IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...
La filosofia «ottimista» di Massimo Cacciari (Metafisica concreta, Adelphi, Milano, 2023) esplode oggi in tutta la sua concretezza. In fondo, considerata in questo senso: anche quella di Emanuele Severino (vero e proprio alter ego, per tutta la loro carriera, del filosofo veneziano) lo è altrettanto. Solo che esiste una differenza non da poco: per Severino la morte non esiste, mentre per Cacciari esiste la morte ed esiste anche l’eternità. Detta così la «cosa» sembra un po’ banale e anche un po’ cattolica. In tema di «identità» (tra filosofi) e di «differenze» – che escono a piene mani dal libro in questione di Massimo Cacciari, rispetto all’«intera tradizione filosofica Occidentale» – si naviga, come si sa, dalle parti della «logica».
Ma non è questo (solo) il punto. La logica, di per sé, hegelianamente dovrebbe coincidere col mondo stesso. E cacciarianamente? Noi, enti sparsi su questa Terra (anche Metafisica concreta, nelle pagine finali, contiene afflati poetici – per cui io mi sono adeguato) siamo corruttibili, finiti, contingenti, miseri, mortali, perimetrati, circoscritti, dolenti o volenti … Insomma: la scienza (la matematica, in questo senso, è la scienza somma) cerca di «estrarre» qualche «senso» dalla nostra esperienza di vita – L’ultima lettera di Vasco Rossi diceva: «Voglio trovare un senso a questa vita/Anche se questa vita un senso non ce l’ha»: e un «senso» molto «ottimista» (come detto) Cacciari vi rinviene attraverso lo Zefull (il «Fattore» Z – appunto, l’ultima lettera) – ma dentro di noi (probabilmente anche dentro alberi, piante, animali, rocce, tavoli, sedie, professori di Liceo) esiste, sempre, «qualcosa» (chiamiamolo: «Fattore Q» – come «qualità») che si oppone alla nostra caducità e quindi si «oppone» anche ai «risultati» della scienza moderna. La Metafisica si fa Concreta quando si accorge che il «possibile» di A vuole dire, eventualmente ed egualmente, che A sia «possibile» ma anche che A sia «impossibile».
Una volta che A si verifica, come direbbe il marito della casalinga di Voghera: «sono cazzi…». Che ne è di quel «che A sia impossibile»? Si è dissolto, è sparito, si è azzerato, si è annullato? Oppure è «rimasto» infisso da qualche parte? Magari se ne è andato nel «Tutto» – luogo che, per definizione, contiene tutte le scemenze, tutte le cose belle, tutte le cose brutte, ciò che si è verificato, ciò che non si è verificato, il mare, il cielo, il sole ma anche Babbo Natale, la Befana, Peppa Pig e Clarabella, la moglie di Orazio. Cerchiamo di fare un po’ di «luce» (il volume di Massimo Cacciari – qui in questione: comincia proprio con l’«analogia» platonica della «luce») intorno a questo libro cercando, alla fine, di risolvere almeno tre interrogativi.
1) Perché la filosofia di Massimo Cacciari è «ottimista»? 2) Basta aver «proposto» un sistema filosofico perché esso sia «vero» nella realtà? 3) Quale è l’«originalità» di questo testo? «In principio» era il «Verbum», questo lo sanno tutti. Il «Verbum» e il «Logos» hanno litigato. Oggi, proprio oggi- febbraio del 2024 – essi sono in «dissidio». Scrive, a questo proposito: Massimo Cacciari: «Nel nostro Evo hanno preso dimora entrambi, in un necessario dissidio».
Entrano qui in ballo almeno tre concetti: 1) quello di necessità; 2) quello di ragione calcolante (e dunque: di scienza moderna) e 3) quello di «Tutto»! Che tutte le «cose» siano in relazione fra loro comporta che tutte le cose sono in relazione al «Tutto». «Necessario», invece è che il «divenire dell’essente» non conduce alla «morte» necessariamente – spaccando così completamente in quattro il «principio di necessità» (e, apparentemente, negando la «realtà delle cose») Massimo Cacciari introduce nel «divenire dell’essente» il «concetto di possibile»; dunque la morte non è più «necessaria», ma «possibile». Salvo poi aggiungere: «Che l’irreversibile non sia necessario, questo possiamo dire, ma non negare che ne facciamo continua esperienza»; esiste dunque una «crasi», a questo punto «inevitabile»: tra l’esperienza e l’irreversibile (la morte).
L’uomo è fatto di tante cose: «Non è affatto la morte a togliere l’essere-possibile; nella vita del vivente, in ogni istante, l’essere-possibile si apre all’Impossibile, lo pensa, lo affronta». Dunque Cacciari non «nega» la morte – come Emanuele Severino -, più che altro ci informa che «un altro mondo è possibile». Il terzo «concetto» che entra qui in ballo è quello di «logos» – in quanto «ragione calcolante» non solo di mezzi e fini della scienza e della tecnica moderna ma anche come «ricerca delle cause». Ricapitolando brevemente: «Dalla causa non è possibile determinare tutti i suoi effetti»; ovvero: è «impossibile» vivere senza il «principio di causalità»: «ma con esso non si spiega la vita dell’essente».
