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山寨 Scacchi e tarocchi, Byung-Chul Han

Essere in situazione senza essere. Il rapporto tra la finitudine dell’ente con l’altro ente e con la determinazione costitutiva del mondo è la situazione descritta da Byung-Chul Han in questo interessante Shanzhai. Pensiero cinese e de-creazione (nottetempo, Milano, 2025) molto ben tradotto in italiano da Simone Aglan-Buttazzi. Senza essere, si diceva… In fondo, la de-creazione è privazione di persistenza, esistenza, resistenza e anche di presenza. Ecco la radice di quel «senso del vuoto tipico del buddhismo cinese» che il fake – lo shanzhai, appunto – copre e risolve alla sua maniera, insieme, giocosa e sovversiva. Se gli scacchi costituiscono il simbolo dell’ordine, della regola e della misura (e quindi del mondo calcolato dalla «ragione strumentale» – della quale parlava Max Horkheimer -, tipica del neoliberismo), i tarocchi, almeno in Italia originariamente facevano riferimento a capi di lusso e borse griffate («taroccate», alcune volte, a dire il vero, al limite della legalità). In realtà, non di veri e propri «tarocchi» parla Han, piuttosto di quella «capacità ibridante» per la quale «il comunismo cinese si appropria del turbocapitalismo». Copie, non falsi! Repliche, non contraffazioni! Lo shanzhai ha in sé «una dimensione sovversiva» contro il «monopolio della rappresentazione e il pensiero unico». La de-creazione svuota l’essere. Al suo posto ci sono un processo e una via. Questo avviene dal punto di vista cognitivo; diremmo meglio: teoretico. Per quanto riguarda la ragion pratica si sviluppa, invece, un’estetica nella quale «L’opera in sé è sottoposta a un cambiamento continuo, a una riscrittura senza sosta». Siamo di fronte a un ciclo. «Nel ciclo senza fine della vita non vi è nulla di unico, originario, singolare o definitivo. Esistono solo ripetizioni e riproduzioni». Han, allora, afferma: «Non la creazione bensì l’iterazione, non la rivoluzione bensì la ricorrenza, non i modelli arcaici bensì i moduli caratterizzano la tecnica di produzione cinese». Ripetizioni, riproduzioni, iterazioni, «iscrizioni e riscritture»: il magma estetico cinese è sottoposto alle leggi del movimento, del cambiamento e della «soffice aderenza alle cose». Byung-Chul Han sa che gli scacchi occidentali hanno tre regole: «l’originale, l’origine (…) [e] l’identità». L’unico e la sua proprietà non sono immediatamente riproducibili all’interno della produzione di massa. Inoltre, unico è  lo scacco matto, non un «processo stratificato e multiforme». Infine, l’estetica cinese «Non permette l’esistenza di alcuna opera d’arte compiuta, a riposo, in possesso di una forma definita ed estranea a qualsiasi cambiamento». I tarocchi rappresentano personaggi e allegorie. E, nello stesso tempo, giocano col falso cercando di ingannare ogni avversario. Ma Han sa anche che lo shanzhai non bluffa. «I suoi prodotti si differenziano dall’originale fino a diventare a loro volta originali – mutando». Siamo di fronte a una concezione metamorfica dell’uomo e del mondo. Nella situazione che Byung-Chul Han prende in esame ci si accorge che «In Occidente, quando si restaura un monumento  si evidenziano di proposito le tracce antiche. Le parti originali vengono trattate come reliquie. L’Estremo Oriente non conosce questo culto dell’originale, ha anzi sviluppato una diversissima tecnica di conservazione che si traduce in una costante riedificazione, una tecnica che cancella la differenza tra originale e replica». E, dunque, ora: lo shanzhai può presentarsi come un originale replica o come una replica originale ma può fare anche di più. Il fake diventa il simulacro di un pensiero (teorico e pratico) che guarda al movimento in un ottica di apertura, di somiglianza, di inclusione e di comunicazione. Non avere paura della contraddizione; questo è un pensiero che avrebbe fatto impallidire Emanuele Severino! «Capacità di adattarsi alle circostanze che cambiano, traendone vantaggio». L’originale (ma anche l’origine e la fine stessa) sono solo una «traccia». La Cina «rin-traccia» questa «traccia» e non produce tarocchi ma autentiche opere d’arte adatte ai tempi.

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