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Mediterranea

Viaggio nel futuro della nostra Storia 

Uno dei settori manifatturieri che in Italia ha una grande tradizione è quello della pelle, pregiato materiale naturale spesso trattato come facente parte delle nostre eccellenze produttive, ma troppo spesso dimenticato nelle discussioni legate alla cura ed alla salvaguardia dei materiali naturali e delle antiche abilità artigianali.

Nel nostro Sud Italia, a Napoli, nel cuore antico della città, troviamo l’antica produzione guantaia, che in un recente passato veniva eseguita all’interno delle case private, una sorta di economia ‘diffusa’, non collegata ad una struttura aziendale con un’unica logistica produttiva.

In seguito queste piccole attività hanno cambiato forma ed aspettative, diventando aziende, fiore all’occhiello, insieme all’antica sartoria maschile, simbolo del bel fare napoletano, conosciuto in tutto il mondo.

Basti ricordare anche alle antiche attività conciarie presenti in Lombardia, così come anche in Toscana e in Campania, e per quest’ultima ricordiamo il distretto tessile di Solofra, con materia prima di qualità, tutte attività che hanno contribuito ad un Made in Italy di alto prestigio a livello Mondiale.

In Italia abbiamo avuto, negli anni ’30, la pubblicazione, interessantissima, di un volume sui guanti che ha fatto storia: La storia del guanto, ad opera del fondatore della casa di Moda Trussardi, azienda nata con una vocazione, per la lavorazione di guanti, cinture e borse. Il libro, ormai introvabile, è un prezioso volume ricco di notizie tecniche e di spunti interessantissimi, una vera bibbia per gli amanti e gli esperti del settore, ed è un manuale che parla della grande tradizione italiana, unica nel mondo.

Finanche la materia prima italiana non aveva rivali, eppure oggi le pelli vengono quasi tutte acquistate all’estero; anche se la pelle di capretto sardo era, fino a pochi decenni fa, la migliore al mondo per morbidezza e qualità.

Questa lavorazione artigianale dei guanti, che si è anche avvalsa della presenza di una forte industria regionale di concia e tintura (detta l’università delle pelli), ha fatto sì che Napoli venisse in passato definita la “Capitale mondiale del guanto “, primato che, a tutt’oggi, a ben guardare, ancora detiene. Nel centro di Napoli Aziende storiche lavorano da generazioni nel segno della tradizione e dell’innovazione. A dimostrazione di come la politica di delocalizzare il cuore operativo, manifatturiero e di vendita, dal centro delle città alle periferie di queste, in terreni spesso dismessi da un abbandono progressivo delle aree agricole, mal si inserisce in quell’humus culturale comune a tutte le città del Mediterraneo, abituate a vivere appieno la loro dimensione commerciale e creativa, all’ombra dei loro cortili, così come nelle botteghe affacciate sulle loro stradine storiche, o anche nei loro mercati.

L’artigianato artistico a Napoli, così come in tutta la Campania, ha da sempre rappresentato un settore di grande interesse, in cui abilità tecnica, materiali di grande pregio, un innato “buon gusto”, figlio di una cultura secolare, hanno portato la fama della nostra città ben oltre i nostri stessi confini nazionali, grazie a manufatti di grande pregio e fattura. Una delle sue più interessanti forme di artigianato artistico è sicuramente quella legata all’arte della guanteria, grande esempio delle nostre abilità locali.

Storia antichissima quella del guanto, il cui uso era conosciuto fin dai tempi più antichi, addirittura già in uso presso i popoli dell’antico Egitto, come si è potuto evincere dalle pitture murali.

Nelle Sacre Scritture si riporta che Sant’Anna calzasse i guanti: per questo motivo è stata eletta dai guantai patrona del loro lavoro, nella antica Roma esistevano addirittura due termini distinti per i guanti, infatti i ‘digitalia’ coprivano anche le dita della mano, mentre i ‘manicae’ coprivano interamente l’arto. Successivamente l’uso del guanto assunse anche significati di ordine sociale, nel Medioevo, ad esempio, i guanti avevano una indiscussa importanza nell’abbigliamento, ed erano usati esclusivamente dai nobili e dal clero, che avevano entrambi una loro propria tipologia di guanto, con sue precise caratteristiche.

Conosciuta a Napoli sin dal XVIII secolo, questa produzione è decollata realmente all’inizio del secolo successivo. La presenza della corte dei Borbone nella capitale del regno delle due Sicilie ha contribuito notevolmente allo sviluppo mondiale di questo articolo già noto per la sua bellezza e qualità.

