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SEBY ROMEO E LA QUESTIONE CENTRALE DEL CONGRESSO PD

Seby Romeo, esponente di primo piano di quel che resta in Calabria del Partito Democratico, ha diffuso un comunicato nel quale sottolinea con forza la centralità della “Questione Congresso” del PD calabrese. “Un Partito è la Democrazia che si organizza” è l’incipit travolgente, con l’auspicio che si giunga a “una discussione vera, profonda, appassionata sulla realtà che oggi viviamo, sugli errori commessi dalle classi dirigenti, a partire da quelli di ognuno di noi, e sulle nuove opportunità”. Romeo mette l’accento sulle diseguaglianze crescenti e acuite dalla pandemia e sulla “condizione di precarietà di centinaia di persone, la fuga dei nostri talenti, l’isolamento delle aree interne, il gap formativo e digitale, i poteri criminali, la solidarietà e l’inclusione, la sanità, la transizione ecologica. Le politiche pubbliche per lo sviluppo, l’azione dello Stato tra repressione e diritti. Le straordinarie opportunità rappresentate dal PNRR, la necessità di attrezzare le pubbliche amministrazioni ad un utilizzo dei fondi attraverso progetti, dentro una visione strategica ed una blindatura delle mafie”.

Seby Romeo è molto chiaro nell’esprimere la necessità che il PD reimpari a discutere nei circoli (a proposito caro Seby, ricominciamo a chiamarle Sezioni come quando eravamo un Partito vero…) e nelle Agorà, al fine di definire “che partito vogliamo ri-costruire”. 

Romeo giunge a chiedersi “chi vogliamo rappresentare, quali istanze, quali interessi?” “Dopo la sbornia e gli errori del partito liquido, come ri-pensiamo un insediamento sociale ed una nuova intermediazione? Chiudiamo definitivamente la stagione della subalternità culturale al liberismo ed ai populismi?”.

Gli interrogativi sono pesanti e Romeo non fa sconti a nessuno: “Cosa pensiamo dei carrierismi, degli individualismi, del trasversalismo? … Chi si candida lo fa per rappresentare Roma in Calabria o la Calabria a Roma? Chi si propone per dirigere il nostro partito pensa ad una tappa per proprie ambizioni elettorali?”.

Sono riflessioni importanti e, direi, definitive per le sorti del PD non solo calabrese, che Seby Romeo opportunamente consegna al futuro (prossimo o remoto?) dibattito congressuale sotto l’egida di una massima del sempreverde Antonio Gramsci: “Siamo nell’interregno tra il non più e il non ancora”.

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