Menomale che Giuseppe c’è
È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...

È sufficiente un pizzico di reale, concreta chiarezza per far comprendere all’ignaro cittadino quanto sia...
A 50 anni dalla Rivolta di Reggio Calabria, la nuova casa di produzione e distribuzione Amica Film lancia sulla propria piattaforma streaming il film “Liberarsi – figli di una rivoluzione minore” di Salvatore Romano.
“Liberarsi” è la prima pellicola che racconta questo importante avvenimento storico, che ebbe inizio il 14 luglio 1970, in occasione del primo sciopero generale indetto per contestare la decisione del Governo che indicava Catanzaro quale capoluogo della Calabria.
Dal 2 ottobre, sarà in streaming sulla nuova piattaforma Amica Film “Liberarsi – figli di una rivoluzione minore”, che lei ha scritto e diretto nel 2007. L’uscita del film, in questa versione, coincide con i 50 anni dalla Rivolta di Reggio, e vuole dunque celebrare questo anniversario. “Liberarsi” è stata la prima pellicola che ha raccontato questo importante avvenimento, una vicenda che ha segnato la storia della nostra regione, e non solo. La Rivolta è infatti considerata il più vasto moto popolare della storia Repubblicana italiana, la prima rivolta identitaria d’Europa. Il suo, pertanto, è stato un lavoro minuzioso di ricerca per arrivare all’opera compiuta. Quanto è stato difficile tirare fuori questa vicenda e girare questo film?
Ho letto molti libri e articoli di giornale dell’epoca sull’argomento e mi sono appassionato a questa vicenda in modo viscerale. Non ne sapevo molto e addentrarmi nei meandri di una storia così avvincente e unica mi ha portato a decidere di farne un film. È stata un’intuizione normale e mi è sembrato strano e illogico che nessuno prima di me ci avesse pensato. Ho considerato sempre il cinema come la più nobile delle libertà di espressione, e venire a conoscenza che su questa storia così cinematografica e particolare ci fosse stato una specie di veto, a non renderla pubblica completamente, mi ha convinto ancora di più ad affrontare tutte quelle difficoltà connesse alla produzione di un film e a dedicarmi anima e corpo alla realizzazione di questo progetto. L’ho sempre considerato un impegno e un obbligo nei confronti della storia e della verità. Un atto di vera libertà di fronte all’oblio storico della cinematografia italiana e all’indifferenza politica di questo nostro paese. Si è trattato di una rivolta popolare, senza nessun color politico di appartenenza, perché i principi e i valori di quelli che credettero veramente in quella battaglia, sono valori democratici imprescindibili, riconosciuti dalla nostra Costituzione e averli calpestati, averli repressi, rappresenta un atto di sopruso e prepotenza di uno Stato, che in quell’occasione, ha smesso di essere democratico e si è trasformato in autoritario e illiberale. I reggini a quell’epoca dicevano, infatti: “Noi ci siamo ribellati allo schiavismo politico, non all’autorità dello Stato”.
Una rivolta mai vista prima, mai vista dopo. Scontri, assalti, barricate, scioperi generali, scuole chiuse per mesi e trasformate in caserme, sei morti, migliaia di arresti. La lettura di questa vicenda è stata per molto tempo ostaggio di etichette politiche, che hanno inciso anche sulla ricerca della verità. E chi ne ha fatto le spese è stato il popolo calabrese. Alla luce di ciò, quanto è stato difficile fare questo film?
L’etichetta politica data alla rivolta di Reggio Calabria non mi ha mai influenzato, mi ha fatto semmai incazzare. C’erano comunisti e fascisti all’epoca e i primi venivano considerati fascisti solo perché scendevano in piazza con gli altri. Basti pensare che tra i primi a scendere a Reggio in quei giorni, vi erano militanti di lotta continua a cominciare da Sofri. Pasolini, sempre attento alle esigenze sociali del popolo, vi girò un documentario. La rivolta ebbe una eco europea, internazionale, ma da noi la si considerò di parte, perché questo conveniva a molti. La rivolta di Reggio Calabria è il primo momento veramente di rivolta vera del nostro paese e di tutta l’Europa libera, dopo le guerre. Rappresenta un momento di cambiamento cui si è voluto mettere un freno. “Lo status quo” è un principio illiberale e anti democratico che al momento opportuno si manifesta in tutta la sua crudezza. Durante la rivolta di Reggio è stato così. Nessuno nega che ci furono gruppi violenti e strumentalizzazioni politiche, nessuno nega che qualcuno ne approfittò, organizzando magari attentati o altro, ma questo non ha nulla a che vedere con quei ragazzi, di sedici o venti anni, che della politica e dei giochi politici se ne fregavano e volevano un futuro migliore per loro e per i loro figli. Da quello che si è visto, e che si sta vedendo in Italia e in Calabria, in particolare, oggi, hanno avuto ragione a ribellarsi.
Cosa significa, a 50 anni esatti dall’accadimento dei moti di Reggio, parlare ancora di rivolte popolari e rivendicazioni identitarie nel panorama sociale odierno?
