GIORNATA MONDIALE DEL LIBRO E DEL DIRITTO D’AUTORE
Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...

Il 23 APRILE – Una Giornata per la Lettura, la Conoscenza e il Rispetto della...
Amuri, amuri è una canzone d’amore con tante versioni.
Mario Mandalari, in Canti del popolo reggino (Napoli 1881), pubblica dieci canti provenienti da San Roberto, comune aspromontano che allora faceva parte del mandamento di Villa San Giovanni. Sulla loro origine scrive in nota: «Le seguenti canzoni… mi sono state favorite dal Ch. Prof. Vincenzo de Amicis, che le ebbe in Reggio, quando insegnava in quel R. Liceo Campanella.» (p. 245)
Tra esse la più interessante è la seguente:
Amuri meu chi mi facisti fari,
facisti fari ‘na ‘rossa paccìa,
u Patrinostru facisti scurdari
e a quinta parti di l’Avi-Maria.
U Credu no lu sacciu ncuminzari,
vaju a cresia e mi sperdu la via,
su turcu e mmi vogghiu battiari,
turcu addivintai pi amari a ttia.
Alessandro D’Ancona, richiesto di scrivere una prefazione al libro,
annotò subito che quel canto era forse originario della Sicilia; il testo che forniva (p. 184) era il seguente:
Amuri, amuri, chi m’hai fattu fari!
Li senzii mi l’hai misu ‘n fantasia,
Lu patrinnostru m’ ha’ fattu scurdari
E la mitati di l’avimmaria;
Lu creddu nun lu sacciu ‘ncuminciari,
Vaju a la missa, e mi scordu la via;
Di novu mi voggh’jri a vattiari,
Ca turcu addivintai pri amari a tia.
A testimonianza della sua tesi, secondo la quale il canto popolare dalla Sicilia era emigrato nel resto d’Italia, D’Ancona ne riportava (p. 183) le versioni fiorentina, veneziana e corsa.
La versione di Otello
Con sullo sfondo il testo tramandato da D’Ancona e Mandalari, Otello Profazio ha armonizzando meglio i primi quattro versi (Amuri amuri, e chi m’hai fattu fari? //E m’hai fattu fari ‘na grandi pazzia, // Lu Patri-nostru m’hai fattu scurdari // e la megghiu parti di l’Avi-Maria) e l’ha fatto seguire da tre strofe completamente nuove che hanno fatto aggio sulle versioni tramandate prima; ormai i cantanti folk di qua e di là del Faro eseguono solo la versione profaziana, e l’autore ha usato il pezzo per «riproporre il modo in cui gli uomini del Sud vivevano i sentimenti» (A viva voce, Roma, Squi[libri] 2007, p. 86):
E a unni t’haju vista e t’haju amata tantu
Pari ca mi facisti la magia!
Criscisti comu l’erba di lu campu,
criscisti, bedda, pe amari a mia.
Prim’era a la me’ casa comu un Santu,
Penseri nta la testa non avìa.
Ora, picciotta, mi portasti a tantu;
‘nt’a n’ura moru si non viju a tìa.
E vegnu attornu a tia comu a la nebbia,
comu lu cacciaturi cu la quagghia.
Guarda stu cori comu s’assuttigghia,
comu ferru-filatu a la tinagghia.
(ib. 231-232).
L’ultima strofa è basata su due metafore, una per ogni distico: 1) la prima ripropone una proporzione scontata, uomo:donna = cacciatore:quaglia, che sta molto a cuore al cantastorie:
«E’ il modo di concepire l’amore nel Sud. … un uomo seguiva una donna come il cacciatore con la quaglia, per poterla avere. … Io sostengo, esagerando un po’, che l’uomo del sud non fa dichiarazioni d’amore perché, nel caso malaugurato che ricevesse un rifiuto, come minimo si suiciderebbe» (A viva voce, cit. p. 86); 2) la seconda metafora ha bisogno di una nozione di … carpenteria. Nel fare l’armatura di un muro, o di un pilastro, il carpentiere serrava l’armatura mediante il filo di ferro (ferrufilatu in calabrese) i cui due capi ne stringono le parti contrapposte e vengono attorcigliati con la tenaglia; poi, quando sono ben stretti, si continua a far girare la tenaglia che pian piano assottiglia l’intreccio fino a spezzarlo.
Ecco dunque dispiegata la similitudine: come il filo di ferro viene assottigliato dalla tenaglia così il cuore dell’amante si assottiglia fino a spezzarsi ove il suo amore non venga corrisposto.
La canzone di Profazio fu incisa per la prima volta in un 45 giri del 1968, contestualmente al montaggio del film L’amante di Gramigna di Carlo Lizzani (attori protagonisti Gian Maria Volonté e Stefania Sandrelli) della cui colonna sonora è parte fondamentale; da allora è diventata cavallo di battaglia di tante esibizioni dell’autore.
