Il Partigiano calabrese nella Resistenza: Sebastiano Giampaolo, nome di battaglia “Fiore”
La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...

La libertà – sosteneva Ignazio Silone – è la possibilità di dubitare, la possibilità di sbagliare, la...
Quando il 18 dicembre scorso, partendo dal Consiglio Regionale, abbiamo intrapreso, tutti noi, questo viaggio nella sanità calabrese (oltre 20 tappe) discutendo il” Manuale per una Riforma della Sanità in Calabria” di Rubens Curia, avevamo ben chiara l’inadeguatezza del Servizio Sanitario Regionale ad attuare, nella nostra Regione, l’articolo 32 della Costituzione Italiana, laddove, afferma che: “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”.
I Calabresi, pur non conoscendo il verbale del 15 novembre 2018 del Tavolo tecnico Adduce, né il più grave verbale presieduto dallo stesso del 4 aprile 2019, facendo spendere al Servizio sanitario calabrese, nel 2018, oltre 300 milioni di euro in mobilità passiva hanno bocciato, con alcune eccezioni, il sistema di cura nella nostra Regione.
Purtroppo, il diritto alla salute è sempre meno garantito: i ticket sono più elevati , talvolta, del prezzo delle prestazioni, le liste d’attesa sono interminabili, le famiglie sono lasciate in solitudine nella assistenza alle persone con disabilità, il 70% degli ultra 65enni calabresi deve attendere più di 48 ore prima di essere operato per una frattura della testa del femore, solo 10.529 ultra 65enni calabresi usufruiscono delle “Cure Domiciliari”(1,4%), contro i 181.283 veneti (7,2%), l’aspettativa di vita in buona salute in Calabria è pari a 52 anni contro i 69 anni della PA di Bolzano; a corollario di ciò gli operatori sanitari lavorano in strutture fatiscenti con tecnologie spesso obsolete dove la manutenzione è carente ed il livello organizzativo spesso molto basso. Crescente è inoltre il fenomeno della fuga fuori regione di operatori sanitari, spesso superati nelle graduatorie concorsuali, da appartenenti a lobby politiche o altro, nel totale disprezzo della meritocrazia o peggio reduci da realtà professionali disorganizzate e conflittuali.
Uno dei nostri obiettivi il 18 dicembre era di dare un contributo ad un dibattito per una nuova cultura della tutela della salute che garantisse eguaglianza nell’accesso ai servizi e nelle cure, dibattito teso a valorizzare il ruolo della sanità quale fattore di coesione sociale e di promozione del benessere, tenendo presente che la cultura della salute è trasversale a tutte le azioni politiche, perché la salute si promuove contrastando le povertà economiche e sociali, l’emarginazione, gli incidenti sul lavoro, la disoccupazione, il degrado delle periferie. In questa ottica è fondamentale dare vita a “Reti Sociali” che favoriscano il diritto al lavoro, alla casa, a una socialità significativa dove la “presa in carico” della persona deve avvenire con percorsi che mettono insieme professionalità e Servizi diversi.
Siamo troppo ambiziosi nel chiedere alla politica di approvare una Riforma del Servizio Sanitario Regionale? Credo di no, perché le grandi Riforme della Sanità nel Paese sono state precedute da movimenti culturali, prese di coscienza collettiva, istituzione di Comitati che hanno fatto da lievito a leggi come la 180/78 o la 833/78: questo vogliamo essere noi, con questo documento, in qualità di” Comunità Competente”.
Per riannodare il “rapporto di fiducia” che si è interrotto tra i calabresi e il Servizio Sanitario Regionale è necessario attivare tutti gli strumenti di partecipazione che rendano trasparente il Settore a partire dal comma 4 dell’articolo 14 del Dlgs 502/92 che testualmente recita:
«Il Direttore Generale dell’Unità Sanitaria Locale e il Direttore Generale dell’Azienda Ospedaliera convocano, almeno una volta l’anno, apposita Conferenza dei Servizi quale strumento per verificare l’andamento dei Servizi in relazione all’attuazione degli indicatori di qualità […] per individuare ulteriori interventi tesi al miglioramento delle prestazioni […]»
È evidente che le conferenze annuali ed i forum aperti, per specifiche problematiche, sulla falsariga dell’elaborazione dei Bilanci Sociali, agli stakeholder (pazienti, operatori sanitari, associazioni di cittadini, sindacati ecc.) contribuirebbero a una proficua analisi dell’offerta quali-quantitativa dei servizi sociosanitari e a un loro miglioramento.
