“L’ANNUNCIAZIONE” DEL CIAMPELLI COME I BRONZI DI RIACE
Il patrimonio artistico è la memoria di un popolo. Qualunque patrimonio è il lascito di una storia, di una vita, di un modo di sentire. È la storia di un popolo, che ha attraversato i secoli. Un popolo che non conosce il proprio patrimonio, o che non lo valorizza, è un popolo senza memoria. E non avere memoria, in tempi di grandi rivoluzioni sociali come i nostri, può portare a perdersi e non avere una identità.
Ma il perdersi, spesso, non è un male. Perché può succedere che tra le vie di una città come Reggio Calabria, che nasconde un patrimonio ancora inesplorato e che anela la libertà della luce, ci si possa perdere in memorie antiche, così antiche da esser diventate, ai più, sconosciute. Chi non conosce la Chiesa degli Ottimati di Reggio Calabria? Capolavoro del bizantino – normanno in riva allo Stretto, ha al suo interno un’opera dal pregio unico e che andrebbe valorizzata e fatta conoscere anche al turista tradizionale che visita la città per ammirare i Bronzi di Riace. Mi riferisco allo splendido dipinto di Agostino Ciampelli, “L’Annunciazione”.
Per capire l’importanza di quest’opera, il suo valore artistico ed il valore che potrebbe avere nell’economia turistica della città, bisogna prima conoscere il suo autore. Agostino Ciampelli fu un pittore fiorentino vissuto tra la metà del ‘500 ed i primi anni del ‘600. Egli visse il pieno fervore rivoluzionario della riforma antimanierista fiorentina e fu allievo principale del notissimo artista Santi di Tito, l’autore del celebre ritratto mezzobusto di Machiavelli, per intenderci. Ciampelli fu molto attivo a Roma e tra le sue opere più importanti vi sono i noti affreschi della chiesa di Santa Bibiana a Roma, durante i cui lavori ebbe modo di conoscere il Bernini, o il celebre dipinto “Le esequie di Michelangelo”, presente nel soffitto di Casa Buonarroti a Firenze.
Una delle peculiarità di questo grande artista è stato il saper manifestare, attraverso la sua delicata pittura, il messaggio sacro – già di per sé “grande” ed evocativo – in maniera molto semplice e sobria ma, allo stesso tempo, solenne ed imponente. Ciò gli ha fatto guadagnare la stima dei suoi contemporanei, parecchi ruoli di prestigio a Roma e Firenze ma anche la stima dei Gesuiti, che in quanto propugnatori principali della Controriforma e fautori della semplicità nell’arte, gli commissionarono l’opera di cui qui si parla.
Il Ciampelli recepì bene il messaggio, producendo la splendida pala che folgora subito lo sguardo di chi entra nella piccola Chiesa. Infatti, raccolti in uno spazio così piccolo in totale compenetrazione con l’opera, non si può non essere rapiti dal sentimento di contemplazione che pervade lo spettatore, che non può fare altro che ammirare la ricercatezza estetica, la delicatezza delle forme, la sobria occupazione dello spazio come vuole la tradizione iconografica classica. Ma anche la delicatezza del rosa della tunica della Madonna, in perfetto contrasto con la scenografia spartana dello sfondo che non ha altro che piccoli suppellettili. Il messaggio della composizione è chiaro: il sacro come protagonista centrale della scena, senza fronzoli, senza esagerazioni. La luce dei soggetti sacri come unico elemento focale che cattura l’attenzione dello spettatore. Da un lato la Madonna, luminosa nella sua semplicità, dall’altra l’Angelo annunziante, con vesti riccamente decorate e drappeggi preziosi coronati da un gioiello in evidenza. La gestualità delle figure è delicate, evocativa nella sua semplicità.
L’opera rappresenta un altissimo punto della Controriforma in campo artistico, essendo una delle prime opere del Ciampelli che manifesta le istanze volute da coloro che, successivamente al Concilio di Trento, hanno voluto dare un tono all’iconografia religiosa, manifestando l’esigenza di un ritorno alla sobrietà e di una maggiore valorizzazione del messaggio sacro a discapito di un uso sfrenato di orpelli, dettagli e deformazioni tipiche del Manierismo.
Eppure, “L’annunciazione” del Ciampelli è una questione di nicchia, roba da manuali di storia dell’arte, sperduta in una chiesetta che rappresenta sì il suo palcoscenico ideale, meta di qualche turista curioso e volenteroso di recarsi sopra le ardue salite della città, ma rimane ad oggi fin troppo isolata. Occorre un lavoro di valorizzazione più incisivo affinché l’opera del Ciampelli, attraverso una ridefinizione a livello istituzionale degli itinerari artistici della città, possa trovare la sua degna collocazione all’interno dei progetti dei turisti.









