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Giovani in biblioteca
Mediterranea

L’ALCHIMIA SVELATA?

Sono l’assenza a rappresentare e l’equivoco a svelare quella tal “incomprensibilità” dell’Alchimia?

Se la “casuale” mancanza d’una figura, determinata probabilmente da disguido, distrazione od omissione, potesse essere analizzata in termini di atto inconscio, a mo’ di lapsus (perfino scissione), o ancor meglio di sincronicità, si perverrebbe forse a interpretare “qualcosa” di più, anche da quanto non si trovi contenuto in un testo e nelle sue annesse illustrazioni?

Cos’è dunque che appare subito una svista nel libro di Giuseppe GiudiceL’Alchimia svelata” (Mediterranee, Roma 2021)?

Lo scambio Marte/Venere, nel senso che alla didascalia riferita al pianeta rosso corrisponde l’illustrazione, ripetuta, d’una “gratiosa” Venere, tratta dal De Sphaera, o Sphaerae coelestis et planetarum descriptio, conservato oggi nella Biblioteca estense di Modena.

Attribuito al miniaturista Cristoforo de Predis, per conto della corte sforzesca di Milano, i cui stemmi sono riportati nel quarto foglio (lato recto), pervenne a Ferrara in quanto dote nuziale della figlia di Galeazzo e Bona di Savoia. A cominciare dal lato verso del quarto foglio, e fino al lato recto dell’undecimo, riporta le personificazioni (dette anche prosopopee) dei sette pianeti, con archetipali richiami alle classiche divinità greco-romane, e ai segni zodiacali corrispondenti, oltre ad analogie con le attività umane associate a ognuno di essi, quasi in iconografica sintonia con gli affreschi del Salone dei Mesi di palazzo Schifanoia.

Virile “prosopopea” marziana

Benché l’Ares greco venga considerato figlio della sola madre, essendo stato autonomamente generato da Era, senza il contributo di Zeus, per i Romani, la virilità del padre naturale di Romolo veniva incanalata nel trovarsi preposta alla tutela dell’intera stirpe. Mentre, magari il corpo eterico del pianeta visibile ispira solo impulsi d’emancipazione smodata.

Il bellicoso Marte sempre infiama/ li animi alteri al guerregiar et sforza/ hor questo hor quello ne satia sua brama/ in l’acquistar ma piu sempre rinforza.”. All’umanista Francesco Filelfo si dice vadano addebitati questi versi letterari, in scrittura semigotica (e quanto allusivi al casato “Sforza”?).

Stella a dodici punte

Il pianeta che governa i segni dell’Ariete e dello Scorpione ha la “prosopopea” d’un duce vermiglio, con armatura dorata, vessillo retto a destra e spada in pugno mancino, onde ispirar vigore e incutere paura. Agli inguini, l’aureo segno astrale a dodici punte, a integrazione di quell’Unità tra l’Umano, l’Astrale, lo Spirituale e il Divino. In quanto divinità, si trova inserita all’interno d’una linea circolare, evocatrice della volta celeste, proprio per tener conto delle categorie eidetiche di stretta relazione che ne definiscono i vari influssi.

Circolarità della volta celeste

Ogni mattina schizzavo in un taccuino un piccolo disegno circolare un Mandala che sembrava corrispondere alla mia condizione intima di quel periodo .. Solo un po’ per volta scoprii che cosa è veramente il Mandala … Il Sé, la personalità nella sua interezza … che è armoniosa se tutto va bene …”.

Per C. G. Jung, l’archetipo dell’ordine interiore esprime l’incontestabile realtà dell’esistenza d’un centro ordinatore e d’una periferia nel perenne anelito di comprendere il mondo, in un unico simbolo di totalità.

Mandala ordinatore

Il Mandala rappresenta uno schema ordinatore che in certa misura si sovraimpone al caos psichico, così che l’insieme che si sta componendo viene tenuto insieme per mezzo del cerchio che aiuta e protegge …”.

L’apparizione di tale simbologia nei disegni liberi, nelle fantasie, nei sogni tende a compensare situazioni caotiche di disordine psichico da circoscrivere attorno al centro con un sacro recinto protettivo della più intima personalità, al fine d’evitarne la “dispersione” e di difenderla da preoccupazioni esterne. La sua stessa costruzione purifica l’anima e la pone in stretta relazione con le energie dello spirito e del cosmo. E, poiché, per Marie-Louise Von Franz, persegue anche la finalità creativa di dare espressione e forma a qualche cosa che tuttora non esiste, oltre a restaurare il vecchio ordine, simultaneamente comporta, quindi, un qualche nuovo elemento in grado di “completare” senza per questo “contraddirsi”.

