La notte di Crotone. Un incontro onirico tra Eleonora Duse e Corrado Alvaro
Pierfranco Bruni Crotone. Il tempo è un pasaggio di ombre.Era una notte di luna piena...

Pierfranco Bruni Crotone. Il tempo è un pasaggio di ombre.Era una notte di luna piena...

Di Antonino Princi
All’alba del 3 settembre 1943, le truppe britanniche e canadesi attraversarono lo Stretto di Messina e iniziarono a sbarcare nei pressi di Reggio Calabria. Gli sbarchi non incontrarono resistenza ed entro la fine della giornata era stata assicurata una solida posizione. …L’invasione dell’Italia apriva un capitolo europeo che avrebbe incluso nelle sue pagine la Campagna nell’ovest e la completa distruzione dell’esercito tedesco. In questa nuova fase, il “teatro mediterraneo non avrebbe più ricevuto la priorità assoluta di risorse e le sue operazioni sarebbero diventate preparatorie e accessorie rispetto alla grande invasione che avrebbe avuto la sua base in Gran Bretagna”.
Tra il 1956 e il 1960 vennero dati alle stampe, per i tipi di Edmond Cloutier di Ottawa, tre volumi pubblicati su autorizzazione del Ministro della Difesa canadese che costituiscono una delle più importanti fonti storiografiche per quanto riguarda l’esperienza bellica canadese durante la Seconda guerra mondiale e perciò, indirettamente, la fase riguardante l’invasione dell’Italia. È appena arrivata in libreria (G.W. Nicholson, L’Operazione Baytown, a cura di Antonino Princi, Città del Sole edizioni) un’edizione in cui si riporta la traduzione italiana dei capitoli VII e VIII del II Volume, che riguardano nello specifico l’Operazione Baytown, e cioè lo sbarco delle Forze alleate nell’Europa continentale. Il resoconto prosegue descrivendo l’attraversamento della penisola calabrese fino a Potenza e a parte dell’area foggiana, da un versante, e fino all’area interna salernitana, dall’altro. L’opera è denominata Official History of the Canadian Army in the Second World War, dal titolo The Canadians in Italy 1943-1945, curata dal Colonnello Gerald William Lingen Nicholson, all’epoca Vicedirettore della Sezione storica dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate canadesi, che è anche autore del corposo II volume di cui sopra.
Tornando allo specifico del nuovo testo pubblicato, ci sono alcune constatazioni che ritengo importante condividere e sottoporre al vaglio dei lettori. La prima di queste riguarda il fatto che, nonostante il prezioso sforzo profuso da diversi storici e appassionati (va ricordato per esempio Operazione Baytown di Giuseppe Marcianò, Città del Sole Edizioni, 2003; Laruffa 2013), sul tema dello sbarco alleato nell’Europa continentale spesso ci si è trovati di fronte o a un’aneddotica e talvolta sterile divulgazione o a un vero e proprio oblio editoriale. Nel primo caso ne è prova la storiella, circolata per diverso tempo e che ha proprio Nicholson come fonte, del puma fuggito dalla villa comunale di Reggio che avrebbe gironzolato per la città deserta, felino che avrebbe costituito l’unica presenza vivente con cui i militari appena arrivati si sarebbero trovati a interagire. Nel secondo caso va rilevato che, dal 1956 a oggi, nessuno si è mai posto il problema di tradurre quest’opera in italiano, cosa che sarebbe senz’altro stata utile per capire di che dimensione sia stato l’investimento militare, politico, economico e umano che l’Esercito alleato decise di destinare all’impresa (senza considerare la tremenda forza e rabbia dell’Esercito tedesco in ritirata; tracce dei primi fenomeni di terroristica insofferenza da parte della Divisione Panzer “Hermann Göring” nei confronti dei civili e dei militari italiani sono già state documentate nell’area jonica dal sottoscritto in un testo al quale si farà riferimento più avanti). Credo che su questo oblio editoriale un peso specifico sia rivestito da una forma di miope e senile riluttanza, da parte di una tradizione di studiosi, a condividere i documenti e le fonti, fino addirittura a concepire la fonte documentale criminalmente come una proprietà privata della quale ci si sente legittimati a esserne custodi. Questo avviene perchè tali fonti alimentano l’Auctoritas dello studioso, in ossequio a una mentalità di stampo veteroelitista e vagamente razzista che è destinata per fortuna a essere spazzata via proprio grazie a iniziative editoriali come quella che il lettore, in questo momento, si trova davanti. In questo caso, infatti, l’opera è di pubblico dominio ed è stata sufficiente una cordiale interlocuzione con l’Ufficio Proprietà intellettuale del Dipartimento per la Difesa Nazionale canadese per poterla tradurre e pubblicare. La seconda constatazione riguarda il fatto che questo testo costituisce un serbatoio prezioso di informazioni di tipo tattico, strategico, politico, diplomatico e, a sobri tratti, anche di costume sull’avanzata