Aldo Grasso: Se chi fa inchieste perde la credibilità
da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

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Da Giornalistitalia.it
Il giornalista Agostino Pantano non ha diffamato il suo ex editore, Domenico Maduli, dopo aver lasciato il network LaC nel gennaio del 2024. È quanto ha stabilito il Tribunale di Palmi confermando definitivamente l’archiviazione delle due querele presentate dal patron dell’emittente televisiva calabrese contro l’ex dipendente in diversi momenti, a partire dal marzo 2025.
Il pronunciamento del giudice Sara Filippa Crea è stato notificato al cronista, difeso dall’avvocato Espedito Domenico Calopresti, all’esito dell’udienza convocata per valutare il reclamo proposto dalla parte offesa che insisteva contro il non luogo a procedere ordinato – nel febbraio di quest’anno – dal Gip Jessica Dimartino.
Le querele presentate da Maduli, in un caso assieme al direttore responsabile del network multimediale Franco Laratta, prendevano spunto da sette post scritti e pubblicati da Pantano sul proprio profilo Facebook – tra febbraio e aprile dello scorso anno – con contenuti che anche la procura di Palmi aveva considerato non diffamatori, tanto che lo stesso procuratore Emanuele Crescenti aveva chiesto l’archiviazione del caso, nel dicembre scorso.
Nel commentare la decisione del Tribunale di Palmi, il giornalista Agostino Pantano ritiene, tra l’altro, «importanti i tempi che scandiscono questa vicenda processuale, insieme alle espressioni utilizzate tanto dalla Procura quanto dalla Polizia Giudiziaria, perché quello che è apparso come un vero e proprio braccio di ferro legale si è poi mosso parallelo alle indagini nate dalle denunce sulle condizioni di lavoro che, insieme ad altri colleghi fuoriusciti dal network, avevo presentato – con diffusione della notizia anche sulle testate giornalistiche nazionali a partire dal novembre del 2024 –, procedimenti questi che invece sono ancora pendenti».
«Non ho diffamato e che oggi lo dica un secondo giudice, oltre che la Procura, per me che sono un giornalista, ovvero un professionista che ha il dovere di usare le parole giuste, è qualcosa che tutela ancora una volta e senza più tema di smentita un’onorabilità messa in dubbio in maniera cosi ripetuta e strumentale».
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«Nelle fasi successive alla mia uscita da LaC per un cambio di linea editoriale e per le pressioni ricevute – conclude Pantano – quando ho voluto criticare il mio ex datore di lavoro l’ho fatto con nome e cognome, senza mai nascondermi, sia con atti formali, sia con testimonianze pubbliche, e di certo non avevo bisogno di ricorrere ai social propalando un linguaggio dell’odio o allusivo che non mi appartiene…
Sarebbe da approfondire, e ci sarà tempo per farlo, il perché le mie ex controparti, due esperti della comunicazione, si siano sentite diffamate da testi che non facevano neanche minimamente risalire al loro lavoro e alla loro identità.
In altri contesti, e non certamente attraverso quei post che misteriosamente hanno urtato, ho posto e pongo questioni di pubblico interesse, come la trasparenza del sistema mediatico calabrese, ed è per questo che considero quanto sancito dal Tribunale anche una sorta di monito che protegge contemporaneamente il giornalismo e il diritto dei lavoratori del giornalismo a vedersi riconosciuti come parte da tutelare contro ogni forma di ritorsione delle aziende».