Altri punti che, a nostro parere, incentivano la trasparenza della gestione dell’Azienda Sanitaria, sono:
1) la pubblicazione degli “obiettivi” inseriti nel contratto dei Direttori Generali ed a cascata del management aziendale;
2) il potenziamento della Stazione Unica Appaltante (SUA) L.R.26/2007, assegnando personale qualificato e strumenti informatici adeguati, obbligando, pertanto, le Aziende Sanitarie ad acquisti regionali. A tal proposito, riteniamo sbagliato che la Legge abbia relegato nel nulla la SUA; pertanto, chiediamo al Commissario del Piano di Rientro di valorizzare la “Stazione” con un preciso “Piano di acquisti” sia con l’ANAC che con le Centrali di Committenza delle altre Regioni come previsto dalla legge su indicata;
3) la valorizzazione del ruolo dei Sindaci nella programmazione annuale e nella verifica degli Obiettivi dei manager;
4) l’istituzione delle Consulte di Dipartimento, come nel caso della Psichiatria (DPGR7 marzo 2013, n° 31), che prevede, tra l’altro, la presenza dei rappresentanti dei Servizi Sociali degli Enti Locali, delle Associazioni dei familiari e delle Associazioni degli utenti o del Piano Nazionale delle Demenze dove è esplicitamente prevista nei Tavoli Regionali e aziendali la presenza, tra gli altri della componente sociale;
5) l’approvazione, da parte della Regione, di protocolli per le Aziende Sanitarie atti a garantire canali che veicolino informazioni organizzative e sanitarie ai pazienti, innovino la comunicazione interna e attivino strumenti di promozione dei risultati raggiunti;
6) l’istituzione del Portale dei sevizi sanitari della Calabria, ovvero, una mappa interattiva dell’offerta dei servizi sanitari che tenga conto della casistica trattata e delle risposte in termini di successo di cura. Il Portale deve rappresentare lo strumento principale per una corretta informazione sanitaria dei pazienti e dei medici di medicina generale e delle altre figure del Servizio Sanitario Regionale.
Una delle richieste improcrastinabili presente nel ” Manuale” è l’istituzione dell’Osservatorio Epidemiologico Regionale che consentirà una sorveglianza attiva dello stato di salute della popolazione; ciò, inoltre, produrrà una programmazione sanitaria aderente ai bisogni, una corretta pianificazione dei Servizi Sanitari e una puntuale e adeguata gestione dei flussi informativi.
La presenza dell’Osservatorio attiverà una Rete Epidemiologica i cui nodi sono le Unità Operative di Epidemiologia Aziendale che contribuiranno a una lettura del Territorio più particolareggiata, con la valutazione delle disuguaglianze sociali nella salute e nell’accesso ai Servizi.
L’Osservatorio curerà, tra l’altro, i seguenti dati:
La prevenzione in Calabria, più che nelle altre regioni, dovrebbe rappresentare una vera e propria strategia primaria di approccio alla salute della popolazione: incrementare al massimo gli interventi di prevenzione primaria e secondaria determinerebbe una riduzione di casi di malattie, in una Regione in cui le attività di diagnosi e cura sono in sofferenza a causa delle carenze strutturali e di risorse umane, consentendo, al contempo, un consistente risparmio economico.
In atto si rileva, invece, tra le tante difficoltà, un’insufficiente attuazione dei programmi degli screening oncologici per tutta la popolazione target e, a fronte di un’ampia offerta vaccinale, una mancata implementazione dell’anagrafe vaccinale informatizzata che è elemento determinante per attuare il definitivo salto di qualità nell’ambito delle vaccinazioni.
La nostra Regione ha raggiunto livelli di copertura vaccinale superiori alla media nazionale grazie alla passione ed allo spirito di abnegazione degli Operatori del Settore ma, in considerazione dell’aumento del 100% degli accessi vaccinali a seguito dei nuovi Piani vaccinali Regionali e Nazionali cui non è seguita l’implementazione delle risorse umane che, invece si sono ridotte per effetto dei pensionamenti, ci avviciniamo alla chiusura delle attività.
Pertanto, chiediamo che venga garantito il turn-over del personale dei Dipartimenti di Prevenzione e completato l’adeguamento dei Centri Vaccinali, già previsto dalla D.G.R. 58/2010.
Già nel “Manuale per una riforma della sanità in Calabria” si pone con forza l’attenzione sulla desertificazione della Medicina Territoriale che produce oltre il 60% annuo di accessi al Pronto Soccorso che potrebbero essere seguiti dai Medici di Medicina Generale e 30/1000 di ricoveri ospedalieri inappropriati all’anno. In questa ottica la “presa in carico” del paziente nelle Unità Complesse di Cure Primarie (UCCP), finanziate con fondi ministeriali finalizzati sin dal 2011! deve essere una priorità perché l’UCCP è il luogo dell’integrazione multi professionale del MMG, dello Specialista Ambulatoriale, del Medico di continuità assistenziale che con i medici ospedalieri danno vita ai “Percorsi Diagnostici Terapeutici Assistenziali” (PDTA) affinché nessun paziente, soprattutto cronico con situazioni di comorbilità, fragilità e non autosufficienza, rimanga indietro.
Sappiamo che in Italia vi sono oltre 24 milioni di malati cronici con i multi-cronici che sono circa 12,5 milioni, che gli anziani non autosufficienti sono 2,8 milioni, sappiamo che la Calabria è la regione che ha la più alta percentuale (23,8%) di abitanti con almeno due patologie croniche, a queste persone dobbiamo dare subito attenzione con lo sviluppo di “Reti Territoriali Assistenziali” i cui nodi virtuosi sono le “Strutture Territoriali Sanitarie Intermedie” come le UCCP e le “Case della Salute”. Altra occasione sprecata dalla Regione Calabria che, a distanza di dieci anni dai finanziamenti europei, che si sono assottigliati, non vedono la luce.
Le Case della Salute, di cui si è scritto dettagliatamente nel” Manuale”, possono realizzare, con la presenza degli Assistenti Sociali, una gestione integrata del servizio socioassistenziale erogato dai Comuni e sociosanitario erogato dalle ASP a livello distrettuale. Case della Salute che, in base alle domande di salute, potranno essere a bassa, media e alta intensità di cura.
