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Il grande scricchiola: perché il futuro potrebbe essere nei piccoli paesi

Caro affitti, città sempre più invivibili e paesi che si spopolano: e se il futuro fosse nella «vita piccola»?Domenico Cersosimo e Sonia Serazzi propongono con Rubbettino una riflessione originale sul rapporto tra città e aree interne, tra crescita economica e qualità della vita. Un libro a due voci, sospeso tra analisi socioeconomica e narrazione letteraria.Domenico Cersosimo – Sonia Serazzi, La vita piccola, Rubbettino 2026, pp. 184, € 15,00 – IN LIBRERIA DAL 23 OTTOBRE
C’è un’Italia che non riesce più a permettersi di vivere nelle grandi città. Gli affitti assorbono una parte crescente degli stipendi, il costo della vita aumenta, gli spazi abitativi si riducono e la promessa di benessere delle metropoli appare sempre più difficile da mantenere. E ce n’è un’altra che continua a perdere abitanti, scuole, presidi sanitari, servizi e opportunità. Due Italie apparentemente opposte, ma forse più vicine di quanto siamo abituati a pensare.È da questa contraddizione che prende le mosse “La vita piccola“, il nuovo libro di Domenico Cersosimo e Sonia Serazzi, pubblicato da Rubbettino Editore, che invita a ripensare il rapporto tra città e paesi, tra crescita economica e benessere, tra dimensione dei luoghi e qualità dell’esistenza.Il volume arriva mentre il destino dei piccoli centri è tornato al centro del dibattito pubblico, anche in seguito alle polemiche tra Christian Raimo e Franco Arminio. Ma siamo davvero costretti a scegliere tra la denuncia della marginalità e la celebrazione nostalgica dei borghi?Cersosimo e Serazzi provano a superare questa contrapposizione. I paesi non sono né paradisi perduti né luoghi irrimediabilmente condannati alla scomparsa. Sono comunità vive, attraversate da contraddizioni e disuguaglianze, ma anche capaci di generare relazioni, solidarietà, economie e nuove possibilità.Intanto il modello della grande città mostra crepe sempre più evidenti. «Il grande scricchiola», scrive Cersosimo, mettendo in discussione l’idea che la concentrazione urbana sia necessariamente sinonimo di progresso. Il paradosso è che nelle città si concentrano lavoro, università e servizi, ma diventa sempre più difficile permettersi una casa e costruire una vita autonoma. Nei paesi, dove abitare potrebbe essere più accessibile, mancano spesso proprio le condizioni essenziali per restare.La vera questione non è scegliere tra città e paesi, ma restituire alle persone la libertà di decidere dove vivere. Perché un paese non si salva con una facciata restaurata, un festival estivo o una campagna di promozione turistica. Occorrono scuole, trasporti, sanità, lavoro e opportunità culturali. Occorre, soprattutto, che abitare un piccolo centro non significhi avere meno diritti.A rendere particolarmente originale il volume è anche la sua costruzione, che intrecciadue registri differenti e complementari: l’analisi socioeconomica e la narrazione letteraria. Da una parte Domenico Cersosimo, economista esperto dei processi di sviluppo e delle dinamiche dei territori marginalizzati, indaga le grandi trasformazioni economiche, demografiche e sociali che hanno segnato il destino dei paesi. Dall’altra Sonia Serazzi, una delle voci più originali del panorama letterario contemporaneo, restituisce attraverso una scrittura intensa, ironica e profondamente umana la trama minuta della quotidianità: incontri, relazioni, fragilità, povertà e piccole forme di resistenza.Cersosimo spiega ciò che accade ai territori; Serazzi racconta ciò che accade alle persone che li abitano. I due sguardi dialogano, si completano e talvolta si mettono reciprocamente in discussione, dando vita a un libro che supera i confini del saggio tradizionale e del racconto letterario.Non c’è alcuna idealizzazione della vita di paese. Serazzi mette anzi in guardia contro lo sguardo compiaciuto di chi arriva da fuori, celebra la semplicità e la frugalità, ma dimentica le difficoltà materiali di chi quei luoghi li abita tutto l’anno. «Direi che ci tocca raccontare le rose, senza dimenticare il pane», scrive in una delle pagine più significative.”La vita piccola” non propone dunque un nostalgico ritorno al passato, ma una diversa idea di futuro. In un Paese in cui il caro affitti rende difficile ai giovani lasciare la casa dei genitori, mentre intere comunità perdono proprio le nuove generazioni, il libro pone una domanda che riguarda tutti: e se la qualità della vita non dipendesse dalla grandezza del luogo in cui abitiamo, ma dalle relazioni, dai servizi, dai diritti e dalle opportunità che quel luogo sa offrire?Forse il futuro non sarà necessariamente più grande. Potrebbe essere, semplicemente, più abitabile.Domenico Cersosimo, professore onorario di economia applicata all’Università della Calabria, è presidente dell’Associazione Riabitare l’Italia e membro della direzione di Dissonanze Sonia Serazzi è autrice di Non c’è niente a Simbari Crichi (2004),  E le ortiche c’hanno ragione (2006), Chiedo istruzioni ogni notte (2022, con Antonio Cavallaro), Una luce abbondante (2024), Il cielo comincia dal basso (2024; prima edizione 2018)

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