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Mediterranea

Venghino, signori, venghino! Ecco a voi il Ponte!

Quando Salvini parla del Ponte a me viene in mente il canto popolare siciliano, conosciuto in tutto il Sud, “Quantu è laria la me’ zita”, dove il fidanzato opportunista, dopo aver descritto la fidanzata “tutta fràricia e ‘mpurrita. Ahi, laria è, cchiù laria d’idda nun ci nn’è!(tutta acida e invecchiata. Ahi, brutta è, più brutta di lei non ce n’è! Ovviamente ci sono tante versioni e ognuno la canta come vuole), prosegue elencando gli stomachevoli difetti della donna per concludere con: “ma di sordi n’havi assai ca cummogghiunu li guai. Ahi! Bedda è! Chiù bedda d’idda nun ci nn’è! (ma in compenso ha i soldi, che nascondono i guai. Ahi! Bella è! Più bella di lei non ce n’è!). Ecco, la fidanzata è il Sud che a Salvini ha sempre fatto schifo, ma che oggi gli piace forse per quel famoso miliardo e mezzo di penale che lo Stato dovrebbe pagare all’impresa di costruzione se il Ponte non verrà realizzato (che pagheranno tutti gli italiani) a cui bisogna aggiungere mazzette, tangenti e consulenze milionarie, e aggiungiamo pure il miliardo e 200 milioni che Schifani, presidente della Regione Sicilia, offre per il Ponte togliendoli dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, che dovrebbe servire allo sviluppo territoriale siciliano. 

Ai calabresi e siciliani che sono favorevoli perché “così si arriva subito da una sponda all’altra e perché il Ponte diventa un elemento propulsore, un volano per tutte le altre infrastrutture” ricordiamo di guardare il progetto dalla parte siciliana, così si accorgeranno che, a opera ultimata, i raccordi del Ponte saranno lontani dai centri urbani quindi se oggi a Messina ci andiamo in mezz’ora, con il Ponte c’impiegheremo un’ora e mezza: 15 minuti per attraversarlo e poi tanti bei giretti con l’automobile o col treno, sempre che il treno ci possa passare senza rischi di stabilità e di deragliamento, dubbi che ingegneri qualificati si pongono. 

Siccome in questi giorni d’agosto si stanno verificando lievi scosse, mi è venuto in mente che già la Calabria e la Sicilia si stanno allontanando di circa 4-10 millimetri all’anno a causa di attività tettoniche, se poi si aggiunge qualche terremoto… Ora, quando si parla di terremoti la gente pensa a queste brevi scosse a cui siamo abituati: “tu l’hai sentito? si muoveva il letto, da me oscillava il lampadario, da me è caduta la bomboniera di zia Immacolata, meglio, che me la volevo togliere di torno, anzi ora ne approfitto e rompo pure lo gnomo con la scarpetta di cristallo in mano a mo’ di posacenere, che mi ha regalato zia Lucia”.E allora forse è il caso di ricordare non solo l’infausto terremoto del 1908, che molti conoscono per sentito dire, ma anche quello del 1783, quando in Calabria si spaccarono montagne, quando torrenti e fiumi cambiarono il loro corso, quando si abbassò l’istmo di Marcellinara, che poi sarebbe l’istmo di Catanzaro, e quando franarono intere colline trascinando a valle in alcuni casi interi centri abitati, e quando Reggio e Messina furono come sempre rase al suolo: due volte in 125 anni. Questo per ricordare che Calabria e Sicilia sono zone molto, ma molto, sismiche e, sorpresa! dalla parte calabrese le fondazioni del Ponte poggiano proprio sulla faglia di Cannitello. 

