Aldo Grasso: Se chi fa inchieste perde la credibilità
da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

da Giornalistitalia.it rip. dal Corriere della Sera di Aldo Grasso La credibilità è il bene...

La deputata democratico-radicale statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha praticamente rottamato la prima stagione del woke (quella degli anni Dieci del nostro secolo). Un passo indietro? Il sintomo di una presa di coscienza, magari anche generalizzata? Giuseppe Conte, giorni fa, ha praticamente lanciato la propria candidatura alle primarie del centro-sinistra rottamando «gli eccessi della cultura woke». L’attenzione precipua sui diritti civili – sia pure da «svegli» (la parola «woke» deriva dal verbo «to wake» che sta per «svegliarsi», «stare all’erta») ha, evidentemente, offuscato/oscurato quella sui diritti sociali. Dopo l’elezione di Zohran Mamdani a sindaco di New York e la vittoria nelle primarie democratiche, in Michigan, di Abdul El-Sayed (a parte l’ormai «storica» presenza di Bernie Sanders), si è aperta in America una stagione imprevista che vede la presenza di socialisti all’interno della sfera politica. I diritti sociali, come si sa, cono quei diritti che mirano a garantire l’accesso a risorse e a servizi essenziali: diritto all’istruzione, all’assistenza sanitaria, all’alloggio ma, soprattutto: il diritto al lavoro. La cosiddetta cultura woke, tipica soprattutto della sinistra americana ma con forti ricadute anche in quella italiana, aveva privilegiato, invece la sfera di autonomia e libertà dell’individuo. In estrema sintesi, la Ocasio-Cortez e Giuseppe Conte ci stanno facendo riflettere sulla necessità del passaggio dall’«io» al «noi». Ma questo transito non è soltanto concettuale; è anche politico. Infatti, per garantire i diritti sociali, c’è bisogno dello Stato; per i diritti civili: lo Stato deve farsi il più possibile da parte. Dunque? Giuseppe Conte sta cercando una sua demarcazione possibile e un suo «specifico» (come, probabilmente, sta facendo anche il movimento al quale appartiene). Negli Stati Uniti, la situazione è diversa, e riguarda più da vicino Donald Trump e il Partito Repubblicano. Il malessere per il costo della vita sta colpendo sempre più le classi media e operaia. In questi casi, l’elettorato reagisce con una decisa sterzata. In fondo, questa «critica al woke» può essere vista in tre modi. 1) la lotta alle grandi diseguaglianze che solcano il pianeta. 2) La necessità di rinvenire un nuovo legame sociale. 3) Il passaggio da un impegno sovrastrutturale/culturale/civile/civico a un impegno strutturale, economico, attento ai bisogni dell’uomo più che alle sue capacità. Le incognite, però sono ben altre. 1) In Italia, il «campo largo» riuscirà a trovare un suo «specifico»? 2) Giuseppe Conte non rischia di apparire un «epifenomeno» rispetto a una sinistra altrimenti divisa, rissosa e, in ultima analisi, inconcludente? 3) Negli Stati Uniti, la stessa presenza odierna dei «socialisti» (in un Paese che ha tradizioni solo rapsodiche in questo senso) che ruolo potrà avere per un Partito Democratico, tutt’ora, alla ricerca di una bussola? 4) E’ davvero tempo di una tensione così radicale, anche in vista delle presidenziali del 2028, nel Paese che detiene lo status quo della sicurezza e dell’economia (sia pure minacciato dalla Cina) a livello globale? Carlo Galli ha parlato di un ritorno a bisogni «concreti e diffusi» e, soprattutto, «non ideologici» (nel senso delle culture identitarie attraverso le quali si è costruito il percorso della sinistra woke). Tornare ai «diritti sociali» non vuole solo dire prestare più attenzione al ruolo dello Stato, vuole anche dire interessarsi alla dimensione del «comune». Quanto «comune»? Il più possibile. Imparziale, oggettivo e tollerante sono i «contrari» della parola «settario». I cui «sinonimi» sono: fazioso, partigiano, agitatore, fanatico, sobillatore, sedizioso, eretico, di parte, parziale, intollerante, intransigente, scismatico, eterodosso, favoreggiatore, ed estremista. Proprio di una politica meno «faziosa» e «ideologica» avrebbe bisogno la sinistra. Il che non vuol dire una «politica del fare», giorno per giorno, all’interno delle varie «contingenze» che via via si presentano. Abbiamo detto che c’è di mezzo il «comune». Che questa serie di critiche al woke ci serva dunque di lezione: «il buon senso è la cosa meglio distribuita al mondo» diceva René Descartes. Applichiamo dunque il buon senso a ciò che ci accomuna, il più possibile.
