GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

«Ehi, amore, tu sei il mio tuffo da uno scoglio in mare aperto. Il brivido» scrive Gabriele, quarantenne professore dell’Istituto Tecnico Industriale «Lumière» di Roma, nelle note del suo smartphone. E se non fosse per la presenza di termini quali, appunto, smartphone, ma anche serie tv, iPhone, blog, talent, playlist, social network, accaunt, profilo, like e la home su Instagram (con le relative storie) questo romanzo di Roberto Emanuelli (Tutta questa felicità; Feltrinelli, 2025) potrebbe essere visto come il più classico dei classici. La storia, infatti, potrebbe essere ambientata ovunque ed in qualunque tempo. Corrono parallele, fino a un certo punto – poi, si incontrano – le vicende del suddetto Gabriele e di Noemi, una ragazza del quartiere Trieste di Roma, con la passione per la lettura e la scrittura. Del resto la letteratura interviene in questa storia: a parte il libro del cuore che hanno in comune entrambi i protagonisti (Le notti bianche di Fëdor Dostoevskij), il mestiere di Gabiele è quello dell’insegnate di italiano e storia e Noemi sta, anche, scrivendo un romanzo… La particolarità, invece, di questo libro di Emanuelli è che Gabriele, uscito male da un rapporto sentimentale che gli ha anche donato una figlia, non riesce ad amare Marta, l’insegnate di danza della figlia, e sembra fare di tutto per perderla. Noemi, invece, buggerata dal ricco Edoardo che credeva di amare, non si accorge che l’amico sfigato Christian è proprio l’uomo della sua vita. Insomma, l’autore sembra dirci che non ci accorgiamo mai di quello che abbiamo davanti. Un po’ come nella Lettera rubata di Edgar Allan Poe. Soltanto che Emanuelli ci mette ancora più cose. «Ho un dannato bisogno di vibrare», scrive in un altra nota Gabriele. Ponetevi una domanda, illustra ancora il professore delle scuole superiori ai suoi alunni: «Fatevela tutti i giorni, anche più volte al giorno, chiedetevi: sono felice? E tutte le volte che la risposta è no, fate qualcosa per migliorare la situazione, urlate, scappate, correte al mare, di notte, all’alba, buttate l’ombrello e sfidate la pioggia, fate qualunque cosa vi regali un brivido». E Noemi: «”Ho di nuovo i brividi” dico mostrandoglieli sul braccio». Insomma, Roberto Emanuelli avrebbe scritto un classico romanzo d’amore (di due amori diversi intersecatesi per le strade di Roma) se non si fosse reso conto che il sonnambulismo nel quale tutti noi viviamo ha bisogno di uno scuotimento, di uno scossone e di «brividi». Le storie d’amore, rispettive, di Gabriele e Noemi, non rappresentano nulla di non già letto o sentito. Ma in più questo romanzo ha il pregio di catapultarci dentro il nostro presente. Un presente nel quale, forse, ognuno di noi ha bisogno di «piccoli brividi», piccoli perché, nel romanzo, essi sono d’amore… In un contesto nel quale una zingara e uno psicoanalista (probabilmente due facce della stessa medaglia) dicono la verità: siamo tutti interconnessi, il destino ci invia dei segnali, sta a noi cogliere nelle circostanze che ci capitano questa voce o eco del destino, sta a noi scegliere; sta a noi fare proprio il comando «Resta in ascolto!», in un simile contesto ti accorgi che tutto è un po’ poco, forse. Ma, del resto, qui si tratta di «piccoli brividi»! Però … «Se tu senti un brivido sulla schiena, non voltarti amore, è solo questo mio pensiero che viene a trovarti»… Scosse, segnali, brividi, interconnessione cosmica, determinate circostanze e «Quei segni che arrivano all’improvviso e sembrano coincidenze, ma che coincidenze poi forse non sono …». «E poi penso al fatto che tutto questo romanticismo prima o poi mi ucciderà». Eppure… Se la felicità è quella condizione nella quale, per qualche misterioso motivo, si è pienamente soddisfatti della propria situazione nel mondo, allora una contrazione muscolare, sia pur lieve e rapida, può davvero aiutare. A patto che il «Brivido» non sia quello di Stephen King… Insomma, c’è bisogno di un brivido più corto e modesto. Un «piccolo brivido», appunto!
