Sanremo e il talento calabrese: Fiat131 firma il successo di Serena Brancale al Festival
L’articolo è apparso oggi nella sezione Redazione-Sud Calabria de “Il Quotidiano d’Italia”, edito da Giuseppe...

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Affinché un incontro culturale, che contempla la presentazione d’un libro, risulti efficace, deve suscitare nell’intimo dei partecipanti, fin dalle prime battute, l’imperativo: quel libro lo devo avere! Dev’esser mio, ora!
Ed è proprio quel ch’è accaduto a sera del ventisei di novembre, all’interno d’una gremita sala Trisolini, al piano primo del Palazzo Alvaro, con affaccio su Piazza Italia.
Lì, Mauro Campello, direttore del reparto di Neurochirurgia del reggino Grande Ospedale Metropolitano, ha presentato il libro suo, l’esordio nel mondo della scrittura.
A coordinar le voci è Franco Arcidiaco, l’anima, insieme ad Antonella Cuzzocrea, della casa editrice, Città del Sole, che ha pubblicato “L’undicesimo gioco (di Abulafia)”, 464 pagine prime classificate, tra l’altro, al premio Apollo, all’interno dei “Tesori del Mediterraneo” 2025.
L’intervento introduttivo è di Giuseppe Ruggeri, presidente Associazione Medici Scrittori Italiani, che, raccontando l’origine e gli obiettivi dell’Associazione sua, svela quel “nesso che indissolubilmente lega la scienza medica con la scrittura: raggiungere nell’intimo ogni uomo, svelando qualsivoglia nascosto carattere. Lo scrittore scava assai, dentro l’animo umano: il medico, giovandosi di tali scavi, può esser d’aiuto buono e vero per ogni paziente…”
Margherita Catanzariti, l’editor alla quale la casa editrice ha affidato il manoscritto, “scritto – svela Campello – fra il 27, 28 gennaio del 1991 e il maggio 1994, e lasciato per un trentennio nel cassetto”, ha esordito confidando che “lavorar con Mauro è, certamente impegnativo, ma sinceramente arricchente. Ho avuto fra le mani un testo meditato, limato: ciò che dice, il modo con cui dice le cose, spingono il lettore a riflettere, a porsi quesiti. Non è stato facile fargli accettare delle modifiche: abbiamo dialogato, verificato la fattibilità di mutamenti, siamo sempre riusciti a trovare un… accordo…!!!”
Non a caso Campello aggiunge: “il processo di editing è stato gentile, rispettoso. Esperienza divertente, insomma. È stato un contrasto amoroso, l’editor è riuscita ad entrare in sintonia con l’opera e con l’autore”.
Daniela Scuncia, critica letteraria, solletica, coi suoi interventi, quella sana curiosità che tanto bene fa ai partecipanti: “ciò che stringete, o stringerete, fra le mani vostre, è un… libro altro… Molto particolare… Tanto per intenderci: alla fine del libro v’imbatterete in un QR code. Scansionatelo: otterrete le canzoni che accompagneranno la vostra lettura. E poi: Campello si lascia vincere da suggestioni, digressione e, quando meno ve l’aspettate, vi troverete termini medici… E senza sottovalutare la dedica, che apre il libro, diciamo subito che i temi che Campello affronta son tre: tempo, spazio, amore. Siamo negli Anni ’80: Campello ci cala in quel tempo, portandoci sotto i portici del Collegio Borromeo. Lì accade la precoce ricerca delle cose del mondo di Luca, protagonista…” E dando un’occhiata al titolo, la Scuncia chiosa: “l’autore vuole giocare con noi? Che poi la sfida è… la lettura stessa… E Abulafia?”
Campello sorride: “Abulafia è un mistico, cabalista, medioevale, ebreo. È… l’espediente che consente di cogliere quel… mondo altro che può esser letto solo partendo dal presupposto che il reale non è solo ciò ch’è reale…”
A rievocar le atmosfere dell’Almo Collegio Borromeo, in quel di Pavia, è Orazio Mallamace, medico ortopedico traumatologo: “c’arrivo, io, una quindicina d’anni prima, rispetto a Campello. Ma l’aria respirata è la stessa: penso al Caminetto, quel bar proprio davanti l’università. E i tanti ritrovi, punti d’incontro per gli studenti, dove i sogni e le paure camminavano a braccetto. In fondo, ogni esistenza si gioca negli spazi collaterali: proprio dove sei passaggi rischi di trovare soluzioni o amicizie…”
Ora, in novanta e più minuti, tanto è durato l’incontro, tanti altri aspetti dell’opera prima di Campello sono stati sviscerati. Qui, desiderosi di crear desiderio di lettura nell’intimo del lettore, aggiungiamo solo che, come sottolineato dalla editor Catanzariti, “i protagonisti del libro di Campello piuttosto che far la doccia si… abluiscono…”
E se Campello, dopo aver ricordato che “la parola è strumento raffinato che destabilizza. Peccato che oggi la parola è poco attenzionata”, e che “non ho un messaggio da lasciare, con il libro. Volevo descrivere un mondo, raccontare una storia: tutto qui!”, Arcidiaco, chiamato a concludere, dopo aver ringraziato “la Città Metropolitana, partner dell’evento, che ci ospita”, lascia calar la tela sulla presentazione rammentando che “noi sessantottini andavamo subito al sodo. Quagliavamo, forse anche celermente! Il libro, invece, rievoca ammiccamenti, relazioni, attese, speranze tipici degli anni ’80: beh, forse, nella sfortuna d’esser con qualche anno in più, abbiam però noi vissuto un’epoca in cui s’era rapidi a capirsi e celeri a mettersi insieme. Ma vale davvero la pena lasciarsi vincere dal libro di Mauro Campello: Luca, Riccardo e gli anni ’80 vi stupiranno. Vi rapiranno: fidatevi!”