Un movimento centripeto

La purificazione contribuisce al radicale cambiamento, prerogativa della totale trasformazione, tanto da considerare il vissuto di tale operazione alla stregua d’una morte simbolica seguita da una rinascita ad altro livello, superiore, o quale trapasso da un’inadeguatezza a maggiore appropriatezza. Una meditazione per acquisire quella presa di coscienza del proprio Sé, come del centro che deve espellere per proiettarsi in una nuova dimensione. Mentre si disegna il cerchio “mandalico” in senso centripeto, a cominciare dall’esterno verso l’interno, ci si concentra, individualizzandosi, ed eseguendo peraltro quella ricerca interiore indispensabile all’esperienza catartica.

Sacra Conversazione di Brera

A sottolineare la struttura, semicircolare, dell’abside della Sacra Conversazione di Piero della Francesca non sono solo i santi disposti intorno alla Vergine, in quanto la compiuta armonia della composizione viene ottenuta dalla ripetizione della rotondità del modulo nella volta a botte, in alto, e in quello sfondo scandito da pannelli di marmo, mentre il fulcro centrale del dipinto (tempera e olio su tavola), conosciuto quale Pala di Brera, o Montefeltro (ovvero: Sacra Conversazione con la Madonna col Bambino, sei santi, quattro angeli e il donatore Federico da Montefeltro, 1471), come l’uovo di struzzo, sospeso alla valva della conchiglia nel catino che lo sovrasta e di cui riproduce la forma, oscilla lungo l’asse centrale, sviluppato eccezionalmente in verticale, e dimezzato quasi dalla soavità dello sguardo promanato dal viso, a sua volta, ovale della Vergine, punto di fuga dell’intera composizione ed emblema di perfezione e concezione immacolata, incastonata com’è dalla semi-cupola a dimostrazione della superiorità della fede sovra le umane cose che le si affollano attorno. Poiché l’uovo deposto dal Creatore diverrà per tutti loro (santi, angeli e donatore) l’unico mezzo di salvazione.

Allo stesso tempo, quest’uovo è immagine mondana, per via del tuorlo appartenente all’elemento fuoco, dell’albume all’acqua, del guscio alla terra, con l’intercapedine tra questi ultimi due contenente aria. Espliciti i richiami all’uovo di Leda e alla conchiglia di Venere, laddove la marzialità della figura del duca è accentuata dalle proporzioni uguali a quelle delle altre citazioni celesti, in modo da sembrare coinvolte insieme in un medesimo spazio, sacro e profano allo stesso tempo, equiparabile a quello reale della chiesa dove sarebbe dovuto essere collocato il quadro.

Herbert Silberer

Trent’anni prima che Carl Gustav Jung pubblicasse “Psicologia e Alchima” (1944), Herbert Silberer aveva scritto: “Probleme der Mystik und ihrer Symbolik”, offrendo numerose intuizioni sul legame tra immagini alchemiche e psicologia moderna, abbastanza consimili a quelle introdotte per la prima volta dallo stesso Jung nella prima stesura, quella del 1911, de La Psicologia dell’Inconscio, poi divenuta “Simboli di Trasformazione“.

Non ancora trentenne, Silberer s’era già fatto notare, nel 1909, per un interessante articolo relativo a una personale ricerca sullo stato mentale intermedio (ipnagogico) tra veglia e sonno, da lui ritenuto “autosimbolico”, nel senso che le immagini percepite sono smaccatamente autoreferenziali e pertanto rappresentative dello stato fisico o mentale del percettore, in virtù della compresenza dei due “elementi antagonisti” della sonnolenza incombente e dello sforzo per continuare a pensare di restare coscienti. Entrambi, sia Jung che Silberer, avevano incluso fenomeni psichici, affrettatamente esclusi da Freud, in favore della predominanza delle proprie teorie sulla sessualità, quale principale causa dei disturbi psichici. Sentendosi ostacolato nell’azione intrapresa al fine d’un maggiore, e più complesso, approfondimento dello spessore della psiche, incompreso e rifiutato dall’intransigenza di Freud & Co., dopo nove anni di insistenti e crudeli censure, Silberer soppresse, insieme con i suoi sintomi, anche sé stesso, poco più che quarantenne, impiccandosi il 12 gennaio 1923.