Dunque: l’assunto di questo libro è molto facile. «In principio» c’è la realtà; la scienza moderna, tra nomi, numeri e formule, la spiega in qualche modo; poi c’è un «resto» (il «Fattore Z») che non è spiegabile e del quale è egualmente possibile dire che esso è possibile ma anche che esso è impossibile. Una volta, nel «Verbum», c’erano concordia, unione, relazione e «comunità». Qualcuno ha spezzato l’«alleanza» tra «Verbum» e «Logos». Kant aveva dichiarato il «noumeno»: «inconoscibile». Alla luce di questa nuova interpretazione del «principio di possibilità»: il «noumeno» entra direttamente nella costituzione del «fenomeno».
Come lo sfigatissimo gatto di Schrödinger noi siamo allo stesso tempo e nello stesso modo «morti e vivi»; siamo quantità «misurata» col «metro» della scienza moderna ma siamo anche «qualità», «vita», «casi», «individualità» irripetibili, quidditas diceva Willard Van Orman Quine. E questa «qualità» è «bipolare»: è vero che non è «misurabile» ma «Il visibile si trascende sempre; ogni atto di visione, theoría, è all’origine di un cammino, di un esodo dal visibile, verso ciò che, fin da questa stessa origine, si riconosce come fisicamente inosservabile. In questo senso la nostra esperienza è sempre, come Husserl ha detto, una Fremderfahrung, l’esperienza di qualcosa di spaesante».
Da questo «spaesante», attraverso un «inquietudine del Qualcosa», si «passa» (o meglio si «recede») a un mondo, invece: «sicuro», «disinvolto», «a proprio agio» e «placido» e «tranquillo» (misurato, schematizzato, messo in «formula» dai «principi» propri del «Logos» matematico e fisico). Nessuno «stato» determinato può («riesce») a «incapsulare» questa «inquietudine». L’«inquietudine» del «possibile» (che può essere anche «impossibile»): l’«inquietudine» del «può accadere» piuttosto che il «non può accadere»: l’«inquietudine» del «mistero», della «magia» e dell’«Assoluto».
Noi siamo «funzioni», non: «sostanze»: e in quanto tali siamo (col)legati al «Tutto» oltre che a «noi stessi». «A può trovarsi in B o essere riferito a B senza per nulla perdere l’identità con sé». Il «Fattore Z» – cioè: la nicciana «immateriale sostanzialità» o «energia immortale» – (contrad)distingue la «soluzione» (oltre che quella del libro stesso di Massimo Cacciari) della «crasi» materiale-immateriale, corpo-spirito, ragion pratica-ragion pura, sentimento-regione eccetera. In «sostanza» un «possibile» e «Per qualche possibile in più» se ne ha, in definitiva che Massimo Cacciari assegna alla filosofia il compito di «sciogliere» il «mistero», del quale egli stesso ne afferma l’«insolubilità» … Dice Cacciari che per Immanuel Kant: «La costituzione della sensibilità, della natura interna, è già “legale” e nella natura esteriore ritrova sé stessa». Dunque? «Se risaliamo fino a chiederci perché si dia tale sua costituzione dobbiamo però arrestarci, nessuna risposta è scientificamente possibile».
Si parte dall’ente, lo si «misura», lo si «utilizza» ma non lo si «comprende»: ne conosciamo il «come», non il «perché». Compito della filosofia, a questo punto, sarebbe quello di «restituirci» il «senso» di questo strano «legame». Come faccio io a conoscere la Natura? Come può la Natura essere conosciuta da me? Il concetto di «possibile» porterebbe per Massimo Cacciari a una filosofia che «fa rendere l’uomo consapevole anche della propria morte». Non più la teologia. Ma «Basta aver proposto un sistema filosofico perché esso sia vero nella realtà?». La ragione è verità? E la verità è ragione? La filosofia di Cacciari, inoltre, è «ottimista» perché ci offre un «senso» là dove, oggi, si sta navigando nell’assoluta mancanza di «senso».
E l’«originalità» di questo volume consiste, ovviamente non tanto nell’aver ripercorso alcuni «tratti» della «storia della filosofia moderna», ma nell’aver «proposto» una nuova versione del «concetto di possibile», che adesso comprende pure l’«impossibile». Metafisica concreta è un libro ben fatto, a tratti anche ottimamente fatto e non è un libro di difficile accesso per i lettori. Il «fatto» – finale – che la filosofia (e quindi l’uomo) possa aver «accesso», col suo solo «pensiero», ai «misteri della Natura» resta un fatto teologico che ricorda molto da vicino il «Principio Antropico». Ma con esso … Già… Siamo «oltre» la filosofia.
