Costruisci il tuo futuro nel cuore dello Stretto: perché scegliere Giurisprudenza alla Mediterranea
Scegliere il proprio percorso universitario significa fare una scommessa sul futuro. In un mondo del...

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Le proposizioni 2.0124 e 2.02 del Tractatus Logico-Philosophicus di Ludwig Wittegnestein, rispettivamente, recitano: «Se sono dati tutti gli oggetti, con ciò sono dati tutti gli stati di cose possibili» e «L’oggetto è semplice». Per Carlo Galli (Tecnica, Il Mulino, 2025), l’oggetto è semplicissimo; esso è l’«oggetto tecnico». E cioè «L’esito di un processo sia tecnico sia sociale»; «Una sinergia di esigenza sociale, struttura e operatività». La tecnica produce oggetti («semplici») tecnici, per cui «Tutti gli stati di cose possibili», oggi, sono l’Intero, il Sistema, il Tutto (dell’universo tecnologico). In questo senso, Galli può dire: «La tecnica (…) si comprende nella storia e nella geografia, ma primariamente nella sua generazione nel cuore dell’utilità, nel suo essere un grumo di strumentalità, di sapere e di potere socialmente generato e intrinsecamente asimmetrico, tanto quanto è asimmetrica la società che genera». La tecnica, dunque, è socio-tecnica e ha per fine un «agire orientato all’utilità – ovvero al profitto e alla potenza», in sostanza, c’è nella tecnica «Una riduzione del mondo non ad abitazione dell’uomo ma a Regno dei mezzi che è apparentemente fine a sé stesso, mentre in realtà è finalizzato a utilità e a poteri determinati», cioè, «La tecnica è più che strumentalità: è strumentalità orientata all’economico e al politico». Originariamente, la tecnica nasce perché è utile e, dunque, appartiene ab inizio al regno, appunto, dell’utile. Il suo stesso fine è quello di essere utile (all’uomo) e, dunque, il suo telos è, ancora, l’utile. Nel mezzo (e nel mezzo degli «oggetti tecnici» da essa prodotti), accadono diverse cose: darwinianamente l’uomo si adatta alla tecnica, la tecnica agisce come un vincolo rispetto alle possibilità umane (e, dunque, come un limite) e da serva asserve e serve alla politica, alla società, all’antropologia, all’arte, alla vita stessa. «E’ grazie alla categoria di utilità (economica e politica) e alla parzialità che le è implicita che si può dare (…), una direzione ai movimenti della società e se ne può praticare una critica». Questa proposta critica o, meglio, questa critica proposta da Carlo Galli si inserisce nell’alveo del «realismo»; si tratta di un’ipotesi di fuoriuscita dall’ambiguità (misteriosità) e dalle teorie degli Apocalittici e degli Integrati attuali (rispetto alla tecnica) di un nuovo pensiero umano «Capace, grazie a un’esperienza concreta, di stare dentro e oltre (…) ciò che lo ha generato». Certo, molte cose si possono dire sull’odierna società digitalizzata che «Si fonda sulla trasformazione dei soggetti e delle loro prassi in dati computabili», e Carlo Galli è destinato a non deludere, certo, le nostre aspettative. La riduzione dell’essere umano da soggetto a funzione (probabilistica), per esempio, è fatta coordinare con le dinamiche più proprie del traballante neoliberismo che abbiamo davanti. Le tre utilità delle quali si diceva, non sono affatto uguali. L’essenza della tecnica è, infatti, «composita»: «Ha un cuore strumentale, ma un inizio e una fine non soltanto strumentali». Si è detto che «L’oggetto è semplice»; infatti, è tecno-sociale. L’insieme degli oggetti tecno-sociali è ancora, ovviamente, un oggetto tecno-sociale. «La società dell’intelligenza artificiale (…), è una società capitalistica». Ecco perché, anche oggi, nel dominio di ChatGPT-4, la si può affrontare con strumenti critici. La tecnica «Non è solo strumentalità: è la realizzazione, attraverso questa, dell’utilità – ovvero delle logiche dell’economia e della politica».