iniziata nel luglio del ’43 e conclusasi con la capitolazione tedesca nel maggio del ‘45. A rendere incredibilmente utile quest’opera è anche il fatto che vengono fornite delle mappe, realizzate dal Capitano C.C.J. Bond, che illustrano in maniera chiara il tragitto svolto dai Reparti canadesi (e non solo) nella risalita verso il nord della Penisola. In realtà già nel maggio 1948 venne pubblicata una prima edizione sull’esperienza canadese durante il conflitto ma la versione edita a partire dal 1955 e fino al 1960 costituisce un documento molto più accurato e preciso, sia perchè gli Autori hanno tenuto conto di ulteriori documenti che allora non erano disponibili per la consultazione pubblica e sia perchè gli stessi Autori (e Nicholson in particolare), riportano in maniera molto più dettagliata il punto di vista del nemico per come fu riportato dagli interrogatori e dai servizi di Intelligence alleata. Inoltre, l’imponente quantità di fonti consultate da Nicholson restituisce un quadro ancora più ampio di quegli accadimenti: i diari di guerra delle formazioni e delle Unità partecipanti, gli ordini, i rapporti sulle operazioni, i resoconti delle conferenze e di diverse riunioni e tanto altro. Già a guerra ancora in corso, infatti, la Sezione Storica dell’Esercito canadese iniziò a catalogare, studiare e archiviare questa incredibile mole di materiale, fino al punto di arrivare ad affiancare un Ufficiale Storico a ogni Divisione canadese impegnata nella Campagna. A questa operazione di raccolta di materiale vanno aggiunti i documenti britannici e Alleati oltre a quelli tedeschi caduti in mano agli Alleati, in particolare i diari di guerra e diversi documenti dei Quartieri Generali dei Corpi d’Armata. Inoltre, nell’autunno del 1948, Nicholson ripercorse l’intero itinerario compiuto dalle forze canadesi dalle spiagge di Pachino fino al fiume Senio, scattando oltre 2000 fotografie, pochissime delle quali riportate in questa edizione. Per questi motivi, e per contrastare le tendenze alla destoricizzazione insite in territori per definizione collocati in un tempo ancestrale e naturalisticamente edenico – manovra che costituisce un potente elemento di mantenimento di una subalternità politica ed economica – ci è sembrato opportuno aggiornare quanti, a vario titolo, vorrebbero approfondire in maniera storiograficamente accurata questa specifica fase della Campagna d’Italia nel quadro del Secondo conflitto mondiale con particolare interesse alla fase dell’attraversamento alleato della penisola calabrese. Quest’ultimo passaggio infatti costituisce una specie di cono d’ombra rispetto alla grande storiografia sullo sbarco alleato, che spesso indugia sulla Sicilia per poi darsi appuntamento direttamente a Salerno, quindi sulla Linea Gustav, a Montecassino e ad Anzio e, finalmente, a Roma, come se si trattasse di una via crucis o di un percorso a tappe obbligate, o come un bambino che guada un fiume saltando sui sassi che trova storiograficamente più ampi e comodi, trascurando il fatto che l’Operazione Baytown costituisce, di fatto, il primo ingresso massiccio alleato nell’Europa continentale. Vero è che la resistenza incontrata da parte del nemico fu sostanzialmente inesistente ma è altrettanto vero che in quei giorni si consumò forse l’ultimo, se non uno degli ultimi, conflitti tra le forze italiane e quelle alleate, con il controverso combattimento di alcuni reparti canadesi con i paracadutisti italiani in Aspromonte proprio tra il 7 e l’8 settembre del 1943. Da un punto di vista più vicino alla macrostoria, la trascuratezza con la quale si è riflettuto sull’Operazione Baytown fa il paio con una limitata rilevanza data da parte della storiografia a tre incontri organizzati dalla Coalizione alleata che invece hanno avuto un grande valore storico per la storia del nostro Paese – e ciò è anche testimoniato dalla gran quantità di riferimenti presenti nel testo di Nicholson. Uno è la conferenza di Casablanca avvenuta nei giorni tra il 14 e il 24 gennaio 1943 e avente come principali (ma non unici) protagonisti W. Churchill e F.D. Roosevelt. L’altra è la Terza Conferenza di Washington tenutasi dal 12 al 25 maggio 1943 e l’altra è la Prima Conferenza di Québec, svoltasi tra il 17 e il 24 agosto del 1943, in cui il leader canadese W.L. MacKenzie King si aggiunse ai due leader precedenti. Qui in sostanza si elaborò il Documento-promemoria che definiva le condizioni di resa dell’Italia –e Nicholson in questo senso ci fornisce le informazioni necessarie per aiutare i lettori a emanciparsi da un’altra superficiale storiella ribadita in tanta sbrigativa storiografia di derivazione mediatico-divulgativa che esaurisce con il proclama Badoglio alla Radio dell’8 settembre il lungo iter diplomatico che ha portato all’Armistizio tra l’Italia e la Coalizione alleata. Oltre ai