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AH, SINISTRA, SINISTRA: «BEN SCAVATO, VECCHIA TALPA!»

«Ma la rivoluzione va fino al fondo delle cose. Sta ancora attraversando il purgatorio. Lavora con metodo… E quando avrà condotto a termine questa seconda metà del suo lavoro preparatorio, l’Europa balzerà dal suo seggio e griderà: “Ben scavato, vecchia talpa!”». Come si sa, la storia del comunismo è una storia di «spettri». E Karl Marx, nella battuta che ho citato (tratta dal 18 brumaio di Luigi Bonaparte), riprende un noto dialogo del principe di Danimarca Amleto col «fantasma» di suo padre.  «Ben detto, vecchia talpa. Come fai a lavorare sotterra così svelto? Sei un molto degno minatore». Di spettro in spettro, Shakespeare (Atto I, Scena V) e Marx prospettano, dunque, una «sinistra» nella quale la «vecchia talpa», scavando, ha fatto ritornare al centro del dibattito i temi economici a scapito di quelli puramente lessicali. L’origine del dibattito attuale è stato un vibrante e corrosivo articolo del filosofo Carlo Galli sul quotidiano La Repubblica; articolo uscito il 18 agosto con il titolo: La trappola woke: così la sinistra ha provato a liberarsi. Ad esso sono seguite le prese di posizione – positive rispetto alla critica del wokismo da parte di Galli- di Giuseppe Conte e Matteo Renzi, nonché una lucida analisi di Ezio Mauro. Cosa sono questi spettri? E perché la «vecchia talpa» si è messa a scavare soltanto adesso? «Uno spettro si aggira per l’Europa»: è lo spettro della sinistra-woke. Un altro spettro – il padre di Amleto – si aggira per il mondo: è lo spettro dello stato sociale; Renzi dice: «si vince mettendo al centro la questione sociale, il benessere economico, la vita quotidiana». E la «talpa»? Il senso di malessere diffuso in larghi strati della middle class e in quella operaia, lo sconcerto provocato dalla torsione semantica (detonata in feroci battaglie sui significanti delle parole a scapito dei loro significati) della sinistra a fronte di una situazione politica nella quale si è barattata l’insicurezza per un po’ di benessere individuale, il costo della vita che ha abbattuto possibilità di abbordare beni non voluttuari ma necessari; la cornice postmodernista (cioè la tanto decantata «fine» delle «grandi narrazioni») che ha condotto a un racconto di varie contingenze slegate da qualsiasi progetto politico di largo respiro, o semplicemente: da una qualche visione. Il woke rispondeva a un’esigenza; come scrive Ezio Mauro, esso «filtrava la sensibilità dell’epoca traducendola in politica». Ma, oggi, la «vecchia talpa» ha scavato. Lo spettro della sinistra woke si è scontrato con lo spettro dei problemi economici. E’ un cambio di paradigma. Si è scesi, in fondo, di livello. Dal livello letterario-semantico del woke (dunque, un livello ideologico-culturale) al livello più basso: strutturale-economico- ontologico. La parola d’ordine, che ha causato l’anomalia (la ha portato al cambiamento di paradigma – volendo seguire la celebre analisi di Thomas Samuel Kuhn riguardo La struttura delle Rivoluzioni Scientifiche) è stata: «abbordare». Sono un membro della middle class, ho dei bisogni primari, ma non riesco più ad abbordare i beni che possano soddisfarli. E’ una duplice declassificazione. 1) Da un lato, io formalmente appartengo alla middle class e dovrei potermi permettere un certo tenore di vita, ma concretamente non lo posso più fare. 2) Quei bisogni che non riesco a soddisfare sono primari e quindi non solo io, adesso, appartengo ad un’altra classe sociale ma mi sto trovando a vivere in una condizione di sofferenza. In definitiva, la «vecchia talpa» oggi non indica (più) la Rivoluzione socialista. I significanti (materiali, concreti) avevano preso il posto dei significati (e degli scopi politici; metafisici quanto si vuole ma evidentemente necessari). Jean-Francois Lyotard, padre della Condizione postmoderna, aveva parlato di un senso di incredulità che si era sostituito alla fede nelle «grandi narrazioni». Oggi, l’insicurezza diffusa e capillare non solo, evidentemente, conduce a far credere in qualcosa ma, anche, a preferire la ricerca di un qualche «significato» (e di qualche scopo nella vita) piuttosto che una deriva-woke contrassegnata da feroci discussioni su identità, valori e culture completamente sganciata dalla concreta «vita quotidiana». Gli spettri a volte riescono a farsi sentire…  

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