“IL MALE CHE IMPARA LE BUONE MANIERE”Don Mimmo Battaglia, Arcivescovo di Napoli, scrive ai potenti della terra
“Ai potenti della terra, pace a voi! Il male non arriva sempre sfondando una porta....

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L’«altra storia» del «comunismo» secondo Luciano Canfora
L’«effettiva esperienza della realtà sociale e della lotta politica» nelle 358 pagine del volume Comunismo. Un’altra storia (Feltrinelli, Milano, 2026) di Luciano Canfora, vengono metaforizzate in diverse maniere. «Divaricazioni» e «lacerazioni» dovute alla «presa d’atto (…) della lezione impartita dalla realtà», ma anche «aggiustamenti» e «ripensamenti» della teoria marxiana in relazione alla «dura realtà effettuale»; e ancora: «radicale torsione in direzione della realtà», «banco di prova», «sbattendo la testa contro la dura realtà», una teoria «inadeguata», deve essere soggetta a «revisione», Karl Marx va «rivisto»; «docce fredde». Luciano Canfora lavora di bulino, con la consueta maestria filologica, per raccontare «un’altra storia». Una storia del comunismo, in definitiva, quantistica – esattamente come la scienza inaugurata del 1900 dalla scoperta del «quanto d’azione» da parte di Max Planck. «Prendere atto dell’imperizia, della confusione si idee e dell’avventurismo di matrice giacobino-settaria che hanno segnato il tentativo di Marx-Engels-Schapper in Germania significa evitare la tradizionale lettura (…) “continuista” di una storia che invece è discontinua, molto diversa da una fase all’altra». Canfora fa propri due «quanti» (due gradini, all’interno di un movimento storico granulare): il 1848 e il 1919. Due appuntamenti mancati a causa della presenza irredimibile della realtà. Il Manifesto del partito comunista poteva essere il detonatore di tutte le altre possibili rivoluzioni europee, e non lo è stato. E la Russia comunista poteva essere (e non lo è stata) il detonatore di tutte le altre rivoluzioni mondiali. Nel mezzo? Una «traiettoria» lunga 69 anni. I due fidanzati si dovevano incontrare, si erano dati appuntamento, ma… Ha iniziato a piovere. Uno dei due si è sgomentato … Cos’è questa «traiettoria»? «Come la democrazia non è un dato di fatto ma consiste nella ricerca costante di essa, lo stesso può dirsi del comunismo». Infatti, «esso si risolve nell’incessante necessità di attuarlo». Esattamente come insegnano i filosofi della scienza: ogni teoria deve essere fatta «brillare» lungo la dorsale della prova dei fatti. «Ed è in questa situazione (…), che Lenin prende atto del fallimento del progetto e (…) adatta le ipotesi alla realtà». In casi come questo, esistono tre diversi modi per uscire dal pantano. 1) Si creano ipotesi ad hoc per «salvare i fenomeni», oppure 2) subentra un nuovo, «rivoluzionario», paradigma scientifico o, infine: 3) la teoria di partenza risulta del tutto falsificata e si deve ricorre a un’altra. Karl Marx e Friedrich Engels, nel 1848, col Manifesto, cominciano a (intra)vedere la storia del comunismo come conquista della democrazia e, quindi, del suffragio universale. Vladimir Il’ič Ul’janov (detto Lenin), nel 1919, prospetta un comunismo come decolonizzazione e lotta contro gli imperialismi. La «traiettoria», lunga 69 anni, non si è ancora conclusa, i due fidanzati non si sono ancora incontrati, non è ancora sorto il «Sol dell’avvenire» … Cosa ci insegna, dunque, questo importante volume di Luciano Canfora? Che «la libertà è un’ideale intermittente (…), l’uguaglianza, invece, è una necessità che si ripresenta continuamente». E che deve fare i conti con la contingenza della realtà sociale e politica, di ogni momento storico.
