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Ars Iblea: il gesto che unisce

di Giuseppe Nativo

Collettiva al Brancati di Scicli

Un’immagine – quella della locandina – semplice e potentissima: mani colorate che si intersecano come tessere di un mosaico vivente, come vene di un’unica creatura che respira nella pluralità. Le dita si sfiorano, si agganciano, si sovrappongono: diventano trame, ponti, radici. Ogni colore porta una storia, una ferita, una festa e, nell’incrocio, nasce qualcosa che nessuna mano, da sola, potrebbe generare. Le mani che si intrecciano sono un gesto di alleanza, una grammatica antica che parla senza voce. Sono il punto in cui l’individuo si apre al mondo, dove il confine tra “io” e “tu” si fa poroso, dove la pelle diventa linguaggio. Proprio in questa dimensione vive un gruppo affiatato di artisti, quelli di “Ars Iblea”: una piccola comunità vibrante, plurale, necessaria.

Su tale vibrante messaggio si inserisce l’iniziativa artistica del prossimo 4 settembre, la cui inaugurazione si terrà a Scicli (ore 19.00), nei locali del “Movimento Culturale V. Brancati” (Palazzo Susino, Via Aleardi 18, Scicli), dal titolo “Mostra collettiva di Ars Iblea”, frutto delle opere di: Rita Albergamo, Emanuele Bellio, Giovanni Bellio, Giuseppe Fratantonio, Ignazio Guastella, Giovanni Lissandrello, Silvana Maltese, Jed Smith, Gianluigi Susinno, Agostino Viviani.

L’evento espositivo sarà fruibile fino al prossimo 30 settembre (con apertura da lunedì al sabato, dalle 17.30 alle 20.30).

«L’associazione ARS Iblea opera nel territorio dal 2023 con artisti di vario calibro e ognuno dei quali ha una propria identità culturale di altissimo livello. Ciascun componente ama plasmare la forza della propria creatività trasformandola in stupore per chi la guarda e meraviglia per chi ne sa cogliere l’essenza. In tutti, il filo conduttore è il territorio come fonte di ispirazione per tutto ciò che è bello e trasmissibile agli altri», spiega Antonella Galuppi (presidente dell’associazione ARS Iblea).

Ogni artista porta con sé una traccia diversa. Nel percorso espositivo il non visibile si apre e l’opera diventa narrazione nell’epifania artistica di ciascun artista.

Ogni opera diviene un’esperienza significativa unitamente alla sua capacità di mantenere viva la tensione tra individualità e collettività. Non c’è un’estetica dominante, né un canone da difendere. C’è invece un dialogo continuo, un attraversamento di tecniche e sensibilità che produce una sorta di polifonia visiva. In questa polifonia emergono alcune costanti: la ricerca di una verità emotiva; la trasformazione dell’opera in luogo di incontro.

Tutto ciò è reso possibile grazie anche al prezioso staff organizzativo dell’Associazione ARS Iblea cui fanno parte non solo artisti, ma anche figure operative, molto fattive, che coadiuvano nell’attività di realizzazione degli eventi espositivi e culturali.

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