IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...
C’è una piccola luna dove sono contenuti tutti i libri perduti, e un piccolo Astolfo, che ricompone le storie intrecciando letteratura e morte. A Timpamara, paesino dell’entroterra calabrese, non troppo lontano dal mare, luogo reale e immaginifico insieme, le storie si consumano, si sfaldano e trovano nuova vita. Nel senso letterale. La cartiera e il maceratoio di libri che lì dà lavoro a tanti ha sparso negli anni migliaia di pagine di grandi romanzi, e gli abitanti hanno cominciato a leggere narrazioni spezzate, chiamando i loro figli con nomi di personaggi affascinanti e inconsueti. Frammenti di storie incarnate casualmente da vite semplici e ignare, portati in giro con la leggerezza del vento che sbaraglia i fogli ammassati e li fa volare tra le mani, sui balconi, sulle strade spazzate da folate inquiete.
Malinverno, titolo del romanzo di Domenico Dara uscito pochi mesi fa per Feltrinelli, è l’Astolfo protagonista, nato zoppo e monco di un fratello, orfano di madre e di padre, bibliotecario del paese, perché a Timpamara si legge tanto ormai e i libri non mancano.
Astolfo affidabile, Astolfo sensibile, Astolfo pieno di storie per la testa e bisognoso d’amore, custode di libri, diventa a un tratto anche custode di morti, ossia addetto al cimitero comunale. Un incarico greve per il claudicante Malinverno che, con diligenza e cura, si muove da un lato all’altro del paese, occupandosi di vivi e di morti, e dei racconti che li tengono insieme.
In questo suo servizio di seppellire i corpi e curare le tombe, comprende che manca qualcosa ai romanzi letti e amati, il racconto della fine, ossia la morte dei tanti personaggi di cui gli autori non hanno scritto. Una vita immortale l’avranno sempre nelle nuove letture che incontreranno, ma perché non dare loro anche il racconto della morte, visto che questa non lascia in pace nessuno? Dolorosa beffa e destino inesorabile, insegue e coglie all’improvviso, scherza, lasciando andare quando ormai ha in pugno e prendendosi la vita sbagliata.
E se “le storie accadono per essere raccontate”, quella di Astolfo accade, imprevedibile, surreale, colma d’amore e di morte. Evocata, si materializza la donna desiderata, moderna Euridice, fantasma che prende carne e voce giusto il tempo per un lampo di vita che lega per sempre il cercatore di senno a colei che il senno l’ha perso.
Dara gioca quasi con il genere del romanzo gotico, e con tutta una simbologia funerea dei riti di passaggio, il cane, la fanciulla, la madre, per approdare a molti dei suoi temi, gli intrecci che rivelano corrispondenze, la vita di piccole comunità, personaggi esempi della varia umanità universale. Il mondo racchiuso in un paese, la vita che si avvita sulla morte per dare spazio a nuove storie in un gioco di rimandi che non ha fine e quindi non ha inizio. La morte ci circonda, sembra dire Dara, così anche la vita. I due estremi transitano l’una nell’altra, fermati per un attimo solo dal racconto.
«Perché non nasciamo il giorno in cui vediamo la luce, nell’attimo in cui braccia sconosciute ci trascinano nell’infinito e indecifrabile corso della storia, ma molto prima, quando il pensiero di noi si è insinuato nella mente ancora libera di uomini e donne, quando il nome d’un essere inesistente appare nell’orizzonte sfumato d’una vita possibile. Siamo fatti di pensiero più che di carne, e quei pensieri ci vengono distillati nel sangue dalle idee di chi ci ha voluti, così che noi ereditiamo non solo il colore dei capelli e l’arrendevolezza degli sguardi o la cedevolezza del cuore, ma anche le illusioni, le speranze, i rimpianti della nostra ascendenza, che a sua volta li ha ereditati ancora più in là (…), cosicché ognuno porta in sé miniaturizzata la storia dell’umanità intera».
Per cui non siamo mai soli, non siamo mai orfani, abbandonati, e perduti. E forse mai neanche liberi. Siamo stati in qualche modo, dalla notte dei tempi, oggetto di desiderio, intenzione, molte volte di cura e questo rimane, nel sangue che scorre e nei riflessi dei neuroni, nelle voci che ci parlano e che appena si distinguono nel silenzio, nelle pagine di un libro che ognuno porta dentro. Forse consolatorio o forse soffocante. Quel che è certo è che la spirale non si ferma, continua vorticosa e inesorabile. Ogni tanto arriva un libro a raccontarcela, una pagina che ci conquista e ci battezza, ci racconta delle nostre vite che sono già state, e che di nuovo e ancora saranno.