L’arte guantaia conosce a Napoli un ulteriore importante incremento ai primi del ‘900, ed è un’attività che viene portata avanti a conduzione familiare, e spesso vengono coinvolti in questa tutti i membri della famiglia.

Successivamente, dopo un ulteriore incremento della produzione negli anni ’50, ’60, grazie alla ripresa dell’economia post bellica, negli anni ’70 assistiamo ad un periodo di crisi, alternato fino ai nostri giorni a periodi di ripresa.

A differenza di altre città, il centro storico di Napoli ha mantenuto un artigianato vivo, che è rimasto ben ancorato alla tradizione produttiva dei vari quartieri, secondo una vocazione di storica memoria, come ad esempio accade anche per l’oreficeria, nell’area intorno al porto, o anche come per l’arte dei “pastori” a S. Gregorio Armeno.

Ed è appunto la lavorazione dei guanti di pelle che si è diffusa in alcuni quartieri storici di Napoli, come in quello della Sanità, nel quartiere “Stella”, ed anche in quello di Capodimonte, tutti quartieri dove la loro lavorazione è ancora, in alcuni casi, eseguita di casa in casa, in laboratori ricavati negli stessi ambienti adibiti ad uso domestico.

Questa artigianale e preziosa lavorazione, che si è anche avvalsa della presenza di una forte industria regionale di concia e tintura (detta l’università delle pelli), ha fatto sì che Napoli venisse in passato, come già accennato sopra, definita la “Capitale mondiale del guanto “, primato che anche se in maniera silente, come spesso accade per il bel fare a Napoli, ancora detiene.

Nel centro di Napoli Aziende storiche come la Omega guanti, situata appunto nel centralissimo quartiere Stella, lavorano da generazioni nel segno della tradizione e dell’innovazione. In questo caso, la stessa struttura logistica dell’Azienda ben rappresenta l’originalità dell’Impresa napoletana, situata all’interno di un antico palazzo, si snoda su tre piani, in un ambiente soleggiato ed aerato, due caratteristiche necessarie per una buona lavorazione delle pelli.

Una realtà imprenditoriale dove la professionalità e la qualità delle produzioni non si traducono mai in una mera ricerca imprenditoriale asettica e fredda.

Ed è proprio questa azienda, insieme a pochissime altre, a difenderne oggi la lavorazione a Napoli. Le ultime notizie di settore parlano infatti di una delocalizzazione di alcune fasi della produzione verso i Paesi dell’Est, come ahimè già avvenuto in passato per altri settori merceologici, e più di una riflessione dovrebbe attuarsi in merito. Nella lavorazione dei guanti importantissime sono le diverse tipologie di cucitura degli stessi, queste sono, infatti, altamente caratterizzanti per la loro stessa definizione, per cui diventa importante citarne le maggiori, che vanno da quella detta a “Sellaio”, dove il filo tiene insieme le due parti della pelle scavalcandone i bordi, a quella detta a ‘Piquè’, adatta ai guanti finissimi, in cui le parti vengono trattenute e cucite una sull’ altra, finanche a quella denominata a “Strock”: tecnica che consiste in un punto a catenella, sia esso interno o esterno, ed infine bi- sogna anche non dimenticare la cucitura a mano, che è invece adoperata solo per i guanti pregiati.

Importante anche aggiungere come la Moda in queste ultime collezioni si stia interessando di nuovo ai guanti, accessorio di grande storia ed immutato fascino, e Napoli continui ad essere, così, ambasciatrice nel Mondo del bel fare e di una cultura che si nutre di estetica e Storia.

Parliamo anche della stessa struttura logistica dell’Azienda Omega, che ben rappresenta l’originalità tipica delle Imprese del nostro Sud, situata all’interno di un antico palazzo, si snoda su tre piani, in un ambiente soleggiato ed aerato, due caratteristiche necessarie per una buona lavorazione delle pelli, ma rimane sostanzialmente un vecchio appartamento adibito a grande laboratorio, una struttura ben diversa e lontana dall’immaginario legato alle aziende contemporanee, più vicina invece ad un sapere di “bottega”, vicina alle botteghe del Rinascimento. Un ambiente ricco di umanità, un ambiente dove la professionalità e la qualità delle produzioni non si traducono in una ricerca imprenditoriale asettica e fredda, interessata in primis a un facile ricavo economico, ma a un modo tutto italiano e in particolare del Sud di fare impresa, ben al di fuori dei luoghi comuni a cui siamo, ahimè, abituati.

Nel film documentario “Mani di pelle” realizzato dalla stessa Azienda, con Mauro Squillace, padre dell’attuale patron, Alberto, che ne racconta la Storia e ne illustra la stessa politica aziendale, che mira a mantenere l’unicità delle tecniche di lavorazione, guardando però ad una sempre maggiore internazionalizzazione.

