Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

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Succederà questa notte? Se Il Sol dell’avvenire, film di tre anni fa, in maniera controfattuale rifaceva la storia del Partito Comunista Italiano che, a causa della rivoluzione d’Ungheria del 1956, si smarcava dagli ukase dell’Unione Sovietica, questo nuovo lungometraggio di Nanni Moretti sembra chiedersi: tutto questo, succederà questa notte? Presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, Succederà questa notte, non è, affatto, un film politico. E’ una riflessione sull’amore (basata sulla lettura trasversale di una raccolta di racconti dell’autore israeliano Eskol Nevo). L’amore, che nel film di tre anni fa, avrebbe potuto condurre la storia (non solo del partito di Palmiro Togliatti, ma di tutto il nostro Paese) verso la «maggiore età» (costituita dall’emancipazione, in piena Guerra Fredda, sia dalla politica dell’Urss sia, evidentemente, per contrappasso, da quella degli USA, da parte della Democrazia Cristiana), adesso racconta gli anni che stiamo vivendo. Anni di ego smisurati, di narcisismi, di individualismi e di personalismi nei quali lo spazio per esprimere i sentimenti sembra essere quello attribuibile a un grande «supermarket». Amore effimero, consumabile, transeunte, usa e getta: esattamente come una scatola di detersivo o un tubetto di dentifricio. Nanni Moretti riparte dal Sol dell’avvenire (facendo, quasi, del tutto proprio lo slogan femminista del «personale è politico») per raccontare la storia di Matteo (Luis Garrel) e Greta (Jasmine Trinca). Succederà questa notte è una affermazione; non è un punto di domanda. L’Italia, finalmente emancipata e «libera» sia da un Educazione siberiana (titolo profetico di un film di Gabriele Salvatores) che dalla sudditanza americana, adesso che possiede un identità e una «personalità» può ulteriormente «affrancarsi» dai nazionalismi e dai sovranismi (centrati, tutti, sul concetto di monade chiusa, che non ha finestre per dialogare con gli altri) e far «succedere» l’amore. Nel corso di 17 anni (tanto dura l’inseguimento delle vite dei due personaggi, nella storia raccontata dal film) l’amore brilla, scintilla e si evolve. Ma, comunque sia, c’è! L’amore è sempre andare verso l’altro. Far «succedere» le cose. Quello presentato a Venezia non è un film politico, lo si è detto. E’, invece, un film aperto alla speranza. Lo dichiara, già, il titolo in maniera perentoria, in quel «succederà». I tempi sono maturi per superare il «capitalismo cannibale» centrato sull’economia immateriale dei servizi e della tecnologia dei Big Data. Moretti sembra ci stia dicendo, va a finire che l’unica cosa «solida» che rimane dentro questo nostro mondo di accessi, e di connessioni e e di condivisioni è proprio l’amore. Che è un sentimento.