Significa cercare di capire quali sono le esigenze dei popoli di oggi e dei giovani soprattutto. Significa stimolare le coscienze per cercare di liberarci dall’indifferenza e dall’incapacità di reagire, in cui la nostra società sembra all’improvviso essere caduta. Significa dare dei messaggi forti a chi se ne sta seduto in poltrona, magari con un cellulare in mano e si perde in un “like”, mentre qualcuno fuori gli sta rubando il futuro. L’identità di un popolo sta nella sua capacità di conquistarsi ogni giorno la sua libertà. Ogni qual volta qualcuno attenta a questa libertà, ogni qual volta qualcuno non rispetta gli ideali di giustizia e rispetto reciproci, è un dovere ribellarsi. Penso sinceramente che quando un uomo subisce un’ingiustizia e non reagisce in nessun modo, la sua non reazione diventa peggiore dell’ingiustizia che ha subito. Questo è il principio che ha mosso la popolazione di Reggio a scendere in piazza. Dovremmo capirlo tutti e raccontarlo ogni giorno al mondo intero.
Il cast del film è composto da nomi oggi noti del panorama cinematografico e televisivo. Tra questi, il compianto Giacomo Battaglia, un grande attore e un grande uomo che è rimasto nel cuore dei reggini e dei calabresi. Vuole parlarci di lui…
Parlare di Giacomo per me rappresenta un’emozione troppo forte. Mi legava, e mi lega a lui, un’amicizia vera e profonda, nata durante il film e proseguita poi in modo continuo. Giacomo era uno dei miei migliori amici e perdere un amico è un dolore insopportabile. Penso a lui e mi viene da ridere e da piangere. Con Giacomo ci si divertiva sempre, era un generoso e gli piaceva rendere felici le persone facendole ridere, con le sue battute e le sue imitazioni. Aveva un animo nobile e una sensibilità a pochi conosciuta. Fa rabbia che se ne sia andato via così presto, perché aveva ancora da dire molto al cinema, alla televisione e allo spettacolo italiano. Un attore vero e una persona unica. Era sicuramente il più grande fan di questo film, interpretato con una passione e un impegno incredibili, con il cuore. L’uscita di questo film sulla piattaforma “Amica Film” la dedico a lui. Spero che da lassù ci applauda e ci aiuti.
La nuova casa di produzione e distribuzione Amica Film, orgogliosamente made in Calabria, ha deciso di intraprende questo innovativo progetto che coniuga la necessità di un modo di presentare il Cinema in un mondo che cambia, tramite una piattaforma online, alla possibilità di fruire pellicole difficilmente reperibili e finalmente alla portata di tutti. Come ha accolto questa idea?
L’ho accolta e sostenuta con immenso entusiasmo e impegno. Il fatto poi che è “made in Calabria” è un motivo in più per esserne orgogliosi. L’ambizione è tanta, ma il progetto è ben curato e programmato e sono sicuro che avrà un grande successo. Lo streaming rappresenta il futuro del cinema e dell’audiovisivo italiano e mondiale. Una possibilità incredibile che viene riconosciuta a tutti i nuovi cineasti di far vedere le loro opere, altrimenti, il più delle volte, prigionieri di una strategia distributiva, di accordi e giochi, poco chiari e molto cari e solo per pochi. Bisogna liberare il mercato e ampliarlo, dando al pubblico l’ultima parola e il giudizio finale e non a distributori o produttori, schiavi del sistema che loro stessi hanno creato. La sala è ancora il miglior mezzo per poter vedere e apprezzare un film, non c’è dubbio, ma se questo deve essere un privilegio solo per pochi, se certi produttori pensano di poter portare la gente al cinema, approfittando di attori “conosciuti” per vendere popcorn (un noto produttore e distributore mi disse una volta “io guadagno di più vendendo popcorn che me ne frego dei film, che costa un occhio della testa farli”): ecco se il sistema è questo, viva le piattaforme in streaming. Almeno qui siamo tutti liberi e uguali.
Quali sono i suoi progetti futuri e la sua visione per il futuro del Cinema, anche in relazione a questo particolare momento storico che limita i momenti e i luoghi di aggregazione?
Ho appena finito di montare un film dal titolo “L’Incontro”, realizzato in Calabria sul Pollino con la Marvaso Production Films. È un film particolare, cui chiaramente sono molto legato e il prossimo anno verrà alla luce per tutti. Gli altri miei progetti sono tanti, così come i sogni. Mi auguro che a me, come a quelli che amano questo lavoro, sia data la possibilità di potersi esprimere e lavorare. Ciò dipende anche dalla strategia politica ed economica del nostro paese e anche dalla risoluzione completa dall’attuale situazione di stallo dovuta al Covid. Certo è in atto già da tempo una rivoluzione nel sistema “cinema” o “audiovisivo”, in generale, che nessuno può negare. Vi è una convergenza digitale tra i vari linguaggi, cui tutti devono adeguarsi. Vedo, però, che ancora in Italia, molte teste, pensano come 10, 20 anni fa. È un buon modo perché queste teste finalmente possano essere sostituite da teste più moderne. Quando verrà il tempo delle nuove aggregazioni, quando saremo di nuovo liberi di abbracciarci e stare insieme, mi auguro anche che avremo qualcosa di più interessante e innovativo da dirci e proporre e che a farlo non ci siano le stesse teste “pre-covid”, ma menti più libere e visionarie.
