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Giovani in biblioteca
Mediterranea

OCCORRE CERCARE UNA LUCE

Come esorcizzare gli effetti collaterali invisibili di questo tempo che da eccezionale è divenuto ordinaria quotidianità? Una sofferenza invisibile e muta rischia di travolgerci senza nemmeno esserne consapevoli. Solo poche voci fuori dal coro ne parlano, cercando di mandare segnali di luce, distanti, però anni luce dalle tenebre che avvolgono tutto, mentre i media e i social trasmettono la notizia unica e martellante. È possibile sostenere per due anni lo stesso discorso senza subirne conseguenze per l’equilibrio interiore? Qualcuno sta parlando dei più piccoli, dei ricoveri di adolescenti nei reparti di psichiatria, soprattutto per atti di autolesionismo, ma sembra che la notizia non sia tra le più gettonate. Dovremmo, invece, abbassare l’audio sugli esperti ripetitivi e onnipresenti, sintonizzandoci su voci umane diverse, evitare, infine, come la peste i cattivi maestri, affetti da cecità ed egocentrismo. Cercare l’umile voce di chi fa esperienza di umana sofferenza, non importa se di matrice laica, o di ispirazione religiosa, psicologica. Importante che si abbia a cuore l’uomo che corre il rischio di una frantumazione devastante. I conflitti bellici e le catastrofi naturali producono dei guasti sulla psiche, l’anima ne viene fuori traumatizzata. Trauma, dal greco significa ferita e tanto più sono invisibili, tanto più possono essere profonde e necessitano di cure. Anche il trauma da pandemia chiede attenzione e cura, è una delle ferite più devastanti, insieme ai morti nel Mediterraneo, ai confini dell’Europa e il trauma dell’11 settembre. La consolatoria poesia “Nove marzo Duemilaventi” era vera, ma non del tutto. Era un urlo muto a quel nostro non riuscire a fermare la corsa. Ed esserci ritrovati chiusi nelle nostre case con le città deserte. Ma i doni, quelli non ci sono stati. Non ci siamo aiutati. Abbiamo conosciuto un fugace senso di comunità di cortile e solidarietà condominiale, poi l’incanto si è rotto. Non restate immobili su un balcone a veder scorrere le vite degli altri, avvertiva Enzo Bianchi, Vivete nel profondo, non in superficie” Non siamo diventati migliori. Anzi. Da poco ci hanno detto che il vaccino ci salva dalla morte, ma l’effetto non dura per sempre. Di fatto non è praticabile la vaccinazione ogni 4/5 mesi, e uno su due se lo prenderà, forse due su due. Le macerie sono sotto i nostri piedi e inciampiamo di continuo, ma evitiamo di guardarle. Qualcuno insegna come trovare lo splendore nelle macerie, ma questa strategia interiore è difficile da digerire, anche solo sentire la frase: “prova a cercare lo splendore nelle macerie”, sembra, anche se non lo è, una provocazione, un’offesa a coloro che hanno perso una persona cara senza stringerle la mano. Vogliamo la vita di prima e opponiamo resistenza. Nelle vicende umane però tirare troppo la corda non sortisce mai buoni effetti. Nessuno ha il coraggio di dirci, lo stiamo scoprendo da soli, a spese nostre, in senso metaforico, che non sarà mai più come prima. La petizione per il Bonus psicologico su charge.org ha raggiunto in poco tempo, 250mila firme, evidenziando che c’è un bisogno urgente e concreto. Tre, quattro, forse cinque anni così ci cambiano dentro, già stiamo cambiando. Ma “la psiche non si vede e non si tocca”. Intanto la rabbia tracima, la tensione sale, il male impesta i social. Finalmente qualcuno l’ha detto che è il “veleno che inquina i pozzi. Bisogna combatterli ignorandoli, non dare loro tribuna”, scrive Concita De Gregorio, “Bisogna dire a chi sta loro vicino: attenti, è la peste. Andatevene se potete. Se siete ancora in tempo, uscite da lì. Tornate vivi, restate umani”. Non siamo diventati migliori. Ciascuno è messo a nudo. Significa che se si era meschini lo palesiamo senza più maschere, se si era umani, l’umanità emerge maggiormente, dopo aver attraversato la porta stretta. Questo è il punto. Attraversarla e come farlo.

Parlarne è doveroso, testimoniare un pensiero positivo, oggi è questione di etica. Urgente spiegare, e qui non servono i virologi, la vigilanza sui propri sentimenti e percezioni interiori, avvertire il disagio quando tracima e diventa insostenibile e come elaborarlo, oppure, quando si diventa ciechi perché si è evitato. Ritrovare equilibrio e serenità, gestire gli effetti collaterali della pandemia può avere un effetto benefico non solo per sé, ma anche per la relazione con il prossimo. Occorre cercare: Una luce, dice Massimo Recalcati, siamo stati al buio per troppo tempo. Adesso abbiamo bisogno di vedere una luce nel buio. La cura consiste nel riuscire a fare qualcosa del buio”

Ne saremo capaci?

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