Reverendo Frank Reverendo Frank Corvo rosso Corvo rosso
Giovani in biblioteca
Mediterranea

ATTACCO CRIMINALE DI ISRAELE ALL’INFORMAZIONE

«Al Jazeera condanna con la massima fermezza il bombardamento e la distruzione dei suoi uffici da parte delle forze armate israeliane a Gaza e vede questo come un atto chiaro per impedire ai giornalisti di svolgere il loro sacro dovere di informare il mondo e riferire gli eventi sul campo».

Lo afferma l’emittente del Qatar in una dichiarazione diffusa dopo la distruzione da parte dell’aviazione israeliana dell’edificio che ospitava i suoi uffici e quelli di altri media, tra i quali l’Associated Press. Commentando il bombardamento del grattacielo al-Jalaa, Mostefa Souag, direttore generale ad interim di Al Jazeera Media Network, ha dichiarato: «Chiediamo alla comunità internazionale di condannare tali azioni barbare contro i giornalisti e chiediamo un’azione internazionale immediata per ritenere Israele è responsabile per il suo deliberato attacco ai giornalisti e alle istituzioni dei media». «Lo scopo di questo crimine atroce è mettere a tacere i media e nascondere la carneficina e la sofferenza indicibili della popolazione di Gaza», ha detto ancora Souag aggiungendo che «la distruzione degli uffici di Al Jazeera e di altri media a Gaza è una palese violazione dei diritti umani ed è internazionalmente considerata un crimine di guerra». «Chiediamo a tutti i media e alle istituzioni per i diritti umani di denunciare questo crimine atroce, e di stare con Al Jazeera egli altri media presi di mira dall’esercito israeliano, nonostante sappia che da molti anni usano l’edificio come quartier generale».

La torre dei media al-Jalaa è stata distrutta da un raid dell’aviazione israeliana. Ai piani alti di quell’edificio erano ospitati gli uffici della tv Al Jazeera e delle agenzie internazionali, tra cui l’Associated Press (Ap). Un raid che ha suscitato la reazione non solo dei media stessi, ma anche della Casa Bianca. «La sicurezza dei media – ha stigmatizzato in una nota – è una responsabilità essenziale».

«Siamo sconvolti e inorriditi» ha denunciato, dal canto suo, Gary Pruitt, numero uno dell’agenzia Ap, secondo il quale «questo episodio rappresenta uno sviluppo incredibilmente inquietante della situazione». 


Reema Saad giornalista di Gaza City morta in un bombardamento israeliano


Tra le vittime del bombardamento israeliano di mercoledì notte c’è Reema Saad, una giornalista di 30 anni, al quarto mese di gravidanza. Come ricostruisce la testata Middle East Eye, il raid è avvenuto intorno all’1.30 del mattino e ha colpito un edificio residenziale nel sobborgo di Tal al-Hawa, a sud di Gaza City. La cronista era nel suo appartamento con la famiglia. Tutti dormivano: oltre a lei, il marito Mohammed al-Telbani e i due bambini, Zaid di quattro o cinque anni, e Mariam, di due o tre. Dopo il bombardamento, i soccorsi sono intervenuti per estrarre le persone rimaste sotto le macerie: il corpo di Reema è stato trovato senza vita, mentre il marito e il figlioletto sono stati portati in ospedale, dove sono poi deceduti. Dispersa la piccola Mariam.

Reema e Zaid sono tra i 119 civili palestinesi uccisi da inizio settimana, quando Israele ha avviato bombardamenti sulla Striscia di Gaza in risposta al lancio di missili da parte di Hamas. Il ministero della Salute locale ha riferito che tra le vittime 31 sono bambini e 19 donne. Samia Saad, la madre di Reema Saad, ha raccontato che il giorno prima della tragedia aveva proposto alla figlia di passare la notte da lei, ma che la donna aveva risposto di sentirsi al sicuro, persuasa che l’esercito israeliano non avrebbe colpito quell’area periferica. “Andava sempre a letto presto, il suo lavoro era molto faticoso”, ha detto la donna della figlia cronista, di cui ora sui social network circola un’immagine che la ritrae mentre tiene un’intervista televisiva. La morte di Reema Saad non richiama solo il tema delle uccisioni tra i civili palestinesi, ma anche del tributo pagato dai media in questa crisi, che alcuni osservatori hanno definito “la terza intifada”: l’organizzazione internazionale per i diritti dei giornalisti, Committee to Protect Journalists (Cpj), ha avvertito che tra gli edifici rasi al suolo dall’aviazione israeliana ce ne sono anche due che, a Gaza City, ospitavano gli uffici di una dozzina di testate, locali e internazionali. L’esercito ha avvisato in anticipo i residenti dell’intenzione di colpire le torri di oltre 12 piani di Al-Jawhara e Al-Shorouk, ma il Cpj avverte di non essere in grado di confermare che questo sia stato sufficiente a evitare vittime. L’emittente Bbc ha rilanciato dichiarazioni delle autorità locali, secondo le quali ci sarebbero stati “dei morti”. Ignacio Miguel Delgado, rappresentante di Cpj per il Medio Oriente e il Nord Africa, ha dichiarato: “È assolutamente inaccettabile che Israele bombardi e distrugga gli uffici dei media mettendo in pericolo la vita dei giornalisti, soprattutto perché le autorità israeliane sanno dove si trovano questi media. Le autorità israeliane devono garantire che i giornalisti possano svolgere il proprio lavoro in sicurezza, senza paura di essere feriti o uccisi”. 

L’ennesimo proditorio, ingiustificato e scellerato attacco di Israele al popolo palestinese colpisce anche l’informazione. Il sito www.giornalistitalia.it segue con la consueta attenzione l’escalation del conflitto; ringraziamo i colleghi che ci consentono di riportare i loro servizi, un ringraziamento particolare va all’agenzia Dire e alla collega Alessandra Fabbretti.

 

Ricerca Avanzata

Cerca negli archivi per data, categoria e testo.

Torna in alto