IL CONTEST LETTERARIO “Il MaR fra mezzo” PROCLAMA I VINCITORI
Agata De Luca e Daniela Scuncia Sono pubblici gli esiti del Contest per racconti brevi...

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Migranti, accoglienza, cooperazione i temi dell’evento internazionale al Parco Ecolandia
“Big wall”, il grande muro. Che non è “great”, monumentale, splendido, ma solo “big” possente e duro. È la strategia che l’Europa e l’Occidente benestante mettono per fermare i flussi migratori dal resto del mondo. La definisce così, riprendendo il titolo di un’inchiesta di Action Aid sull’immigrazione, Mariella De Martino, responsabile dell’Associazione International House che a Reggio Calabria si occupa di gestire l’accoglienza per richiedenti asilo “in condizione di vulnerabilità”, beneficiari dei corridoi umanitari.
L’occasione della sua testimonianza è la tavola rotonda organizzata sul tema dei migranti nell’ambito dell’evento The last twenty, che si è svolto nei giorni scorsi presso il Parco ludico-tecnologico Ecolandia della città dello Stretto.
ONG, sindaci, docenti universitari, rappresentanti della comunità degli “ultimi” 20 paesi al mondo si sono confrontati sui temi relativi all’immigrazione, accoglienza, cooperazione decentrata, ruolo dell’Europa. Un contro-canto al concomitante G20 di Napoli Clima ed Energia, una manifestazione che ha scelto di partire – altri appuntamenti si svolgeranno nel corso dell’anno in diverse località della penisola – da un altro sud, la punta della Calabria, un’altra periferia dell’Italia e dell’Europa che si affaccia su quel Mediterraneo, luogo per antonomasia della frontiera e dell’incontro.
Apertosi con un momento significativo, l’intitolazione del ponte nella nuova aerea del water front reggino all’ambasciatore italiano Luca Attanasio e alla sua scorta, uccisi in un agguato nella Repubblica democratica del Congo lo scorso 22 febbraio; un omaggio a chi era andato in quelle terre da cui di solito si fugge, quegli ultimi 20 paesi: Afghanistan, Burkina Faso, Burundi, Repubblica Centrafricana, Ciad, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Gambia, Guinea Bissau, Libano, Liberia, Malawi, Mali, Mozambico, Niger, Sierra Leone, Somalia, Sud Sudan e Yemen. “Accolti” per pochi giorni in quel balcone sullo Stretto offerto da Ecolandia, e dal promotore dell’iniziativa, il prof. Tonino Perna, vicesindaco e storico pioniere dell’economia solidale in Italia.
Perché parlare dei “last20”, con loro, a partire da loro?
Perché “guardare il mondo con gli occhi degli ultimi” non è semplice retorica, ma l’opportunità offerta a un mondo di smettere di guardare il proprio ombelico, e “ripensarsi”. Non lo dice un attivista o un cooperante, ma uomini e donne che ci mettono la faccia e l’impegno nelle amministrazioni che guidano: i sindaci dei piccoli comuni italiani che ospitano i progetti SAI, Sistema Accoglienza e Integrazioni. – ex Siproimi, ex Sprar, che oggi ne coinvolge circa 1800. I progetti attivi sono 760, in diminuzione rispetto ai 795 del 2020 e gli 844 del 2019. I posti disponibili nel sistema SAI sono circa 30 mila, in netto calo rispetto ai quasi 36 mila del 2018 e ai 33.625 del 2019. Dati che fanno pensare a un ridimensionamento di un sistema che ha dato buoni frutti. Lo testimoniano i sindaci intervenuti: Stefano Ioli Calabrò di Sant’Alessio in Aspromonte; l’ex primo cittadino di Acquaformosa, Giovanni Manoccio; Rosanna Mazzia, di Roseto Capo Spulico; Franco Balzi di Santorso (Veneto); Riccardo Del Torchio, Besozzo (Lombardia).
Esperienze da Nord e Sud, molto simili tra loro, con le stesse difficoltà e ricchezze; tra pantani burocratici e strettoie istituzionali, freddezze politiche e diffidenze cittadine, i Sindaci sono testimonianza di una buona amministrazione, fatta con la “testa” e con “consapevolezza”. Perché accogliere veramente significa integrare, e non può esserci integrazione senza lavoro, indipendenza, autonomia, percorsi personalizzati e guidati. E i piccoli comuni questo lo sanno fare, e bene. Non da soli, ma con le associazioni, gli esperti, i formatori, e i cittadini, con RE.CO.SOL, Rete dei Comuni Solidali, e con la Rete Welcome dei Piccoli comuni. “Reti”, quindi, comunità che lavorano insieme in un progetto ordinato, strutturato, non improvvisato, ma anche capace di avere una giusta flessibilità e adattamento individuale. Allora l’accoglienza è vincente, positiva, efficiente ed efficace, e sempre generosa. Allora l’esempio c’è. Si può fare, lo possiamo dire. O forse è meglio che non se ne parli tanto, perché non sono temi “che portano voti, in questo momento”. “Facciamole, ma non raccontiamole troppo”. Non facciamo come a Riace. Troppi ministri, politici, artisti, giornalisti a Riace. Troppe telecamere, copertina, addirittura per la rivista Fortune nel 2016 il sindaco è tra i più influenti della terra, …troppo!
Sappiamo tutti la storia di Riace e del suo sindaco Lucano, raccontata ancora una volta anche in questi giorni a Ecolandia, mentre è in corso un processo e quel progetto che ha fatto parlare il mondo è bloccato. Lucano racconta candidamente: “All’inizio non pensavo all’accoglienza, non vi era un vero e proprio progetto sui migranti. Mi domandavo come operare un cambio di sistema politico, un riscatto per la mia terra dall’oppressione mafiosa. Poi sono venuti loro, i curdi, e un prete, il vescovo Bregantini, che mi ha chiesto di mettermi in gioco”. Ed è nato Riace, “laboratorio per un altro mondo possibile”, “l’ho fatto per un ideale politico, non per carità cristiana”. Un esempio, un “modello”, come emerge bene dalla discussione che coinvolge testimoni, amici e giornalisti, Tiziana Barillà, Lucio Musolino ed Enrico Fierro, e tanti altri da sempre al fianco del sindaco, ora sotto processo per presunti illeciti nella gestione amministrativa.
Il fuoco politico e comunicativo contro Riace e il suo sindaco lo conosciamo bene, meno la cronaca di un processo che non sta facendo emergere, a quanto pare, significativi elementi di reato, e la cui sentenza è attesa per il 27 settembre di quest’anno.
E non si parla, quindi ora, tra Covid e crisi economica, neanche di quei tanti altri progetti di accoglienza che vanno bene, delle esperienze vincenti, di quei sindaci che, guarda il caso, sono tutti rieletti al secondo mandato: dalle estreme province del Nord razzista e freddo, così come in quelle del Sud generoso e accogliente. Lasciamo gli stereotipi, lasciamo il muro. Che se ne parli poco. Non lo diciamo che un altro mondo è possibile, che è già in atto, lo costruiscono uomini e donne nei loro piccoli paesi, nei piccoli ruoli, su piccoli palchi, dove si ritrovano tutti insieme e si riconoscono, non gli ultimi venti, ma molti, molti di più.
