo luogo e in un determinato momento, Venezia è il luogo e il Settecento è il «momento» esatto nel quale la «situazione» prende forma. «Così come Toscanini (invitabile l’associazione con Casanova dal punto di vista della spietata rigidità) dice che lui esegue soltanto quello che c’è nella partitura; e dunque nessun mito intellettuale della “forma” lo turba; così anche Casanova fa esattamente ciò che è scritto nelle note del corpo e della natura, né più né meno». C’è altro da dire?