Allegoria della Parabola

Per “Problemi del misticismo e dell’annesso simbolismo”, aveva scelto quale punto di partenza un testo rosacruciano noto come “Allegoria della Parabola”, una scrittura intrisa di immagini alchemiche, risalente all’ultima parte del XVII secolo, a volte attribuita all’alchimista tedesco Henricus Madathanus, e contenente molti parallelismi con le “Nozze chimiche” di Christian Rosenkreutz. Tratta, in sintesi, del viaggio di iniziazione d’un anonimo narratore, il quale, superate molte prove, può fare infine ingresso in un Roseto e testimoniare allora della dissoluzione e ricostituzione d’una coppia di amanti reali in un re e una regina.

Abbastanza inquietante la formulazione dell’Allegoria nei termini onirici che hanno attirato l’attenzione dello psicologo viennese come punto di partenza per un’analisi dell’interpretazione freudiana dei sogni. Silberer indaga la Parabola del Madathanus secondo linee psicanalitiche di cui va a rimarcare i limiti di approccio, decidendo di continuare l’approfondimento di quella narrazione lungo linee alchemiche e mistiche, che ne collochino la storia nel contesto delle tradizioni misteriche e di comparazione delle religioni del mondo, quale suprema metafora dell’Unio Mystica.

Pur avendo provato  ad applicarvi lo stile interpretativo dell’analisi freudiana, s’era dunque persuaso che la soluzione alternativa sarebbe stata quella di passare a confrontare il metodo magistrale della psicanalisi corrente con altri, ben più antichi e ampiamente simbolici, relativi ad alchimia, ermetismo, Rosacrocianesimo e altre tradizioni e testi mistici, quali quelli riconducibili a Kundalini Yoga, Bhagavad Gita e scritti della visionaria universalista inglese Jane Ward Leade, ispirata dal pensiero di Jacob Böhme.

A dir poco straordinaria la gamma della sua profonda lettura, in una visione sincretica che unisce svariate tradizioni esoteriche al concetto di “introversione”, ovverossia discesa centripeta dell’individuo nell’anima/psiche, da cui poter estrarre poi immensi tesori, psichici e spirituali.

Arte Reale

Riassumendo, se l’analisi freudiana arriva a fornire certe intuizioni, non si preoccupa a sufficienza però di interpretare quegli interiori, intimi, significati, psicologici e spirituali, di sogni, processi mentali o produzioni creative in genere. Il tentativo di Silberer consiste nello sforzo di fondere le idee freudiane con quei processi di pensiero mistico capaci di pervenire all’Arte Reale della trasmutazione dell’anima, implicitamente proposta nelle diverse tradizioni mistiche un po’ di tutto il mondo. Concludendo, infine, che lo scopo ultimo dell’Opera è espressamente mistico, sempre teso e convogliato verso il perfezionamento dell’umanità.

Psicanalisi del profondo

Due anni dopo “Psicologia e Alchima” (1944), sul finire della Seconda guerra mondiale, Carl Gustav Jung pubblicò il suo studio su “Psicologia del Transfert” (1946), anch’esso arricchito da una serie di illustrazioni ermetiche. Insieme con gli “Studi Alchemici” (1931-1954) e “Mysterium Coniuntionis” (1956), riuscì così a favorire la comprensione di quell’Arte della Pietra filosofale sviluppatasi tra il 1330 e il 1660, anche nell’ambito del rinascimento italiano. Ma, soprattutto, aveva messo un po’ d’ordine nel caos apparente d’un’Opus, i cui simboli principali, concetti di base, temi fondamentali e stadi, in progressione, successivi di trasformazione risultavano invece ben strutturati. La stretta rassomiglianza fra la dimensione immaginaria e il mondo onirico contribuisce comunque a molta (quanto involontaria?) confusione per potersi ben districare tra l’arte della “percezione” di elementi mentali e spirituali, archetipi e simboli, presenti nelle immagini e una “concreta” pratica di trasformazione dell’energia subconscia da perseguire attraverso la “manipolazione” di elementi psichici.

Giudice G. L’Alchimia svelata, Mediterranee, Roma 2021

 

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