Mauro Squillace, è stato un imprenditore impegnato attivamente nel sociale, che si adoperava nel trasmettere ai giovani un messaggio di positività e professionalità, giovani a cui amava spiegare i segreti e la Storia di quest’arte, fermamente convinto che ogni giovane inserito nel lavoro è potenziale manodopera strappata alla camorra ed alla microcriminalità. Le creazioni Omega sono da allora esportate in tutto il Mondo, specialmente in Francia, dove oltre alla diffusione delle produzioni a loro marchio, collaborano anche con grandi Maison della Moda internazionale, alla loro azienda sono state anche dedicate tesi di laurea alla Sorbona.

Un’azienda che esporta le proprie creazioni a Parigi, ma ricordo anche come Mauro amasse parlare di lavoro anche davanti ad un buon piatto di pesce fresco, cucinato da lui stesso alla “nostra maniera” per lo staff Dior, o altri grandi nomi della Moda internazionale.

Importante anche aggiungere come la Moda in queste ultime collezioni si stia interessando di nuovo ai guanti, accessorio di grande storia ed immutato fascino, e come così il nostro Sud continui ad essere ambasciatore nel Mondo del bel fare e di una cultura che si nutre di estetica e Storia, e anche di grande garbo comunicativo.

Mi ha detto Alberto quando gli ho chiesto pochi giorni di dirmi qualcosa di più su quello che vuole oggi intraprendere per il futuro, ‘…come ti dicevo per portare avanti in maniera contemporanea l’Azienda devo fare riferimento a tutta una serie di discorsi anche di promozione del prodotto oltre che di comunicazione, oltre che guardare attentamente a tutti gli input sia di novità tecnologica che di ricerca sul mercato di quelle che sono le nuove possibilità espressive di questo settore. Un esempio per tutti può essere stato l’avvento del touchscreen all’interno del guanto e questo, naturalmente, è solo un esempio, così come anche la scoperta e l’utilizzo di nuove possibilità di concia per le pelli’.

Quando poi la nostra conversazione si è spostata sul Marketing, ha affermato: ‘…una grande possibilità viene oggigiorno dall’utilizzo della comunicazione sui social, tantissimi clienti ci hanno scoperto proprio grazie all’immagine e all’uso di questa sulle varie piattaforme social. inoltre c’è stato un cambiamento anche di quello che è la tipologia di inserimento sul mercato, mentre prima mio nonno e anche mio padre hanno lavorato per grandi magazzini, oggi giorno si guarda di più a quelle nicchie di mercato che magari in termini numerici vanno ad accogliere meno, ma che sono sicuramente più gratificanti anche come visibilità oltre che economicamente, come appunto quella del mercato del lusso ’.

Per quanto concerne la comunicazione ha sottolineato come un buon fotografo sia fondamentale, fare buone immagini e diffonderle a livello comunicativo per promuovere il proprio marchio, anche se poi ha voluto sottolineare che per lui è fondamentale e piacevole che il cliente ‘venga qui da noi a vedere le fasi di produzione e scegliere toccare con mano’.

‘ Collaboriamo con Dior, Westwood e altri ma devo sottolineare una tendenza in crescita, quella di come ultimamente il grande brand evidenzi sempre più anche il nome dell’artigiano, promuovendolo ad esempio attraverso le fotografie del work in progress, facendo così che sia proprio quello il momento in cui l’artigiano promuove sé stesso, insieme a tutta la sua storia e la sua produzione’.

Insomma dalle sue parole mi viene di sottolineare come possa realmente nascere una vera e propria rivoluzione che parta dalle produzioni locali che diventano il nuovo glamour mondiale.

Alla mia domanda sulle ultime tendenze di mercato e anche sulle diverse dimensioni e foggia dei vari modelli di guanti ha sottolineato che le tendenze ritornano sempre molto spesso e che loro stanno riprendendo dei modelli che magari faceva suo nonno e che poi ovviamente c’è l’alternarsi dei colori anche se ovviamente i colori neutri si venderanno sempre, ovviamente c’è chi si acquista i colori classici ma vuole invece dei colori di tendenza. Insomma la diversificazione che vuol dire anche guardare all’Alta Moda e quindi collaborare con questa.

L’Omega della famiglia Squillace è sicuramente una realtà napoletana però il loro cognome ci fa intuire delle origini diverse…e qui Aberto sorride dicendomi che sì la sua famiglia ha radici napoletane ma anche Calabresi, un’origine da ricercarsi proprio nel Golfo di Squillace che si estende da Catanzaro fino a Reggio Calabria.

Noi gente della Magna Grecia…

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