GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

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Le dimissioni del presidente Roberto Occhiuto hanno aperto una fase di incertezza che in Calabria somiglia più a un romanzo di Kafka che a una normale transizione istituzionale. Sul tavolo restano numerosi dossier cruciali per il futuro della regione, abbandonati come valigie in una stazione ferroviaria d’agosto. Il rischio? Un lungo periodo di paralisi amministrativa – stimato in almeno cinque mesi – proprio quando servirebbero decisioni rapide, visione strategica e, possibilmente, meno proclami da campagna elettorale.
Come scriveva Alessandro Manzoni, “il coraggio uno non se lo può dare”, ma la politica – specie quella che si candida a governare – ha il dovere di darsi almeno un candidato. L’appello al centrosinistra è chiaro: basta tentennamenti e velleità personali, è il momento di indicare subito un nome, costruire un programma solido e cominciare a parlare con i calabresi, non di loro. Ogni giorno che passa è un’occasione persa, e – per dirla con Flaiano – “in Italia la situazione è grave ma non è seria”: il rischio è che lo diventi anche in Calabria.
Dossier aperti e tempo che scorre. L’elenco delle questioni urgenti sembra un inventario di cose da fare “prima che sia troppo tardi”: gestione dei fondi PNRR, revisione della politica di coesione europea, infrastrutture, sanità, destino dell’ex Ilva, rilancio del porto di Gioia Tauro, lotta alla precarietà. Poi ci sono le spine locali: definanziamento dell’Alta Velocità, bandi sul turismo, trasferimento delle funzioni alla Città Metropolitana di Reggio Calabria, programmazione comunitaria 2021-2027, concorsi per il personale sanitario, tagli alle strutture ospedaliere.
Lasciare tutti questi fascicoli aperti senza una guida politica chiara equivale a lasciare una pentola sul fuoco e uscire di casa: quando si torna, il disastro è servito. Da questo punto di vista, le dimissioni di Occhiuto appaiono come un gesto di irresponsabilità politica: mollare la guida della Regione per scalare altre cariche è una scelta che i calabresi difficilmente dimenticheranno. Il centrosinistra ha qui una carta da giocare, ma deve essere pronto: se continuerà a cincischiare, perderà l’occasione di evidenziare la contraddizione e il vuoto lasciato dalla destra.
Centrosinistra, evitare gli errori del passato
La storia recente insegna: quando si decide troppo tardi, “i buoi scappano dalla stalla” e rincorrerli è inutile. Oggi il centrodestra è diviso, il terreno è favorevole, ma serve una candidatura solida, condivisa e annunciata subito. Un candidato scelto per tempo ha più capacità di attrarre consensi, costruire una coalizione coesa e presentarsi come l’alternativa credibile.
Un nome già pronto
Nei fatti, il centrosinistra un candidato ce l’ha: Giuseppe Falcomatà, sindaco metropolitano di Reggio Calabria, amministratore esperto e figura capace di interpretare la domanda di cambiamento. Ha già dimostrato di saper governare, ha una squadra pronta e conosce le sfide calabresi non per sentito dire. In più, è il nome più conosciuto anche fuori dai confini cittadini, con un consenso trasversale che si è già fatto sentire: da quando il suo nome è entrato nelle trattative, decine di sindaci e amministratori lo hanno contattato per esprimergli sostegno.
Morale della favola: il centrosinistra non può più perdere tempo. Ogni ora che passa indebolisce la proposta e rafforza l’idea di improvvisazione. La Calabria merita risposte immediate, non una campagna elettorale improvvisata “all’italiana”, dove si corre solo all’ultimo giro e si finisce per inciampare sul traguardo.
