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Giovani in biblioteca
Mediterranea

QUEL CONTESTO PATRIARCALE E MASCHILISTA CHE RENDE INSICURE LE NOSTRE RAGAZZE

Piccole, spaurite, salgono una per volta da stazioni di tre paesi incollati. Sulla Locride molti paesi appaiono in soluzione di continuità. Se sei disattento, specie in auto, non ti accorgi quando finisce uno, ed inizia l’altro. Man mano che ci fai l’abitudine, i paesi prendono volto. Le caratteristiche diventano più intime. Quella casa all’inizio di Brancaleone, con una strana targhetta nera, il prato fiorito ad Ardore. La Nostra signora dei caciocavalli. Le cose diventano annuncio di sé stesse e dei luoghi. 

In treno no. È tutto più facile. Le stazioni impongono una pur breve sosta. I volti di chi sale e di chi scende diventano quasi familiari e identificano i luoghi. Poi c’è la voce dello speaker, quando si avverte, e non viene affogata dal rumore delle vecchie carrozze. Ogni giorno è sempre un giorno diverso dall’altro. Ed anche le sere. 

Accadde quindi una di queste sere, nell’ultimo treno del giorno, passa in tarda sera. Oltre quel treno ci stava solo il domani. Le ragazze piccole e spaurite salgono in sequenza. Tre stazioni, tre ragazze. Una a stazione. Presumo, visto l’ora media della notte, che abbiano finito il turno in qualche bar, o negozio. Non si conoscono tra di loro, e in comune hanno la giovane età e l’abbigliamento sbarazzino. Cercano con cura dove sedersi. Sono guardinghe come animali notturni che prima di abbeverarsi alla pozza d’acqua annusano l’aria. Si vede, senza guardare, che temono spiacevoli incontri. Che sicuramente, in passato, avranno fatto. Sento nell’aria l’odore del timore. La prima ragazza mi guarda con un lampo di sospetto, poi si rasserena. La giacca blu, il libro, lo zaino. Il bianco che emerge dalla mascherina e dai capelli allenta la preoccupazione. Le altre due si siedono, nessuna vicina all’altra, ma tutti come in una stanza. Sento ad un certo punto una emozione calda, un senso di protezione per queste figlie della sera che tentano di rientrare a casa senza un rischio, una proposta sconcia, un abbordaggio. Sarà storia di tutti i giorni, immagino. Sono fortunate. L’unico predone in vettura è innocuo, e innocente. Piano piano, nel buio, scende la prima, poi la seconda, poi la terza. Una ogni stazione, e io resto solo nella stanza blu a pensare quanto è inospitale un mondo diviso in cacciatori e prede. Ma anche quanto è difficile la vita di una ragazza, ma lo sapevo già, in un contesto patriarcale e maschilista che si arroga il diritto della frase stupida, del contatto fisico, della proposta. Che alcuni uomini tendono a minimizzare semplicemente perché si sta dall’altra parte della battuta. E poi penso che sarebbe anche giusto che tutti noi, esseri viaggianti, avessimo un occhio di protezione verso chi si trova smarrito, intimorito, preoccupato. Non dobbiamo far nulla di eroico. Soltanto esserci.

Ma in modo diverso.

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