Però, siccome non voglio impersonare Cassandra, anche perché la tipa aveva sempre ragione e questo un po’ mi preoccupa, continuo a gustarmi la magnificenza dello Stretto, e con la mente rivolta al futuro vedo anche centinaia di camion che vanno avanti e indietro sulla costa calabrese e su quella siciliana, vedo decine di ruspe che scavano distruggendo interi quartieri e alberi, e vedo trivelle in azione per il cantiere del Ponte, che necessita di oltre 5 milioni di litri di acqua al giorno e cioè 67 litri al secondo: acqua! che qui al Sud te la razionano un giorno sì e l’altro pure, e quando finalmente arriva mi fiondo sotto la doccia che sembro Speedy Gonzales, sennò rischio di rimanere insaponata fino al giorno dopo. E immagino anche decine di elicotteri che volano da una sponda all’altra e centinaia di droni, e rumori assordanti, con nubi di polvere e gas che stazionano nell’aria: inquinamento a gogò, che stenderà finalmente ’ste centinaia di uccellini che rompono l’anima di prima mattina con cinguettanti cori, e stenderà pure buona parte della popolazione – in Italia l’inquinamento uccide ogni anno più di 30 mila persone, figurarsi che cosa succederà qui e però, tra gente che passa a miglior vita e gente ricoverata in ospedali per problemi respiratori, si potrà trovare posteggio più facilmente-. Nel frattempo dovranno pure spostare le aree di imbarco e sbarco dei traghetti e per una decina d’anni, se tutto va bene, vivremo in mezzo al caos. Dico se tutto va bene nel senso se finiranno il Ponte perché la variante ferroviaria di Cannitello – fatta per liberare la zona per la torre est del Ponte e potenziare la rete ferroviaria – è già un’incompiuta con danno ambientale. Oltre alle incompiute ci sono i crolli. Noi purtroppo sappiamo che l’Italia è tristemente famosa per la non manutenzione dei ponti, con crolli e morti. Ma in Sicilia c’è un primato: il ponte Scorciavacche sulla Palermo-Agrigento è crollato sei giorni dopo l’inaugurazione. L’ex presidente dell’Anas era Pietro Ciucci e cioè l’attuale Amministratore delegato della Società Stretto di Messina S.p.A., l’azienda che deve costruire il Ponte.

Ma uffa, basta! Parliamo di cose belle. Una cosa positiva del Ponte è che distruggerà l’ecosistema dello Stretto, unico al mondo, e finalmente! Vai a nuotare nell’azzurro del mare tutta tranquilla e al largo vedi passare tonni, pescespada, delfini che fanno le capriole, ricciole, polpi, pesce azzurro di tutti i tipi, pesci volanti che ti sfrecciano accanto e l’altra volta c’era pure una balenottera -c’era anche un Capitone, ah no! quello era Salvini che stava andando a Messina-. Ma andate a nuotare in un altro mare, no? Anzi, se il Ponte vi distrugge l’ecosistema sparirete proprio, e spariranno anche quelle fastidiose feluche che, mentre ti fai una passeggiata rilassante sul lungomare, vanno avanti e indietro a caccia: “E dai e dai, lu vitti lu vitti lu vitti, pigghia la fiocina! E poi vai a cena con gli amici e nel piatto ti trovi pesce fresco alla eoliana, al sugo, alla calabrese, alla messinese, arrostito, fritto, risotti di mare, cozze ripiene: a me “nun me piace ’o pesce (In realtà è Nun me piace ‘o presepio in Natale in casa Cupiello. Ma  Eduardo De Filippo ci perdonerà). Va bene? Menomale che con la scomparsa dell’ecosistema scompariranno pure ’sti ristoranti di pesce fresco e pescherie a ogni angolo. Chi vuole il pesce va e se lo compra bello surgelato in busta al supermercato e anche i ristoranti di pesce diventerebbero più distinti, con l’insegna in inglese che viene pure più poetica: Ristorante di Frozen.

Altre due cose positive sono che l’inquinamento acustico e atmosferico devierà i flussi migratori degli uccelli così la finiremo con i danni alla letteratura con versi tipo “avremmo fatto come il falco pecchiaiuolo/ che sullo Stretto volteggia in larghi giri/ prima di proseguire col vento il suo cammino, la finiremo pure con tutte ’ste specie protette come l’albanella, l’airone, il falco pescatore, il falco della regina, e ce ne sono pure decine di altri, tutti uccelli che sono una schifezza perché fanno i loro bisogni volando e m’insudiciano il terrazzo, per non parlare delle cicogne bianche e nere perché quelle nere causano ansia ai bambini che aspettano l’arrivo di un fratellino e stanno lì a guardare il cielo temendo che qualche cicogna nera distratta, invece di lasciare un neonato in Africa gliene deposita uno color cioccolato a casa sua. Ma la cosa più positiva di questo Ponte è che insieme alla morte dell’ecosistema morirà anche la foresta del rarissimo corallo nero e finalmente io potrò farmi una bella collana di corallo nero a tre giri, anzi la collana me la faccio a cinque giri.

Avrei altre cose da dire, però mi sono stufata e me ne vado a fare il bagno sulla spiaggia dove c’è la statua di San Francesco, patrono della Calabria e amatissimo a Catona, protettore della gente di mare. La statua ricorda il miracolo del 1464, quando Francesco attraversò lo Stretto usando il suo mantello come imbarcazione. Mi sa però che dopo il Ponte verrà retrocesso nella gerarchia dei santi, dato che non avrà più né marinai né pescatori da proteggere. Lui per primo direbbe No al Ponte.

     Buona vita a tutti e sempre no alla guerra e al genocidio.

(Foto di copertina: Sotto il ponte di Frank Kunert)

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