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La RAI diffamò Oliverio: basteranno i soldi a restituirgli quel pezzo di vita trasformato in incubo?

Il diciassette di dicembre, si sa, è giornata, da sempre, alquanto particolare: a sette lunghezze dalla vigilia del Santo Natale, a metà strada fra l’inizio del mese più dolce dell’anno e la notte che segna il salto dal vecchio all’anno nuovo, è un dì ricco di cose da fare, regali da pensare, cene da programmare. 

Di certo, tutto ciò avrà influito su quanti, il diciassette di dicembre dell’anno del Signore 2018, lavoravano, all’interno della redazione del TG2 (il telegiornale di RaiDue, ebbene si!), all’edizione delle ore 13: non appena ebbero tra le mani, o davanti agli occhi, i dispacci d’agenzia, nonché i resoconti e i comunicati magari della procura, cominciarono a montare il servizio relativo alla nota operazione giudiziaria della Dda di Catanzaro, diretta dal Procuratore Nicola Gratteri.  

L’accusa? L’operazione contro la corruzione in materia di appalti pubblici, detta “Lande desolate”, contestava, agli indagati a vario titolo, i reati di falso in atto pubblico, corruzione e frode in pubbliche forniture, in relazione agli appalti per l’ammodernamento dell’Aviosuperficie di Scalea e degli impianti sciistici di Lorica. Tra gli indagati, il Presidente della giunta regionale Gerardo Mario Oliverio e 4 funzionari della Regione Calabria, per i quali veniva disposta la sospensione dell’esercizio di pubblico ufficio. 

Ebbene: tal vicenda, si concludeva con l’assoluzione per Oliverio giacché “il fatto non sussiste”. 

Quattro anni prima, però, il suddetto TG2, nei titoli prima, nel servizio poi, annunciava che ad Oliverio la magistratura contestava l’ipotesi di reato di abuso d’ufficio, aggravato dal metodo mafioso, riferendo che Oliverio aveva agevolato un’impresa collegata alla ‘ndrangheta. 

Ora, per come emergeva dagli atti di indagine, la circostanza aggravante del metodo mafioso non veniva contestata a Oliverio dalla DDA di Catanzaro, né tantomeno dal giudice per le indagini preliminari in sede di emissione dell’ordinanza di misura cautelare. Nonostante ciò, la Rai mandava in onda il servizio contenente la notizia evidentemente alterata nella sua essenza. 

Sette anni dopo, il due di dicembre del 2025, cioè ieri, il Tribunale di Cosenza, nella persona della Dott.ssa Erminia Ceci, emette la sentenza che riconosce la RAI responsabile di diffamazione a mezzo stampa, condannandola ad un cospicuo risarcimento in favore dell’ex presidente della regione Calabria. 

I contenuti del servizio – si legge nella sentenza emessa dal tribunale bruzio – hanno sicuramente ingenerato nel pubblico televisivo l’erronea convinzione che l’onorevole Oliverio fosse indagato per una fattispecie di reato aggravata dal metodo mafioso e per la durata della notizia in sovraimpressione è stata posta la barra sul fondo dell’immagine: Cosenza. Inchiesta appalti, obbligo di dimora per il governatore della Calabria Oliverio (Pd), indagato per abuso di ufficio aggravato dal metodo mafioso

La pronuncia emessa dal tribunale cosentino censura l’operato della Rai, evidenziando come i responsabili del servizio avrebbero dovuto esaminare direttamente il provvedimento emesso dal gip di Catanzaro in quanto a loro era imposto un serio e rigoroso accertamento diretto della fonte da cui si riceve una notizia al fine di valutarne l’attendibilità e la veridicità. Per tali motivi, avendo esorbitato i limiti che consentono l’esercizio del diritto di cronaca giudiziaria, la Rai è stata condannata a un maxi risarcimento, attesa l’eccezionale gravità del danno causato a Oliverio in termini di reputazione personale, professionale e, soprattutto, politica, considerato che la notizia, così come confezionata, ebbe gravi ripercussioni nella vita politica di Oliverio all’interno del Partito democratico condizionando, di fatto, le scelte e le candidature nelle successive competizioni elettorali.  

Paolo Coppa, avvocato del Foro di Cosenza e difensore di Oliverio, si è detto soddisfatto del risultato ottenuto, con una sentenza chiara, che mette a fuoco i danni per molti versi irreparabili prodotti dalla gogna mediatica, sistematicamente collegata ad azioni giudiziarie che in molti casi, come ad esempio è avvenuto al Presidente Oliverio, si rivelano clamorosamente infondate come d’altronde ha avuto modo di sentenziare anche la Suprema Corte di Cassazione. 

Ed Oliverio? Ecco le parole sue: ringrazio l’avvocato Coppa non solo per la professionalità e la competenza, ma anche per la sensibilità umana espresse per affermare verità e giustizia. Questa sentenza costituisce una indubbia iniezione di fiducia verso il ruolo della Giustizia. Ho subìto sulla mia pelle le conseguenze della gogna mediatica, sistematicamente collegata alle azioni giudiziarie nei miei confronti da parte della Procura diretta da Nicola Gratteri e ne conosco bene le ferite, profonde ed irreparabili, arrecate non solo alla mia persona, ma anche all’intera Calabria della quale ero allora il Presidente. Azioni ingiuste, come sancito dalle sentenze che ne sono seguite, le cui motivazioni hanno non solo confermato la mia innocenza, ma anche evidenziato ‘un chiaro pregiudizio accusatorio’ nei miei confronti. La gogna mediatica orchestrata è stata una condanna sommaria ad opera di un ‘tribunale parallelo’ con licenza di ‘decretare’ la morte civile di innocenti e dall’altra parte la promozione di scalate mediatiche e di potere. Il pensiero che, a causa di quelle notizie diffuse dalla stampa, anche un solo calabrese abbia potuto credere che Mario Oliverio, carpendo la sua fiducia, possa aver approfittato della cosa pubblica, è stato il tormento più grande della mia intera esistenza. La nettezza delle motivazioni addotte nella sentenza del tribunale di Cosenza conferma l’importanza della serietà, competenza e terzietà della magistratura giudicante e costituisce un indubbio contributo al recupero della credibilità dell’intera Magistratura. 

E a noi non resta che riprendere in mano Pregiudizio di StatoCittà Del Sole Edizioni – Adriana Toman – Pregiudizio di Stato, il libro, edito da Città del Sole Edizioni, pubblicato nel 2023 da Adriana Toman e impreziosito dalla prefazione del magistrato Otello Lupacchini. La giornalista Toman, esaminando il “caso Oliverio”, afferma che, nel corso del suo mandato da presidente della Regione, sarebbe venuta alla luce una vera strategia mirata a penalizzare la Calabria. Ad Oliverio sarebbe stato impedito di espletare le sue funzioni. E poi sono arrivate le inchieste giudiziarie, diverse già conclusesi con l’assoluzione. 

Da leggere, o rileggere: affinché le sorti della Calabria nostra, prima o poi, assumano connotati variopinti, speranzosi, buoni e onesti. Dipende anche da noi, lettori di libri capaci di scuotere e dar coraggio. Perché ci vuol coraggio a… sporcarsi le mani… qui, nella Terra che ci ha dato la Vita.  

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