IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...
Resistenza ad una società distopica che ha preso materialisticamente le distanze dell’utopia.
La divisione del foglio in due, da una parte gli utopisti, dall’altra i concreti, altro non fa che impedire il travaso di bellezza verso la vita quotidiana.
Che ne ha tanto bisogno.
La politica, per esempio, viene ritenuta l’arte del compromesso.
E il compromesso è una cessione di pensieri, ma al ribasso.
Non è uno scambio, ma una cessione.
In cambio si riceve stabilità.
Una rinuncia.
E se la politica fosse invece ritenuta l’arte dell’utopia?
Che è un “non luogo” soltanto perché nessuno ha avuto il coraggio di esplorare.
Adesso mettiamo da parte la politica. Anche se tutto è politica, adesso facciamola riposare un po’.
Facciamo entrare in campo gli scriventi, i leggenti, i pubblicanti.
I partecipanti agli eventi culturali.
Gli organizzanti.
Tutto questo esercito di utopisti convinti che il mondo possa cambiare con la musica, le parole, la bellezza.
La bellezza salverà il mondo, affermava, in una frase ben più complessa, tendente all’ideale, il principe Miškin, nell’Idiota di Dostoevskij. Autore che adesso imbarazza. Come se, per essere uomo di pace, non dovrei più leggere Achmatova, Cvetavea, e altre stupende poetesse russe.
Ma questa, come al solito, è un’altra storia che irrompe approfittando della mia confusione.
Ne parleremo, forse.
E torniamo all’esercito di utopisti che con troppo silenzio vogliono cambiare il mondo.
Parliamo degli scriventi, prima di tutto. Mi sento coinvolto.
Chi scrive sacrifica la propria intimità per attivare negli altri un pensiero.
Si, la propria intimità, perché chi scrive, scrive sempre sé stesso.
Anche se redige la Guida Michelin.
O il bugiardino dei farmaci.
E se poi scrive racconti è come uscire in accappatoio per strada.
E se poi scrive poesie è come togliersi l’accappatoio.
Si vede la vita, e l’anima, di chi scrive. Sempre.
Chi legge invece accetta di sospendere la concretezza arida di una vita frenetica e nevrotica per affiancarsi ai protagonisti di una storia.
È un atto di coraggio, la lettura.
In ogni storia ognuno troverà un pezzo di sé.
Possiamo dire che leggere è ritrovarsi?
Fate voi.
E chi decide di fare cultura, organizzare eventi senza un ritorno economico significativo, di pubblicare libri, cos’è?
Un pazzo, o un chirurgo che cerca di rimuovere il tumore dell’aridità dagli esseri umani?
Diciamo, senza compromessi al ribasso, che un editore è un chirurgo pazzo.
Quindi benedetto questo lacero esercito di scriventi, leggenti e pubblicanti.
E organizzanti.
Se mai cambierà qualcosa, avverrà in questo non luogo, dove molti di noi si cercano, si trovano.
O si perdono per sempre.
