Il Partigiano calabrese nella Resistenza: Sebastiano Giampaolo, nome di battaglia “Fiore”
La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...

La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...
Riflessioni su una figura di spicco nata in riva allo Stretto di Messina.
La memoria è una traccia indelebile. Una traccia che rappresenta ciò che si è stati, ciò che si è, ciò che si potrà essere. La memoria è identità. La memoria è ciò che resiste all’effimero del materiale.
La Calabria, in questi ultimi anni convulsi, sembra aver smarrito la memoria del proprio passato, della propria storia. Tale smarrimento è tangibile e trova spazio e voce tra le penurie d’una gestione culturale spesso latente e tra le penurie di un’opinione pubblica, specialmente quella più giovane, sorda ai richiami del passato e che è costretta a proiettarsi su un presente fatto di incertezze, dubbi e smarrimento.
Ma il torbido presente dentro il quale annaspiamo, quello che sorride tra le mura dei Palazzi di Giustizia, tra le mura dei palazzi della Politica, tra le righe dei giornali cronachistici, non è il nostro solo compagno di viaggio. Non deve essere il nostro solo compagno di viaggio.
La storia, o più in generale la cultura, devono essere tracce che occorre rispolverare, per avere una maggiore consapevolezza del proprio passato. Per poter costruire un futuro migliore.
In quest’ottica di consapevolezza, in quest’ottica di necessaria e doverosa riscoperta, oggi raccontiamo un personaggio che è stato sì consegnato, seppur tardivamente, alla gloria della memoria dei tomi e dei saggi ma poco alla memoria, più semplice, del cittadino: Leonzio Pilato.
Leonzio Pilato è un grande orgoglio calabrese ed è un personaggio che ha avuto un ruolo chiave nella maturità artistica di due grandi come Giovanni Boccaccio e Francesco Petrarca.
La sua attività, svoltasi nel XVI secolo, consistette nello studio della lingua greca ed in particolare si tramutò nella traduzione dell’Iliade di Omero in latino ma anche di altri grandi autori della letteratura greca classica come Euripide ed Aristotele. Tale traduzione venne realizzata proprio per Giovanni Boccaccio, il quale disconosceva totalmente la lingua greca. L’incontro tra il monaco calabrese ed il grande scrittore avvenne in Francia, ad Avignone, e fu l’inizio di un sodalizio di studio dal quale il Boccaccio trasse numerosi spunti, anche per una delle sue opere più famose sulla mitologia pagana, la Genealogia deorum gentilium libri.
Giovanni Boccaccio non fu il solo grande interlocutore di Leonzio Pilato. A Padova, a ove il monaco calabrese si recò per studi, vi fu un altro incontro celebre, quello con Francesco Petrarca, il quale si dice cercasse proprio un traduttore delle opere omeriche. La grecità insita in Leonzio Pilato, il suo senso di appartenenza alle glorie antiche della civiltà egea, sono elementi che costellano tutta l’attività accademica di Leonzio Pilato e ne fanno, senza alcuna ombra di dubbio, uno dei perni del periodo umanista, fatto di costante ricerca nell’antichità, del grande poeta toscano. L’humanitas ricercata dal poeta ha sicuramente trovato in una lettura più consapevole dei classici greci, dovuta alle traduzioni di Leonzio Pilato, uno spunto per ricercare e studiare quei valori legati alla figura dell’uomo.
Si può asserire, con tranquillità, che un grande studioso calabrese è stato l’artefice, o comunque un ausilio fondamentale, dello sviluppo artistico di due eterni della letteratura italiana.
Fa specie constatare che, nella narrazione sempre attenta ai lati negativi della nostra Regione, spesso si tralasci il ricordare le solide basi culturali della nostra storia. Basi che dovrebbero essere l’incipit per vivere più consapevolmente le potenzialità culturali della Calabria, proprio attraverso la conoscenza di quella memoria che ci dice chi siamo stati. Ma anche cosa potremo essere.
