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LORENZO PATARO, UN POETA NELL’ETERNITA’

«Ὃν οἱ θεοὶ φιλοῦσιν, ἀποθνὴσκει νέος» questa frase di Melandro, che ci dice che ‘Muore giovane chi è caro agli dei’, è qualcosa che ci sgomenta, ma che ci deve anche far riflettere che, forse, chi muore giovane rimane eterno nel nostro immaginario.

 

Penso ai morti del paese a cui non pensa
più nessuno. Gli ingrigiti fiori finti, i fiori secchi,
il gelo che fa tana nelle tombe scoperchiate.
Quanto resta. Cosa resta in una foto
di tutto il mappamondo di un umano.
Una scritta, una data, qualche oggetto.
Cosa resta. Penso a tutti i trapassati
che non lasciano una scia. Benedico
i loro nomi, percepisco il loro sonno
come un ago, la mia notte
nella cruna della loro.

L.Pataro

 

Il 19 Febbraio è morto il poeta e scrittore, Lorenzo Pataro all’età di soli 27 anni.

Originario di Laino Borgo, in provincia di Cosenza, è stato finalista al Premio Strega 2023 con il suo romanzo “Tutto il resto è silenzio”. Questo importantissimo riconoscimento della letteratura italiana manifesta tutta l’attenzione che il suo lavoro ha ricevuto per la sua scrittura e le sue tematiche, che hanno attirato apprezzamenti per la loro originalità e la profondità che ne contraddistingue il lavoro.

Si è distinto da subito per l’ approccio innovativo del suo lavoro, che riesce a unire in un unicum di grande impatto emotivo elementi di poesia e narrativa, e che ha indagato sull’importanza della memoria, sia quella storica che quella personale, e sull’identità, focalizzandosi così su una scrittura ‘antica’ e ‘contemporanea’ insieme, grazie anche a un linguaggio evocativo ma senza sbavature, asciutto.

Le sue opere spesso esplorano temi complessi, come la memoria, il senso d’identità e le relazioni umane, utilizzando uno stile poetico ma sempre privo di ridondanze inutili. Pataro è stato molto, sebbene molto giovane, molto attivo nel panorama culturale italiano, partecipando a eventi letterari e collaborando con riviste e pubblicazioni.

D’altronde credo che proprio il suo essere, e l’avere un’anima calabrese, abbia dato un particolare carattere alla sua scrittura e alla centralità delle sue opere. 

Il suo romanzo “Tutto il resto è silenzio”, finalista al Premio Strega 2023, ha ricevuto riconoscimenti per la sua profondità e il suo stile evocativo. 

Oltre alla sua produzione letteraria, è stato coinvolto in eventi culturali e ha collaborato con riviste e iniziative letterarie, cercando di promuovere la lettura e la scrittura tra le nuove generazioni, ha scritto anche per il Foglio.

Voglio sottolineare la sua viscerale aderenza e passione per la sua cultura d’origine e come questo fatto, bisogna dirlo, non lo abbia reso assolutamente un ‘poeta locale’, ma invece ne amplifichi la Vis poetica in una dimensione ancestrale e contemporanea al tempo stesso.

Lui è un cantore, nel senso antico del termine, della sua Terra.

E infatti spesso, nelle sue poesie e racconti, si evidenzia questa centralità, ma è anche ben chiaro come la sua visione della tradizione non sia mai nostalgica, ma piuttosto un invito a riflettere su come questa possa essere reinterpretata e integrata oggigiorno. Pataro ha promosso una visione dinamica della cultura, in cui le tradizioni possono diventare dialettica del presente proiettata nel futuro.

In una delle sue ultime poesie possiamo sentire la voce della stessa Calabria, in un gioco di rimandi esperienziali legati a quella che possiamo, noi del Sud, definire la nostra memoria collettiva:

Terramadre. Terracarne. Terracielo.

Tornare a questa terra come a un grembo,

a una madre che promette e rassicura.

Avere la pazienza antica del pastore

che ritorna nella sera col sudore benedetto

dai passanti e sorride come fosse

solo quello il suo mestiere.

Tornare alla terra e sentire che c’è un corpo

millenario di storie di voci di leggende

a mescolarsi e sentire in quell’incanto

tutto il bene del mondo a germogliare

come un seme.

Tornare alla terra e sentire che i calli

sono solo la preghiera, poi viene il raccolto

ed è tutta una festa nelle case di chi resta

a custodire l’azzurro primitivo dei paesi,

il fuoco nei camini amico dei ricordi,

una nuova resistenza nei secoli a venire.

Tornare alla terra come fosse una promessa

fatta agli avi, tornare alla terra per renderli immortali.

Tornare a far brillare questa terra,

come a mettere un sigillo o una fiamma

di speranza che rimanga, che renda più vivo

persino l’abbandono, il deserto

lasciato dal progresso e la sua scia.

L. Pataro

 

Possiamo affermare e incantarsi a come nella sua scrittura la Memoria e il passato si inneschino in un presente in divenire, comunicandoci anche la bellezza e la forza della natura calabrese che sono spesso presenti nelle sue opere.

Molti poeti, nella storia ne voglio ricordare due, ad esempio, come John Keats (1795-1821) e Arthur Rimbaud (1854-1891) morirono giovani, ma nonostante la loro breve vita, hanno prodotto opere che continuano a ispirare e influenzare lettori e scrittori di tutto il mondo. 

La sua opera è stata recensita dal Corriere della Sera, Il Mattino, Il Sole 24 ore, La Repubblica, Il Manifesto. Laureato in Lettere moderne e Filologia, all’Università di Salerno, Pataro aveva anche pubblicato nel 2018 Bruciare la sete, che è la storia in versi di un amore adolescenziale, consumato in un incendio vorace nel Bosco del Nontempo, al limite tra la possibilità e la non possibilità. E poi una raccolta di poesie pubblicate su riviste e blog come Atelier, Interno PoesiaPoesia del nostro tempoed altri. 

L’incredulità per la sua prematura perdita ci avvicina tutti, in quello che sembra quasi un evento/incontro voluto dagli Dei per ricordarci l’eternità che si nasconde dietro la caducità delle nostre vite. La sua ricerca poetica, il suo essere un ragazzo lo consegnano come cristallizzato alla nostra memoria, ma gli artisti vivono nella loro arte, i poeti continuano con la parola a scandire e sottolineare le nostre vite, struggente il fatto che lui abbia trattato anche il tema della morte nella sua ricerca poetica, un ragazzo che però ha in sé la classicità che gli proviene dalle sue origini e anche uno sguardo disincantato sul presente.

Un invito a leggerlo, a scoprirlo ora che non c’è più, permettendogli così di entrare nel nostro quotidiano e nella nostra memoria, con il carico della sua poesia e della sua scrittura, un giovane che avrebbe potuto dare ancora tanto, lui sicuramente caro gli Dei, ma caro anche a noi e alla sua terra, la Calabria.

Lui un giovane poeta orgogliosamente del Sud.

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