Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

L’aria comincia ad essere fredda, proprio in questi giorni…
La pioggia rovescia il cielo sui diversi colori delle pietre stradali, a Napoli, come a Reggio Calabria, e un po’ in tutto il nostro Sud, nelle strade del centro storico si creano ingorghi d’acqua a nascondere buche, la strada scivolosa rende il passo svelto ma poco elegante, impossibile mantenere un’andatura sicura sui tacchi…
A Napoli come a Reggio, le vetrine promettono magie, luci ed ombre negli occhi dei passanti, svelti nei loro cappotti, chiusi nei loro pensieri, ogni tanto una mano tesa a chiedere pochi spiccioli, dietro occhi di buio, persi in un freddo ed in una fame che nascono da bisogni che non sono solo fisici, ma da un desiderio di calore, dal desiderio di un senso di sazietà dell’anima… ed in questo siamo tutti vicini, tutti simili…
A Napoli, dalla rinnovata P.zza Garibaldi mi avvio verso P.zza Mercato, taglio per il C.so Garibaldi, oltrepasso Porta Nolana, sono le nove di mattina ed il cielo è plumbeo, lastre di tufo scivoloso tra i banchi di pesce del “Lavinaio”, odore di pesce, e oggi, ma in realtà ormai da anni, odore di spezie orientali, l’odore del ragù, e quello delle ‘fritturine’ a “cuoppo”, oggi si mescolano al profumo del curry, del coriandolo, della curcuma, una volta, questa, lo zafferano dei poveri, oggi riscoperta meraviglia anti batterica ed anti ossidante.
Sembra un effetto della globalizzazione, ma in realtà, qui al Sud, ha un sapore diverso…
Sì perché il Sud è sempre stato multietnico, la città di Napoli, ad esempio è raffigurata a volte come una donna che può anche apparire sguaiata, ma che è anche una ‘madre ancestrale’, capace di accogliere ed insieme procreare il diverso, ciò che altrove rappresenta una anomalia, a Napoli è spesso regola…
La cucina Napoletana, ad esempio, i suoi piatti poveri ricchi di verdure condite con pinoli, uvetta ed olive fornivano una versione economica di ricette che avevano come protagonista la carne, questo spiega anche una ricetta tradizionale come quella delle melanzane “a scarpone”, nell’antica Napoli borbonica i cuochi cucinavano ai piani alti ciò che veniva reinterpretato nei bassi… a Napoli come a Palermo così si trasformava, e si rendeva popolare, la cucina dei “Monzù”, cuochi di origine francese, ( monsieur da cui “monzù”, traduzione dialettale siciliana, con cui venivano indicati i capocuochi delle case aristocratiche spesso francesi).
D’altronde lo stesso babà deriva da una reinterpretazione del Savarin, dolce di origine polacca e francese, che prese il nome dall’omonimo cuoco.
Una forma di “globalizzazione” ante litteram, che però nasconde, invece, una cultura tutta mediterranea, capace di operare un sincretismo culturale capace di accrescere, di donare, di accogliere e, mai, di togliere…
Una nota amara in tanti buoni propositi, lo sapevate che nel periodo che precede il Natale, come in quello che precede le vacanze estive si celebra il più alto numero di separazioni ? Troppe le aspettative, in questi giorni, che fatalmente si arenano nelle maglie della banalità del quotidiano, da qui, una sottile e spesso perniciosa depressione che ci trascina via da noi stessi, una risposta, forse, “all’obbligo” di essere felici, sempre e comunque …
Ad i miei amici regalerò, per questo Natale, del sale… quello nero di Cipro, quello grigio bretone, quello rosso delle Haway, quello rosa himalayano, e del cioccolato artigianale, rigorosamente di Modica o di Napoli, da gustare insieme, per ricordarci che c’è una lacrima nascosta in ogni dolcezza, e viceversa… per me, invece, ho una bottiglia in frigo che aspetta di essere bevuta in compagnia.
E dopo Natale si aspetterà il Cenone di fine anno, e ho iniziato a mettere le scorzette d’arancia a bollire, immerse in acqua e zucchero, rilasciando umori dolci ed insieme asprigni nell’aria, pronte ad essere glassate, ed ornare così una sontuosa cassata, ho sempre amato cucinare comprando solo le materie prime e costruendo poco alla volta il piatto, mettendoci tutta la lentezza di cui la nostra vita, invece convulsa, avrebbe bisogno… cucinare è un rito, va celebrato con sacralità, ed il tempo va giustamente adoperato.

Anche gli struffoli, biondi nell’olio, “cantano” come diceva mia madre, quando sono pronti, suono di monetine dorate, li metto ad asciugare per poi tuffarli, nuovamente, nel biondo caldo del miele.
Poggerò, come secondo piatto, del baccalà in umido, su una vellutata di zucca, spolverando il tutto con scaglie di mandorla tostata e gocce di pesto di finocchietto selvatico… semplice ma con voglia di osare… come piace a me, al primo ci penserà mio fratello, preparerò più tardi un arrosto ed una insalata russa, che mi viene sempre richiesta, e per la quale preparerò una maionese leggera.
La vita ci consegna poche persone care, e chi mi è caro lo desidero vicino, non c’è bisogno di spiegare, ma di guardarsi negli occhi, sì, il resto sono solo chiacchiere. La mia gatta mi gira intorno, mi guarda cucinare e stringe gli occhi, le allungo un pezzetto di biscottino per gatti, miagola ed alza la coda, in segno di gradimento.
I miei due ultimi lavori, entrambi raffiguranti la sirena Parthenope, sono poggiati al muro in soggiorno, uno lo terrò io, uno lo regalerò, una vecchia promessa.
La sirena Parthenope, con sullo sfondo il mare ed il Golfo di Napoli su cui troneggia il Vesuvio, i colori forti, dal blu del mare al nero del tufo, al rosso del corallo, pennellate veloci, come sguardi su memorie ancestrali di eruzioni passate.

Il Sud è terra di passione, ci vuole passione per rimanere qui, tra un ragù o una crespella, e le tante difficoltà di luoghi che hanno dimenticato di essere stati un Regno, una sfogliatella e una crema reggina, la voglia di ricostruire, sempre e comunque…
Sarebbe più facile andare via, forse anche più sano, ma l’amore è come una malattia, cambia i livelli ormonali, e non solo, e fa mettere radici, anche dove non si vorrebbe.
L’amore, la passione, non sanno fare calcoli, anzi, rovesciano le regole di sempre, e ne creano altre, sfuggono alla ragione, ed alla ragioneria dei sentimenti…
I detrattori di Napoli la definiscono eccessiva, io la ritengo unica nel suo riuscire ad alleggerire tensioni che, altrove, sarebbero invivibili, a regalare sorrisi anche sulle situazioni più difficili…
Intanto continuo a cucinare, chi cucina opera un gesto altamente creativo e d’amore, ed un poco si riscrive, in maniera riparatrice, il proprio mondo, e in fondo, forse, si riscrive così la Storia.
Mi piacerebbe parlare di più di Sud…