riferimenti a documenti di difficilissima consultazione, un ulteriore elemento indubbiamente affascinante nei resoconti di Nicholson è costituito dai verbali con gli interventi dei protagonisti principali della Conferenza, e in taluni casi sembra davvero di essere presenti in quei momenti così decisivi. Inoltre, risulta molto interessante il dibattito, riportato dall’Autore anglo-canadese, sulle aspettative britanniche da una parte e quelle statunitensi dall’altra a proposito di un eventuale sbarco in Italia e un suo proseguimento oltre lo Stretto: per esempio, una volta invasa l’Isola, fu presa in considerazione l’ipotesi di rimanere in Sicilia senza proseguire verso nord in modo da concentrare maggiori forze nella Francia settentrionale, ipotesi velatamente caldeggiata dagli statunitensi ma avversata dai britannici. Significativo è, perciò, il modo in cui l’Autore descrive i diversi scenari che vennero presi in considerazione prima e dopo l’invasione della Sicilia. Ciascuno di questi offre infatti incredibili squarci di una storia tutta in potenza che però ci dice molto sull’incredibile realismo e sulla meticolosa preparazione dei piani di guerra da parte degli Alleati, certo pur tenendo conto che questa è una storia dichiaratamente di parte, cosa di cui Nicholson non fa mistero. Tuttavia l’Autore è pur sempre un Militare e uno Storico, e pertanto non cede mai alle derive agiografiche. Piuttosto, egli è interessato a difendere l’immagine del proprio Esercito e accompagna questo interesse con una velatissima e a tratti divertente meticolosità nel fornire particolari esaustivi e in qualche modo “oggettivi”, con tutta la pericolosità che il termine racchiude, soprattutto per uno Storico. Si veda per esempio l’attenzione riservata al Generale Harold Alexander, del quale elenca i ridondanti titoli con le iniziali puntate, oppure il modo in cui dispiega orgogliosamente la pletora di sigle puntate per definire i vari Battaglioni e Reggimenti o l’accuratezza con cui descrive gli attimi dello sbarco con un affascinante gioco speculare tra la costa messinese e quella reggina; e lo fa con una prosa tutta anglosassone: elegantissima, ordinata, con inaspettate ondulazioni ironiche, incardinata in un rigido percorso che ci accompagna lungo paesi, volti, strade, rendendoci direttamente partecipi degli accadimenti descritti. Infatti l’Opera fu ideata per un pubblico di lettori non specialisti e con l’intento di informare i cittadini canadesi dell’operato dei loro connazionali in guerra. Pertanto, finalmente giova e rasserena leggere pagine scritte con tale accuratezza. Tuttavia, va ancora brevemente ripresa la riflessione sulla questione del punto di vista dal quale questa storia è descritta, perchè in questo caso si annidano delle pericolose omissioni. Come scritto in precedenza, l’Autore all’epoca della pubblicazione di questo testo era Vicedirettore della Sezione storica dello Stato Maggiore Generale delle Forze Armate canadesi. In virtù dell’incarico rivestito (ma già negli anni di redazione dell’Opera), aveva accesso a una considerevole quantità di informazioni, prevalentemente di ordine militare, tattico e strategico. Questo vuol dire che, da una parte, la visuale di Nicholson è certo approfonditissima ma nel contempo è ristretta perchè, per esempio, sono assenti i resoconti dei civili e delle ricadute dello Sbarco e dei bombardamenti su questi ultimi; Nicholson sembra faziosamente disinteressato a riportare informazioni che li riguardino a parte pochi, sporadici riferimenti. Questa assenza di informazioni e di testimonianze, fossero anche indirette, fa molto rumore durante la lettura, in particolare nei passaggi riguardanti le incursioni aeree alleate che all’epoca provocarono decine e decine di morti (non si fa alcuna menzione, giusto per citare uno dei tanti esempi, del bombardamento del 1° settembre 1943 che a Sinopoli causò 31 morti, con la vittima più piccola che aveva appena un anno). Risulta curioso, inoltre, il fatto che Nicholson non riferisca nulla sull’Eccidio di Rizziconi attuato dai tedeschi in ritirata il 6 settembre. Come anticipato in precedenza, l’Opera qui edita è costituita da due capitoli. Il primo parla dello sbarco e della conseguente invasione della penisola italiana e il secondo della risalita delle truppe alleate fino ai piani di Foggia. Nicholson ci racconta di quanto importante fosse per gli Alleati conquistare le basi aeree dell’area pugliese, e anche questo è un aspetto generalmente trascurato o poco approfondito dal punto di vista storiografico. Inoltre, ovviamente, l’invasione della penisola avviene senza soluzione di continuità, per cui questo testo, e in particolare il secondo capitolo, si spinge ben oltre i confini calabresi e riferisce anche tragici episodi accaduti oltre i confini settentrionali della Calabria.
