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Regionali: il centrosinistra metta da parte il tafazzismo

 Pubblicato su Il Quotidiano il 7 agosto 2025

In vista delle prossime Regionali in Calabria, il centrosinistra non può rimanere inerte e soprattutto lasciarsi sopraffare dal crudele morbo del tafazzismo. Se vuole vincere ha la soluzione a portata di mano.

“Il futuro ha molti nomi: per i deboli è l’irraggiungibile, per i timorosi l’ignoto, per i coraggiosi l’opportunità.” Victor Hugo avrebbe molto da dire sulla politica calabrese di oggi, dove più che il coraggio, spesso prevale l’arte dell’attesa. Eppure il tempo, quello vero, stringe.

Il centrosinistra, se davvero intende giocarsela alle prossime regionali, non può permettersi il lusso di tergiversare. Basta con i tatticismi da congresso permanente, le trattative infinite degne di un romanzo balzachiano e le discussioni autolesioniste che sembrano pensate più per affossare che per costruire. Serve una scelta netta, e serve ora.

Una scelta che – se si vuole essere seri – ha un solo nome: Giuseppe Falcomatà.

È il candidato più conosciuto e riconoscibile, non solo dentro i confini della sua Reggio Calabria, ma anche ben oltre. L’unico oggi con una squadra ed una struttura già pronta ad affrontare l’impegno di una campagna elettorale lampo come sarà quella per le Regionali, che voci ben informate danno ormai per certe per il weekend del 12-13 ottobre.

Dodici anni alla guida della città metropolitana più grande della regione – l’unica, peraltro – componente dell’Ufficio di Presidenza nazionale di Anci, riconosciuto e benvoluto da sindaci e amministratori di tutta la Calabria, oltre che dai militanti del centrosinistra, con un bagaglio amministrativo che pochi in Italia possono vantare. Non era mai accaduto che una grande città calabrese fosse guidata così a lungo da un esponente politico di centrosinistra, vincitore a suo tempo delle primarie per la scelta del candidato sindaco e poi già due volte vittorioso contro una destra reggina aggressiva, muscolare e subdola.

Uscito completamente assolto da una vicenda giudiziaria che avrebbe piegato molti, sempre rispettoso delle istituzioni e mai con una parola fuori posto nei confronti della magistratura, Falcomatà non solo ha tenuto la barra dritta, ma ha già cominciato a costruire il “dopo”, il naturale proseguimento di un’esperienza e di un percorso politico che, in riva allo Stretto, in Calabria ed in Italia, ha ancora molto da dire.

E soprattutto – dettaglio non trascurabile – avrebbe una squadra già pronta, rodata e capace, mentre gli altri ancora cercano le chiavi del cassetto dove hanno messo le ipotesi di programma.

Sappiamo per certo che da quando il suo nome è entrato nel ventaglio delle ipotesi concrete al tavolo delle trattative, decine di sindaci e amministratori locali lo stanno contattando per esprimergli sostegno. Non solo per un senso di affinità istituzionale, perchè è evidente che chi guida i Comuni calabresi avrebbe tutto l’interesse a sostenere chi viene da una lunga esperienza amministrativa e ha dimostrato di saper tenere il timone anche tra le mille difficoltà della prima linea di trincea, conoscendo in prima persona problemi ed aspettative dei territori, ma perché sanno che serve una figura che sappia cosa vuol dire amministrare, rappresentare il baricentro di un centrosinistra ampio e plurale, tenendo insieme una coalizione politica e realizzando al contempo programmazione e gestione delle emergenze.

Insomma, per dirla con Machiavelli, “non è il bene che muove gli uomini, ma l’utile percepito”. E oggi, l’unico “utile” politicamente spendibile per il centrosinistra calabrese si chiama Falcomatà. Tutto il resto è teatro d’attesa, e l’attesa – si sa – non ha mai vinto nessuna elezione.

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