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Giovani in biblioteca
Mediterranea

LO SCRITTORE MARIO ALBERTI INCONTRA GLI STUDENTI DELL’ISTITUTO FAMILIARI DI MELITO PORTO SALVO

La Città del Sole edizioni continua a rivolgere una grande attenzione al mondo della scuola, nella consapevolezza che sviluppare nelle nuove generazioni l’amore per la lettura possa consentir loro, oltre che a completare il percorso di formazione, di affrontare le sfide di un futuro che si prospetta sempre più problematico. L’evento che ha chiuso gli incontri letterari del 2022 si è svolto presso l’Aula Magna dell’Istituto “G. Familiari” di Melito Porto Salvo con un interessante momento di dialogo con lo scrittore Mario Alberti e l’editore Franco Arcidiaco che ha coinvolto le classi del biennio degli indirizzi liceali e alcune alunne dell’IPASR (Istituto Professionale Servizi Alberghieri e Ristorativi). Scopo dell’incontro è stato avvicinare i ragazzi alla lettura, dare loro la possibilità di conoscere aspetti del mondo editoriale e delle sue dinamiche, nonché riflettere insieme sui protagonisti del libro “Vista mare e altri sogni”, spesso considerati, a torto, “gli ultimi”.
Il dibattito è stato condotto dal dirigente Vincenzo Zappia coadiuvato dai docenti dell’Area Umanistica dell’istituto: Francesca Iofrida, Luisa Laganà, Carmela Condemi, Maria Luisa Crea, Daniela Cimarosa, Alba Coniglio, Francesca Flachi a cui si è aggiunto Antonio Manti che ha curato i rapporti tra la Città del Sole edizioni e la scuola.
A commento dell’evento, riportiamo questa riflessione dello scrittore Mario Alberti:
“Dov’eravamo rimasti?
Indietro, molto indietro. Ammetto, sono uno scrivente discontinuo, e in questo periodo ho tenuto per me i ricordi.
Ma alcuni di questi, magari recenti, sono a rilascio controllato. E magari sono porte, se si riescono a cogliere le connessioni.
Il ciò di cui vi voglio parlare è un’esperienza porta.
Una porta bifronte. Apre all’indietro. Apre in avanti.
La prima porta si è aperta al liceo Familiari, in occasione di un incontro avuto con gli studenti e i docenti sul mio primo libro.
Vista Mare.
Ho frequentato il liceo Familiari, a Melito, ai tempi del prof. Mosino e del cane York. Un altro luogo ed un altro tempo.
Ma entrando nell’aula magna, per un attimo, ci ho pensato.
Poi le voci squillanti dei ragazzi mi ha riportato al tempo di oggi.
Si è aperta la porta verso il tempo di oggi.
E di domani.
I ragazzi hanno voluto sapere cosa avesse mi avesse spinto a narrare delle piccole storie. Storie di gente esclusa, senza appeal rispetto al girone dei famosi.
I ragazzi hanno chiesto, considerato, detto.
E mentre tronfio di applausi uscivo dall’aula, anch’io ho chiesto, considerato, detto.
Ho chiesto a me stesso, e al mondo sordo, perché consideriamo poco e male il mondo dei giovani.
Che sono i noi di ieri. Il nostro mondo. Il mondo di tutti.
Siamo sempre pronti a giudicare col metro ingannevole e nebbioso di un apparente mondo diverso.
Ammetto, mi sento un privilegiato, ogni volta che entro al Mazzini di Locri (sì, un’altra esperienza intergenerazionale), una volta al mese, e parlo con i ragazzi.
E soprattutto riesco ad ascoltare i brandelli di vita che tra le pieghe degli argomenti emergono.
Emergono perché narrati, questi frammenti. E vengono narrati perché è rimasta aperta la porta dalla quale entra la fiducia.
Una terza porta.
E sì, perché è facile dire che i giovani vanno sostenuti, e che sono il nostro futuro. Ma se non c’è reciproca fiducia non si riuscirà mai a creare un solido ponte tra le diverse generazioni.
Fiducia nei giovani, nei loro sogni, che sono soltanto concretezza, prematura, nel loro modo di vivere tra irraggiungibili abilità hi tech e diari nascosti tra i libri. La coesistenza di epoche età del cambiamento.
O nelle loro pance scoperte da maglioni troppo corti, e nelle scarpe da tennis senza calzini a febbraio.
E dobbiamo loro fiducia nei loro amori transitori, piccoli grandi dolori da accogliere senza ridurre.
Da custodire se diventano confidenza.
Apprendo che un’altra Scuola sta leggendo i mei libri. Metto da parte il compiacimento. Mi viene comunque scomodo.
E mi preparo, privilegiato, ad altri volti da mettere da parte per quando scenderà la sera”.

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