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ME CON (NON PIU «CONTRO») TE

Luigi Calagna (Luì) e Sofia Scalia (Sofi) si sono sposati. 173.272 coppia lo hanno fatto nel 2024; questi sono i dati ISTAT più recenti che abbiamo. Si prevede che, nell’anno in corso, ci sarà una flessione; comunque sia, Luì e Sofi saranno in compagnia, sicuramente, di oltre 100000 persone…  Dunque, fin qui, niente di strano. I Me contro Te, in sostanza, hanno deciso, però, di fare di più. Hanno costruito le loro nozze (presso l’Unipol Dome, impianto sportivo polivalente di Milano contenente fino a 16000 posti), realizzando una messa in scena, una coreografia e una spettacolarizzazione a diretto uso e consumo dei loro follower. I Me contro Te, come si sa, si rivolgono a un pubblico di bambini; anzi prevalentemente di bambine. Giocano, inventano storie, fanno scherzetti on line. Quale è il punto? Una critica di tipo moralistico evidenzierebbe l’eccessiva teatralizzazione di quello che è un Sacramento, il matrimonio, appunto. Una cristica marxista metterebbe in evidenza il pagamento del prezzo del biglietto per poter assistere a queste nozze meneghine e quello del merchandising collegato all’evento. Una critica liberaldemocratica potrebbe addirittura porre il problema della «libertà» di altre coppie, meno celebri o meno abbienti, di potersi sposare in questo modo. Una critica, infine, di costume e attenta ai cambiamenti sociali del nostro Paese, potrebbe intervenire dicendo che Sophia Loren e Carlo Ponti si sposarono, semplicemente, per procura nel 1957. Ma non è sempre il caso di fare una critica. Si era già assistito, a Noto in Sicilia, nel 2018 alle «nozze più social dell’anno», quelle tra Fedez e Chiara Ferragni. Niente di nuovo sotto il Sole, no? Nel caso dei Me contro Te, si ha, adesso, una sorta di amplificazione di questo concetto. Nel mondo delle tecnologie digitali, dei like e degli account, maritarsi vuole dire realizzare un cyber-evento nel quale l’unico addentellato con la cosiddetta realtà è quello della lettura degli articoli del Codice Civile. Documanità, direbbe il filosofo Maurizio Ferraris. I documenti sono reali; tutto il resto è cibernetica. Per cui, volendo essere conseguenti, le 6000 persone che hanno costituito il «pubblico pagante» (come cantava ne La donna cannone, Francesco de Gregori) al matrimonio dei Me contro Te, hanno assistito a una doppia fase di registro metafisico. L’ontologia (cioè, quello che è reale) erano i documenti; l’epistemologia (cioè, quello che sappiamo di quello che è reale, era la cybersfera). I Me contro Te, dunque, hanno costituito un matrimonio metafisico nel quale «il virtuale ha preso il posto del reale» (con l’unica eccezione degli articoli 143, 144 e 147 del Codice Civile). Riflettere sul costume e i cambiamenti in corso nel nostro Paese ci conduce, quindi, a una constatazione. Nei matrimoni italiani è, oggi, presente la metafisica. La metafisica, secondo la definizione classica, individua le strutture immutabili all’interno di un tempo che muta continuamente. La sostanza da una parte e l’accidente dall’altra… Noi, esseri umani, siamo oggetti che mutano pur rimanendo sé stessi. Grazie ai Me Contro Te, apprendiamo che, oggi, la «sostanza» si è ridotta. E che gli «accidenti» digitali crescono in maniera esponenziale. Il Codice Civile, infatti, è solo una piccolissima parte della realtà. La realtà si sta riducendo, quindi, al solo diritto. La morale latita. La politica si accartoccia su sé stessa. L’economia e la finanza diventano caotiche e immateriali. Tutto questo finisce sul Web e l’intelligenza artificiale risponde (immediatamente) alle domande su qualsiasi nostro problema esistenziale. Il matrimonio dei Me contro Te si inserisce, precisamente, in questo vettore di senso. Le bambine hanno condotto i genitori ad assistere all’evento. Gli eventi sono caratterizzati dal fatto di essere qualcosa in un momento e di non essere più un momento dopo. Cosa rimane, alla fine? Il matrimonio è valido; ci sono i documenti. Ma la funzionalità e la validità non sono la «sostanza»; non sono ancora la «realtà». Nella constatazione (che ci sta pervadendo ogni istante di più) dell’assoluta mancanza di senso, noi ci affidiamo al giorno per giorno, alla funzionalità. E se una cosa non è più valida il giorno dopo (perché, per esempio, nella scienza: è sorto un esperimento che ha contraddetto quella determinata legge scientifica), allora, ci prepariamo a forgiare una teoria nuova. Non buttiamo alle ortiche quella vecchia (o, almeno, non del tutto), ma voltiamo pagina, cambiamo paradigma. Nell’assoluta mancanza di senso, dunque, noi cambiamo paradigma e ci affidiamo a una nuova validità, a una nuova funzionalità. Quello che resta della realtà viene così rivoluzionato e ulteriormente sminuito. I Me contro Te non hanno, ovviamente, alcuna colpa rispetto alla necessità di tutto questo processo. E’, questo, il cammino della stessa modernità! E oggi? Il Kaos, del quale parlano Roberto Esposito e Massimo Cacciari nel loor ultimo libro, non consiste affatto nella impossibilità di rinvenire un senso. Consiste nell’inutilità stessa di provarci.    

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