Aldo Grasso: Se chi fa inchieste perde la credibilità
da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...
Riceviamo e pubblichiamo: La misura è colma.
Il Vitale non è uscito spontaneamente dall’ANPI, è stato cacciato per comportamenti lesivi della dignità dell’Associazione dei partigiani
Egregio direttore, alcuni organi d’informazione, hanno pubblicato un’intervista all’ex presidente provinciale dell’ANPI di Reggio Calabria, il quale ha affermato:
“La decisione di uscire dall’Anpi deriva dall’incredibile successione di provvedimenti disciplinari, prima la sospensione dei presidenti della provincia di Reggio Calabria e poi il commissariamento, disposti dagli organi dirigenti nazionali dell’Anpi, in conseguenza dell’approvazione, da parte nostra, di due documenti, con relativi comunicati stampa, approvati dagli organismi dirigenti dell’Anpi di Reggio Calabria: il primo relativo alla necessità di rinviare, a causa della pandemia, la data del referendum Costituzionale del 2020 sulla riduzione dei parlamentari; il secondo, pochi giorni dopo, relativo alla drammatica situazione della sanità calabrese. E in quel momento che abbiamo scoperto che l’Anpi è una ‘caserma’ dove vige la regola di un centralismo che soffoca i territori e quindi la democrazia e la libertà di iniziativa e di opinione, al punto che abbiamo paragonato la sede nazionale ad una sorta di ‘Lubjanka’. E così il 14 luglio 2021 la maggioranza del Comitato Provinciale, autoconvocato, ha deciso di abbandonare-ripudiare l’Anpi ed avviare il percorso per la fondazione di una nuova associazione partigiana e antifascista”…
Niente di più falso e forviante rispetto a quanto è veramente avvenuto.
Sandro Vitale non è uscito spontaneamente dall’ANPI. È stato cacciato, dopo una prima sospensione di 12 mesi, per gravi comportamenti lesivi della dignità dell’Associazione dei partigiani e per inadempienze statutarie. Questa decisione è maturata dopo le indagini e la relazione che la Commissione di Garanzia, formata da persone di alto profilo professionale, ha presentato al Comitato Nazionale. Organismo che si è espresso all’unanimità per la sospensione prima e la “cacciata” dopo. Perché si faccia finalmente chiarezza impedendo che si continui a infangare l’ANPI e i suoi dirigenti, è bene sottolineare che i documenti di cui parla il Vitale erano tre e non due. Uno riguardava la lettera aperta al presidente del Consiglio per il rinvio del referendum, vista l’esplosione della pandemia per il Covid, gli altri due, inviati all’allora Presidente della Giunta Regionale e al Ministro della Salute, denunciavano lo stato in cui versava la sanità calabrese e la sua incapacità di dare risposte adeguate a fronteggiare l’epidemia da Covid.
Il primo documento, quello riguardante il referendum, voluto ed approvato da un comitato referendario, costituito ad hoc, doveva essere firmato e inviato dal suo portavoce e non su carta intestata ANPI e firmato dal suo presidente. I due documenti sulla sanità sono stati inviati uno dopo l’altro a distanza di pochi giorni. Dopo l’invio del primo documento sulla sanità, il Vitale venne invitato da un esponente dell’ANPI Nazionale, vista una certa fibrillazione in Segreteria, a non inviare più a tutte le ANPI d’Italia documenti, anche se condivisi, in quanto, vista la situazione non florida della sanità nel Paese, da ogni sezione o provinciale, fatto il “copia e incolla”, i documenti avrebbero inondato la scrivania del Ministro della Sanità, come già avvenuto con il primo documento. Per tutta risposta, il Vitale, con l’avvallo e la firma dei cinque presidenti di sezione ANPI presenti nell’area Metropolitana di Reggio, fa partire il secondo documento sulla sanità inviandolo, non solo alla Presidente della Giunta Regionale e al Ministro della Salute ma, come era già avvento per il primo, interviene a tutte le strutture ANPI d’Italia.
