È MORTO MELO FRENI, VIVONO LE OPERE SUE
A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee,...

A casa Freni, a pochi passi dal lungomare di Terme Vigliatore, sulle pareti giaccio istantanee, a colori o in bianco e nero, che narrano una quadruplice esistenza: giornalista, scrittore, poeta, regista teatrale. Ma si respira di più. Oltre la grande madre Rai, la Gazzetta del Sud e il Corriere della Sera, e ben 12 libri di poesia, 7 romanzi e 42, sì 42, regie teatrali tra Sciascia e Pirandello, da New York a Mosca, batte il cuore di una personalità unica. Testimone e cantore di un’Italia sempre a metà tra derive e rinascite.
Quella vita, intensa, vissuta fra redazioni e palcoscenici, tramonti siciliani e albe romane, oggi, ha trasferito la residenza sua tra le nuvole e il Cielo.
Melo Freni è morto.
Con lui scompare uno stile, una capacità d’osservare e raccontar poi, l’original vena poetica, una visione nuova d’inscenare un copione teatrale.
Melo Freni ha concluso il suo pellegrinaggio terreno alle 7,30 dell’uno d’agosto, nella sua Sicilia, cullato dalle onde, affascinato dal mito. In fondo, il siciliano vive in una porzione di Terra magica, costantemente vinto dalla storia, dalla leggenda, dall’impossibile che, lì, in Trinacria, divien possibile.
Fu amico di Leonardo Sciascia, per buona colpa del suo libro “Le Parrocchie di Regalpietra”. Lui si trovava a Caltanissetta – narrava Freni – io ero giovane, partii alla ventura e lo intervistai. Cominciai a scrivergli e da allora mi rispose sempre. Gli proposi poi la prefazione del mio “Senso delle cose” e si sviluppò l’amicizia. Pranzavamo insieme quando, durante il rapimento di Moro, Cossiga annunciò in tv che lo Stato non avrebbe trattato con le Brigate Rosse, e Sciascia vaticinò l’imminente nefasta sentenza di morte.
E ancora: giornalisticamente io sono nato alla Gazzetta del Sud che pubblicò i miei primi racconti e corrispondenze da paesi come Milazzo e Patti. Il Corriere della Sera venne negli anni 70, e durò in varie forme fino ai primi anni del 2000, quando diede spazio ai miei aforismi. Ricordo il mio rapporto con Montanelli, che elogiava il mio stile, e quello ancora più intenso con Gervaso… Insieme andavamo talora in gita nei paesi e conversavamo sui temi dell’Italia. Una volta “Robertino”, che era di signorilità assoluta quanto di sferzante ironia, ci portò in una campagna della Lunigiana e fummo ospiti di una contessa che, con semplicità, ci serviva la cena in giardino, camminando a piedi nudi.
Il 5 febbraio 2016 l’Osservatore Romano, il quotidiano del Papa, recensisce il suo Oltre il labirinto. Poesie 1965 – 2015, pubblicato, nel 2015, da Città del Sole Edizioni (https://cdse.it/libro/oltre-il-labirinto/949).
Ecco l’articolo di Silvia Guidi: “Mi piace anche di queste poesie il fatto – o la sensazione – che non siano nate a tavolino, ma in margine al suo lavoro di cronista della radio e della televisione, come appunti su un taccuino”. Leonardo Sciascia sta parlando delle opere di Melo Freni, romanziere, giornalista, regista teatrale, dal Festival dei due mondi di Spoleto agli spettacoli classici di Siracusa, dalla Versiliana al Living Theatre di New York. Una caratteristica particolarmente evidente nel suo ultimo libro, “Oltre il labirinto”, dove la cronaca entra a pieno titolo nella compagine dei versi e spezza l’indeterminazione lirica tipica di tanta Letteratura del ‘900. Sfogliando le pagine di “Oltre il labirinto” incontriamo un giovane Bill Clinton in scarpe da ginnastica che guarda il futuro se stesso indossare costose scarpe inglesi, la voce della cantante rumena Dida Dragan, ascoltata nel 1992, la miniera di Marcinelle dopo la tragedia del 1959, l’amicizia con il poeta Rafael Alberti, ma anche la traiettoria inaspettata di una palla da golf durante una cronaca sportiva. Ogni fermo immagine viene fissato con attenzione, ingrandito e dilatato a dismisura, come nella ricerca incessante del protagonista di Blow-Up di Michelangelo Antonioni, finché non emerge la grana misteriosa di ogni realtà materiale. La peculiare qualità della poesia di Freni, continua Sciascia, “a me pare sia quella di far discorso, di far libro, con una certa rabbia, sicuramente con passione, su una condizione particolare”. Una passione civile che si accende di fronte “al mondo così com’è, nella sua insipienza e nel suo roteare di mediocrità” (Dante Maffia) nel dialogo con l’amato Shakespeare, che gli permette di interrogarsi sul mistero del male, che nasconde il suo veleno anche nel cuore del sentimento più tenero, il legame fra marito e moglie.
Insomma, affinché l’eredità culturale, giornalistica, letteraria, poetica, drammaturgica, di Melo Freni non vada persa, è opportuno che l’uomo del 2026 s’appropri d’almeno un’opera del Freni.
Fra quelle righe, sfogliando le pagine, carezzando la copertina, scoprirà ch’è possibile leggere il Mondo in maniera nuova, intrigante, cogliendo i misteri e scoprendo le magagne tipiche d’ogni esistenza.
E lì, appollaiato su una qualche nuvoletta, Melo Freni sorriderà, distraendosi solo per un attimo dal guardare rapito il “vai e vieni” delle onde del suo mare siciliano.
