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PIANI INCLINATI

Fëdor Ivanovic Tjutčev, la Russia e l’Occidente

Massimo Cacciari, nel suo saggio L’idea russa, posto in chiusura del volume di Fëdor Ivanovic Tjutčev La Russia e l’Occidente (A cura di Marco Filoni, Adelphi, Milano, 2026), descrive le caratteristiche di un autore che si è venuto a trovare «sulla soglia». «Tra un’Europa che cercando di essere Europa o Cristianità ha perduto il suo fattore essenziale» e «un futuro che non è possibile sapere ma presagire soltanto come apocalittico». Tjutčev stesso, in definitiva, è un essere umano «sospeso». La sua figura – che, biograficamente, attraversa quasi tutto il XIX secolo-, è quella di un poeta che si rifà al Romanticismo tedesco (alla Novalis, per intenderci) con incursioni filosofiche e metafisiche e un brillante analista politico che utilizza il metodo empirico e storico dei realisti (alla Machiavelli). In questo volume (tra l’altro, molto ben curato), quel che emerge rispetto al vettore socio-politico della riflessione di Tjutčev sono due cose. Il suo impegno a favore dei popoli slavi, della Chiesa d’Oriente, dell’Impero (sempre, d’Oriente), della religione ortodossa e, la definizione, del tutto olistica-messianica- ecumenica di almeno due piani (inclinati?) di ragionamento all’interno della storia europea del post-Rivoluzioni del 1848. Giustamente, Msssimo Cacciari fa riferimento a un «futuro», in sostanza, «apocalittico». La Rivoluzione è figlia del razionalismo occidentale (questo è, in definitiva, il bersaglio polemico di Tjutčev: RenéDescartes). Tale razionalismo ha messo al centro «l’io umano che non vuol dipendere da nessun altro, se non che da sé stesso, che non riconosce né accetta altra legge che non sia quella del suo arbitrio – in poche parole l’io umano che si sostituisce a Dio». Ciò ha comportato una certa visione, volta per volta, «ostile»; l’«odio verso la Russia»; «si parla molto della Russia; ai nostri giorni è l’oggetto di un’accesa e inquietante curiosità. E’ chiaramente diventata una delle grandi preoccupazioni del secolo». E ancora; «le radici profonda dell’ostilità nei nostri confronti, ciò che supporta la malevolenza esercitata contro di noi, risiede in un’opinione tanto assurda quanto diffusa. E cioè che pur riconoscendo (…) la nostra forza materiale, si continui a dubitare che questa potenza sia animata da una vera e propria vita morale e storica». Dunque, nel nome della storia e della morale, il poeta russo preme sull’acceleratore della propria critica all’Occidente tecnico-scientifico, il quale fa leva solo sull’«infinità della propria mente»; su quell’«io umano» che ha condotto non solo alle rivoluzioni del 1848, ma che, anche, «ha dato avvio all’idea anticristiana nei governi della società politica» e, come afferma ancora Massimo Cacciari, al «segno stesso dell’impotenza che nell’Apocalisse (…) si manifesta». I piani sono ben delimitati. Dal punto di vista metafisico: l’unione di tutti i popoli slavi sotto il segno del cristianesimo ortodosso, tale è il piano del «fondamento». Le varie contingenze politiche (e il discorso vale ancora oggi…) sono, solo, la conseguenza, o meglio, l’effetto, della costruzione operata sopra quel «fondamento».Tjutčev inclina i due piani. La risposta russa allo strapotere di quell’«io umano» è mistica. «Cos’è l’Impero d’Oriente? E la trasmissione legittima e diretta del potere supremo, del potere dei cesari. E’ la piena e intatta sovranità – che non dipende, e nemmeno emana, a differenza dei poteri dell’Occidente, da un’autorità esterna qualunque essa sia, ma è portatrice del proprio principio di autorità regolato, contenuto e santificato dal Cristianesimo». L’«anima dell’Occidente» (un concetto, appunto, metafisico) è incarnata dalla Chiesa ortodossa. Il «corpo» dell’Occidente è percorso, invece, da una «tendenza». «Esplosa nel medioevo con l’empio e anticristiano duello tra il Sacerdozio e l’Impero, ha determinato la lotta parricida tra l’Imperatore e i principi; poi, fiaccata per un momento dall’indebolimento della Germania, s’è rinvigorita e ritemprata con al Riforma e, dopo avere accettato una forma definitiva quasi come una congiura legale, s’è rimessa all’opera con più zelo che mai.  Sotto qualsiasi bandiera, sposando qualsiasi causa, sempre la stessa ma con nomi diversi fino al momento in cui, giunta alla decisiva crisi della guerra dei Trent’anni, dapprima ha chiamato in suo soccorso lo straniero, la Svezia, poi si è associata definitivamente al nemico, la Francia, e grazie a questa associazione di forze ha compiuto gloriosamente in meno di due secoli, la missione di morte di cui era incaricata». René Descartes, Thomas Hobbes, Isaac Newton, John Locke, i materialisti dell’illuminismo vs Alfred North Whitehead, Hans Jonas ed Henri Bergson. Tjutčev inclina per una filosofia (una metafisica mistica, più che altro) dell’organismo contro il riduzionismo meccanicista che ha condotto solo a lacerazioni e a separazioni. «Per l’Occidente la Russia è un effetto senza causa». Occorre investire l’«opinione pubblica» europea della nuova consapevolezza che detta «causa» esiste. Tjutčev inclina così, anche, l’Europa al proprio «fattore essenziale» … «La Russia è innanzitutto l’Impero cristiano, il popolo russo è cristiano non soltanto per l’ortodossia delle sue credenze, ma anche per qualcosa di ancor più intimo della fede: lo è per quella capacità di rinuncia e si sacrificio che costituisce il fondamento della sua vita morale».

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