A questo punto, interviene la Commissione di Garanzia, sollecitata dalla Segreteria Nazionale, e avvia un procedimento disciplinare chiedendo al Vitale e ai cinque presidenti di sezione di produrre giustificazione per il loro comportamento. Mentre tre presidenti producono giustificazione dichiarandosi estranei alla diffusione dei documenti (li avevano condivisi e firmati solo per essere inviati alle due istituzioni regionale e nazionale in indirizzo), il Vitale e Franco Russo, presidente della sezione di Palmi, contestando l’operato della Commissione di Garanzia, chiedevano d’essere sentiti e interrogati in presenza dalla stessa. Concessa l’audizione attraverso collegamento online, i due hanno tenuto inchiodata la Commissione di Garanzia davanti allo schermo per oltre quattro ore, insultandola, minacciandola di ricorrere alla magistratura nel caso di sanzioni nei loro confronti. Le ingiurie si sono sprecate, i due hanno vomitato di tutto e di più contro la Commissione e contro la dirigenza nazionale dell’ANPI. Commissione di Garanzia che è formata da esperti giuristi. Il Vitale, spalleggiato dal Russo, ha più volte detto e fatto capire alla Commissione, parafrasando Alberto Sordi, nel film “Il marchese del Grillo”, che “io so io e voi non siete un c***o”. Quindi si deduce chiaramente che la sospensione del Vitale è stata causata dal suo modo arrogante di confrontarsi con la Commissione, di sfida aperta, di minacce continue di ricorso alla magistratura, di ingiurie e invettive contro i rappresentanti della commissione e contro i vertici dell’Associazione dei partigiani.
Il 14 luglio del 2021 non esisteva nessun Comitato provinciale ANPI a Reggio Calabria, in quanto il 7 maggio dello stesso anno era intervenuto il commissariamento di tutte le strutture dell’Associazione. Quindi nessuna autoconvocazione perché la struttura era inesistente.
Le responsabilità del Vitale per il commissariamento dell’ANPI sono molteplici e gravi (le invettive, le ingiurie e le offese quotidiane nei confronti del nazionale e di chi si non era schierato con lui sono state una costante che non si è ancora esaurita) in quanto ha continuato, pur sospeso, a esercitare il ruolo di presidente grazie alla complicità di Antonio Casile, eletto presidente nel gennaio del 2021. Il Vitale ha anche millantato e ancora oggi continua a farlo imperterrito quando ha sostenuto che “Siamo entrati nell’Anpi nel 2010 quando Presidente era il partigiano Carlo Smuraglia e Vicepresidente Luciano Guerzoni, dei quali conserviamo un ottimo ricordo e con i quali abbiamo intrattenuto un costante rapporto politico e personale”. Peccato che nel 2010 presidente nazionale dell’ANPI era Raimondo Ricci e non Carlo Smuraglia, oggi presidente emerito. C’è da sottolineare che non ha ripetuto la solita solfa: “Nel 2010 Carlo Smuraglia, Presidente ANPI, mi ha dato l’incarico di fiduciario ANPI con atto notarile”. Ultime annotazioni, Carla Nespolo, presidente ANPI, è morta il 5 ottobre del 2020 dopo una lunga malattia, il Vitale è stato sospeso dal Comitato azionale con delibera datata 30 ottobre 2020.
Sarebbe facile smontare quanto va dicendo il Vitale in questi giorni contro il presidente Pagliarulo e contro l’ANPI, diretta, secondo le sue affermazioni, da un gruppo di “stalinisti cossuttiani”. Non lo facciamo per non alimentare una polemica sterile contro il nessuno di turno che si distingue solo e soltanto per il suo narcisismo smisurato. L’ANPI nazionale per non alimentare polemiche, e dare importanza e riconoscimenti a chi, pur definendosi di sinistra e antifascista, fondamentalmente è fascista nei comportamenti e nel linguaggio, ha mantenuto un profilo basso e invitato il Commissario provinciale e la nascente sezione “Ruggero Condò” a continuare la propria attività sul territorio.
Associazione Amici dell’ANPI
