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OGGI SIAMO TUTTI POSTUMI, FINANCHE DI NOI STESSI

Voglio approssimare un’analisi filosofica intorno ai concetti espressi da Ezio Mauro nel suo articolo La controrivoluzione della destra apparso sul quotidiano «La Repubblica» il 13 settembre di quest’anno. Mauro scrive che, oggi, la democrazia «si è relativizzata, passando da universale a particolare». I postmodernisti e i pensierodebolisti, dunque, se ciò fosse vero, vedrebbero confermate tutte le loro tesi. Una di queste tesi annunciava la sostituzione della verità con la solidarietà; inoltre, le cosiddette «grandi narrazioni», come quella che esista una democrazia efficiente e funzionale, sarebbero state, a questo punto, definitivamente soprassate. Del resto, anche l’idea di una democrazia fondata su verità universali (la pace, l’eguaglianza, la libertà) non apparirebbe, forse, all’interno di quest’ottica, abbastanza vintage? A causa della attuale mappatura politica dell’Europa, che vede l’avanzata della destra estrema in molti contesti, Ezio Mauro, poi, non farebbe che attestate l’avvenuta messa in atto dell’intero stesso dettato postmodernista. Ma non solo. Egli, nel suo articolo, si spinge, anche, ad avanzare l’ipotesi di una «controrivoluzione» montante, che non intende restaurare il fascismo per come esso è stato storicamente (questa sarebbe materia da psichiatri) ma, solamente, la sua impalcatura concettuale. Norberto Bobbio, in un saggio famosissimo, aveva affermato, a suo tempo, che non solo il fascismo non ebbe mai una cultura sua, ma se ci fu una cultura in quegli anni, certamente essa non fu fascista. Inoltre, tale «impalcatura concettuale» presenta, anche, altri problemi. Infatti, relativizzare la democrazia vuol dire farla entrare in un gioco nel quale essa è soltanto uno fra i tanti giocatori. Tanti, quanti? Le autocrazie possono essere di vario tipo; possono essere, per esempio, delle oligarchie di tipo tecno-economico … Elitè, caste e lobby, infine, potrebbero costituire il sistema nervoso di quell’«impalcatura concettuale» che si andrebbe, quindi, cromaticamente, a sviluppare in uno spettro formato da due colori. Insomma, in due maniere, entrambe molto post, peraltro. La postverità e la postdemocrazia sarebbero, infatti,  le due tinte scaturite da un unico prisma, il cui signgicato sarebbe il seguente: la modernità è stata definitivamente sconfessata. Quello che, eventualmente, ci sta per attendere sarà l’ennesimo post di Facebook nel quale il potere – secono un altro noto post-strurrualista, Michel Foucault – innerverebbe sia il concetto di democrazia sia quello di verità. Ecco allora che quella «controrivoluzione», della quale ha parlato Ezio Mauro, assomiglierebbe, davvero tanto, alle desolanti immagini dell’ultimo film di Pier Paolo Pasolini. Salò o le 120 giornate di Sodoma è, infatti, la lurida messa in scena del culto del potere per il potere. Senza più alcun legame con la realtà, il potere delle tecno-economiche oligarchie autocratiche, celebrerebbe la propria  «intelligenza» ormai divenuta (fra gli applausi del «pubblico pagante») del tutto «artificiale» in un perfetto sistema semiotico, nel quale ogni segno avrebbe relazione solo con ogni altro segno. Più potere, per il potere. Postdemocratico. Postveritativo. Postumo.  

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