Aldo Grasso: Se chi fa inchieste perde la credibilità
da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

Il woke e la lezione degli anni ’70, articolo di Luigi Manconi, apparso, oggi, sul quotidiano «La Repubblica», tende a mettere ordine. «La sinistra non ha saputo realizzare lotte adeguate né sul terreno dei diritti civili né su quello dei diritti sociali». «L’accesso ai diritti civili è indissolubilmente legato a quelli economico-sociali». «C’è stata una stagione dell’Italia repubblicana nella quale la mobilitazione per le libertà soggettive e quella per le libertà economico-sociali sono andate di pari passo integrandosi virtuosamente». Manconi è un olista particolare. Riconosce al woke quello che è del woke e riconosce alle grandi lotte «materiali» («lo Statuto dei lavoratori (…), la soppressione delle gabbie salariali») l’importanza che esse hanno, storicamente, avuto. L’«integrazione» civile-sociale (che è un altro modo per dire: «privato-pubblico», «particolare-universale» o «corpo-anima», come lo stesso Manconi dichiara) lascia dietro di sé i «diritti politici», e per questo fatto Luigi Manconi si manifesta come una specie di olista parziale… Ma il punto non è questo. La lezione degli anni ’70 vorrebbe essere proprio quella della conciliazione tra postmodernismo e nuovo realismo. Le tematiche del «corpo» sono uno degli argomenti cardine di Michel Foucault, per esempio. Mentre, nell’«anima» – come scrive Maurizio Ferraris in Anima e iPad: «non si tratta di vedere (…) qualcosa di volatile e di separato dalla materia, ma piuttosto di concepirla come il risultato di iscrizioni e registrazioni, dentro e fuori di noi». In Eraclito di Efeso i contrari erano conciliati nel grande mare del divenire… In questo senso, Manconi parla di un insieme di diritti civili «indissolubilmente legato» a quelli sociali. Quella che emerge da questa brillante considerazione di Luigi Manconi è la dimensione (determinante) del tempo. Non a caso egli ci sta ricordando La lezione degli anni ‘70… Viene da chiedersi tre cose. 1) Oggi è tempo di «diritti civili» o di «diritti sociali»? 2) E’ tempo di una loro «integrazione»? 3) Potrebbe essere tempo di portare alla ribalta, addirittura, i «diritti politici»? Ogni stagione ha i suoi diritti o la sua «sovrapposizione» di diritti. Se stiamo iniziando a storicizzare la stagione della sinistra-woke, allora vuol dire che ci troviamo in un’altra stagione. Questa è, in sostanza, la domanda cruciale e definitiva. Ci troviamo veramente in un’altra stagione rispetto agli anni Dieci di questo secolo? E se sì, quali ne sono le caratteristiche? E quale sinistra è necessaria per comprendere/cambiare questo nostro «innominabile attuale» (come recitava il titolo di un libro di Roberto Calasso)? Abbandonare gli argomenti del woke per abbracciare temi più «strutturali» (economici, nel senso di Karl Marx) oppure una loro qualche «integrazione», presuppone una scelta di campo precisa. La nottola di Minerva spicca il suo volo solo sul far del tramonto; ma, adesso, ci troviamo davvero sul far del tramonto?
